PROGETTO PER LA SPERIMENTAZIONE DEI PROCESSI DI AUTONOMIA

Deliberato dal Collegio dei docenti del 2 Giugno 1998

dal Consiglio d'Istituto del 16 Settembre 1998

Introduzione

Il progetto per la sperimentazione dei processi di autonomia che gli Organi Collegiali di questa scuola media hanno deliberato si propone di introdurre elementi di flessibilità nel curricolo attraverso l'utilizzazione dei residui orari permessi dalla riduzione dell'ora di lezione a '50. La flessibilità riguarderà l'attuazione di interventi di tipo integrativo (sostegno, recupero, arricchimento, attività complementari) che verranno programmati dai Consigli di classe sulla base delle necessità rilevate negli alunni e delle competenze disponibili e l'articolazione dei gruppi, che saranno costituiti da alunni provenienti da classi parallele o in verticale.

Ma la S.M.S. "Donatello", oltre a prevedere, molto sinteticamente, degli spazi di tipo integrativo all'interno dell'orario curricolare (che sarà rigorosamente rispondente a quanto previsto per ogni tipologia sperimentale o di TP), intende allargare l'offerta formativa con attività di tipo facoltativo, cui le famiglie e gli alunni saranno liberi di aderire. Si tratta di attività di tipo sportivo, creativo, aggregativo, meglio specificate negli allegati del progetto.

Mentre le risorse per attuare gli interventi del primo tipo saranno reperite all'interno, con il recupero del tempo residuo rispetto ai '60 dell'ora di lezione, per l'attuazione degli interventi del secondo tipo, occorrerà ricorrere alle risorse messe a disposizione dalla Legge n 440/'97.

Poiché, comunque, anche le attività del primo tipo richiedono certamente un aggravio aggiuntivo per i docenti per quanto riguarda la progettazione, il coordinamento e la verifica di quanto è previsto dal progetto, anche per questo occorrerà ricorrere alle risorse aggiuntive previste dalla Legge citata.

Proprio per la sua organicità, per il fatto di prevedere un'offerta formativa extracurricolare facoltativa, per il fatto di coinvolgere docenti ed alunni della scuola elementare e oltre che esperti del Comune di Padova e di voler introdurre una sperimentazione del tutto nuova riguardante l'insegnamento agli alunni sordomuti con conseguente coinvolgimento di docenti dell'ITGC "Magarotto", il progetto si configura certamente tra quelli di maggiore impegno e complessità e per questo potrà accedere ad ulteriori finanziamenti, oltre a quelli ordinari previsti.

Premessa

 Il DM n° 765 del 27/11/'97 appare di notevole interesse nella prospettiva di una scuola nella quale i processi legati all'introduzione dell'autonomia vengano istituzionalizzati e diventino prassi normale di progettazione dell'attività educativa e didattica.

Il decreto rimane sicuramente interlocutorio rispetto alla definitiva introduzione dell'autonomia, che si dispiegherà pienamente con l'approvazione e piena applicazione dei regolamenti di cui all'Art. 21 della L. n° 59 del 15/3/'97.

L'atteggiamento da prendere nei confronti del decreto potrebbe essere quello dell'attesa, in vista della definitiva entrata in vigore dei regolamenti che per ora sono solo in bozza.

In fondo, la scuola italiana è molto cambiata, negli ultimi venti anni, pur rimanendo sostanzialmente uguale a se stessa. Perché non fare lo stesso anche in occasione di un cambiamento che è stato definito "epocale", ma che potrebbe benissimo essere assorbito con qualche ritocco di facciata, lasciando tutto immutato nella sostanza?

Mi sembra che vi siano delle ragioni che spingano a superare la tendenza a conservare, sempre e comunque, l'assetto tradizionale. La scuola italiana è sicuramente cambiata nel tempo, rimanendo però, paradossalmente, rinchiusa in una struttura rigida e accettata acriticamente.

Le successive sovrapposizioni innovative non hanno sostanzialmente scalfito un impianto che rimane quello di trent'anni fa: alle "materie" tradizionali se ne sono aggiunte altre (le cosiddette sperimentazioni), le varie "educazioni" si sono moltiplicate e sono state introdotte, almeno formalmente, nel curricolo; nel frattempo è stata introdotta l'integrazione dei portatori di handicap, è stata istituzionalizzata la prassi della programmazione, introdotta una diversa modalità organizzativa, quella del tempo prolungato. Non solo, ma il lavoro nella scuola è stato arricchito e reso più complesso dalla prassi di elaborare progetti, di riunirsi per commissioni, ecc.

Dunque non è mancata l'innovazione, ma quando è stata realmente utilizzata, essa è andata a sovrapporsi all'esistente, riuscendo solo con difficoltà ad integrarsi con il resto in modo coerente ed organico. Di conseguenza si è generato un processo di stanchezza e di rifiuto, che ha causato il ritorno al passato, alla scuola media che rinnega la sua vocazione formativa ed orientativa, per assestarsi in modo conservatore su posizioni più difendibili, più sicure: scuola delle discipline, marcatamente secondaria, scuola che prepara alle superiori.

L'arretramento conservatore non è una colpa, è la reazione logica alla massa delle innovazioni non sorrette ed accompagnate da strumenti operativi, gestionali, contrattuali, che potessero generare, sostenere e rendere duratura una cultura dell'innovazione.

Potrà essere l'autonomia la chiave per aprire all'innovazione veramente strutturale e non alla semplice aggiunta e sovrapposizione ad un impianto esistente?

Si vedrà. Nel frattempo vale la pena di esaminare le possibilità innovative del decreto. L'adattamento del calendario scolastico, la flessibilità dell'orario e la diversa articolazione della durata della lezione; l'articolazione flessibile del gruppo classe, potranno permettere con più facilità esperienze di recupero e sostegno, l'attivazione di insegnamenti integrativi e facoltativi, le iniziative di orientamento scolastico e professionale, ecc.

Appare interessante, nel decreto, il richiamo ad un "disegno complessivo" in cui inserire gli elementi innovativi, ad un coinvolgimento, oltre che degli organi collegiali tradizionali, anche delle altre componenti della scuola, come i comitati dei genitori e degli studenti; non solo, ma il coinvolgimento può essere esteso alle altre unità scolastiche operanti nel territorio, attraverso la costituzione di reti di scuole.

Dunque si può con ragionevole sicurezza affermare che si va verso una scuola che richiede una visione complessiva dei problemi, una solida capacità di analizzare i processi, una diffusa abitudine alla progettualità, una cultura dell'analisi e della valutazione dei risultati, un'affermata consapevolezza della responsabilità nelle scelte, che significa anche la capacità di rimettersi sempre in discussione.

Poiché i processi legati all'autonomia delle scuole diventeranno abbastanza presto prassi normale, e poiché già circola nelle scuole la bozza di "regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche", val la pena di cominciare a pensare concretamente al disegno complessivo che dovrà costituire la nuova scuola dell'autonomia.

Nell'Art. 1, comma 1 di tale bozza, si afferma che l'autonomia è funzionale al raggiungimento degli obiettivi formativi e degli standard di apprendimento e di qualità definiti a livello nazionale. L'autonomia è vista dunque come uno strumento, non come un fine, a disposizione delle scuole per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Nel comma 2, si afferma che l'autonomia è finalizzata alla promozione e al sostegno dei processi innovativi e al miglioramento dell'offerta formativa delle scuole e all'ottimale impiego delle risorse. Dunque viene ribadito che non vi è più una struttura fissa e rigida, bensì degli strumenti a disposizione delle scuole (le risorse), finalizzati ad introdurre l'innovazione e a migliorare l'offerta formativa.

L'Art. 2 specifica meglio quale sarà la nuova situazione. Comma 1: gli obiettivi e gli standard dei corsi di studio sono determinati a livello nazionale. Comma 2: sulla base di quanto sopra, sono individuate le attività e le discipline fondamentali, raggruppate anche per ambiti o aree disciplinari e il monte orario da dedicarvi, con l'indicazione dei limiti di flessibilità temporale utili a realizzare eventuali compensazioni fra le discipline stesse. Possono essere anche indicate discipline ed attività fondamentali tra loro alternative.

Il comma 3 precisa che nella definizione dell'orario complessivo di ciascun corso di studi sono indicati gli spazi da dedicare a discipline ed attività integrative.

L'Art. 3 è la conseguenza logica dei due precedenti. Infatti le scuole devono determinare:

1) a: le discipline fondamentali, con esplicitazione delle scelte tra le materie fondamentali indicate come alternative a livello nazionale; b: le discipline che integrano il curricolo, destinate alla realizzazione di finalità autonomamente individuate dalle scuole, in coerenza con gli obiettivi di ciascun corso di studi e con il contesto culturale, sociale ed economico. Le scuole possono proporre una pluralità di offerte, con possibilità di opzione da parte degli studenti e delle famiglie.

2) i curricoli possono essere arricchiti con le discipline e le attività aggiuntive facoltative.

3) L'attività didattica può essere programmata anche per moduli o unità didattiche destinate ad alunni della stessa o di diverse classi.

L'Art. 4 precisa inoltre che l'orario è organizzato in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l'articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni e il rispetto del monte ore annuale.

La nuova realtà con la quale dovremo fare i conti appare abbastanza ben delineata. Sembra pertanto opportuno che, nel momento in cui l'autonomia sarà del tutto dispiegata ed operante, tutti, ad ogni livello, siano pronti ad affrontarla ed a gestirla.

 

Identificazione del problema

 La scuola media Donatello si caratterizza per la ricchezza e la varietà dell'offerta formativa, dovuta sia alla presenza di tre tipologie di sperimentazione (musicale, informatica e di bilinguismo) e del tempo prolungato (4 classi nell'a.s. '97/'98), sia alla presenza di una sezione speciale per sordomuti, che, infine, alla presenza di un'unità integrativa per soggetti con handicap grave o gravissimo (che, tuttavia, concluderà la sua azione al termine di quest'a.s.). Inoltre, l'aggregazione della ex S.M.S. "Copernico" , avvenuta a partire dall'1/9/'97, ha indubbiamente contribuito ad aggiungere ulteriori elementi di ricchezza formativa, oltre che strutturale.

Si riscontrano inoltre molteplici e diffuse competenze tra i docenti, che travalicano il campo squisitamente disciplinare: si possono citare, a titolo di esemplificazione, le competenze di carattere informatico in possesso di vari docenti di diverse discipline; oppure l'abitudine consolidata di realizzare attività di teatro, o di cineforum; in generale, la partecipazione a varie attività culturali, che si esplica anche attraverso l'adesione alle proposte che giungono dal Comune di Padova attraverso il "ViviPadova", oppure l'apertura verso le tematiche dell'educazione interculturale, o della scrittura creativa. Non si devono trascurare inoltre le iniziative di tipo integrativo, volte al recupero degli alunni in difficoltà o all'approfondimento di taluni tematiche particolarmente qualificanti, come il latino, o l'algebra. Vi é inoltre l'adesione diffusa a tematiche che si collegano all'educazione alla salute, come l'educazione alla sessualità, l'educazione alimentare, la prevenzione al fumo, ecc.

Tuttavia si avverte in modo chiaro la mancanza di un progetto, che integri e renda coerente il complesso delle diverse opzioni e delle varie opportunità, non solo a livello di Consigli di classe, ma anche, e soprattutto, di Istituto: le iniziative nascono a livello quasi esclusivamente individuale, su proposta del singolo docente: in tal modo l'offerta formativa aggiuntiva si sovrappone spesso per successive stratificazioni a quanto la scuola già prevede dal punto di vista curricolare, ed é già molto, visto che le sperimentazioni richiedono un impegno settimanale di 33 ore e che le classi a TP ne richiedono 36. La stessa offerta diversificata, legata alla presenza delle sperimentazioni, tende a selezionare gli utenti, e, a causa anche di una formazione classi che avviene solo a seguito delle iscrizioni, a mantenere la separatezza tra un'opzione e l'altra.

Occorre inoltre osservare che non tutte le sperimentazioni vengono richieste allo stesso modo da parte dell'utenza: quella di bilinguismo viene scelta, almeno nelle sede, da pochissimi genitori. Ciò potrebbe far pensare che la scelta delle opzioni sperimentali sia legata probabilmente a fattori estranei alle sperimentazioni stesse, sulle quali non si deve contare esclusivamente per qualificare l'offerta formativa. L'aggiunta di discipline quali quelle legate alla sperimentazione musicale, all'informatica o alla seconda lingua rimangono certamente come patrimonio prezioso della scuola, ma devono essere inserite in un progetto globale che superi le differenze, le schematizzazioni, le rigidità strutturali. Occorre perciò che, oltre ad enfatizzare le differenze, si sottolineino i fattori di omogeneità.

Tali fattori di omogeneità devono essere ricercati nelle esigenze che vengono espresse, innanzitutto, dalle necessità stesse dell'età evolutiva dei ragazzi: quindi, sviluppo di attività di tipo operativo, creativo, aggregativo, motorio (laboratori, spettacoli, partecipazione a concorsi, giornale d'Istituto, ecc.), sia dalle necessità di ovviare alle carenze che più frequentemente si riscontrano: metodo di studio imperfetto, lacune nella preparazione, difetto di motivazione, ecc. O, al contrario, dalla necessità di introdurre momenti in cui poter offrire agli alunni più dotati o più motivati, opportuni approfondimenti o addirittura discipline non previste dal normale curricolo, come il latino.

Il progetto deve pertanto prevedere un'articolazione più flessibile di quella attuale, che permetta di introdurre, accanto alle attività ed alle lezioni di tipo curricolare, anche momenti non più legati necessariamente al gruppo-classe, dove perseguire obiettivi connessi all'apprendimento, ma in modo collaterale.

Tali momenti saranno costituiti da due serie di contenitori comuni e integrativi, una al mattino ed una la pomeriggio. Tali contenitori si potrebbero definire le cerniere di raccordo trasversale tra le diverse strutture tipologiche. Verrebbe così istituzionalizzata l'offerta formativa integrativa all'interno dell'orario previsto per le varie classi; tali spazi verrebbero aperti attraverso il recupero del tempo capitalizzato in seguito all'introduzione dell'ora di '50 per realizzare due momenti integrativi per ogni classe nella settimana ( questo in linea di massima, visto che vi sono classi nelle quali gli spazi integrativi saranno ridotti ad uno settimanale, come per il bilinguismo nella sede di via Pierobon e per la sperimentazione musicale). In tal modo il tempo complessivo di lezione rimarrebbe invariato, mentre si aprirebbero spazi di progettualità e di diversa articolazione dell'attività per i docenti, per i Consigli di classe e per il Collegio dei docenti. Il recupero del tempo viene investito in attività di vario genere, a seconda delle esigenze della classe: dal lavoro specifico sul metodo di studio, indispensabile soprattutto nelle classi prime, al recupero-arricchimento per gruppi di livello, alle attività integrative di tipo creativo, come il teatro, il laboratorio linguistico, a quelle di tipo operativo, come i laboratori nelle varie discipline.

Non verrebbero, quindi, introdotte nuove attività, quanto piuttosto le attività che anche nel passato sono state portate avanti in modo non sistematico, verrebbero gestite a livello di Collegio dei docenti e di Consigli di classe, attraverso una progettazione che utilizzerebbe gli spazi integrativi per collocarvi tutto quanto si ritiene collaterale, ma indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi didattici ed educativi. E' indubbio che la riduzione dell'ora di lezione porta ad una capitalizzazione oraria consistente per le discipline di tipo letterario e scientifico, mentre, necessariamente, le discipline come le cosiddette "educazioni", avendo un orario ripartito in due o tre ore settimanali, o anche l'insegnamento della lingua straniera, registreranno un residuo minore, da investire, quindi, attentamente, in modo da riversare sulle classi in modo eguale il tempo residuo. In altre parole, il progetto prevederà determinate attività per determinate classi e per determinati alunni, privilegiando il raggiungimento di certi obiettivi, ad esempio nelle prime, ed altri nelle seconde e terze, naturalmente tenendo presente in modo sostanziale e non contabile il rispetto delle ore annue previste nelle varie classi nel corso dell'anno scolastico.

 

IL CONCETTO DI INTEGRAZIONE

L'integrazione costituisce una bandiera per la S.M.S, "Donatello", che vanta una tradizione pluriennale di accoglienza degli alunni portatori di handicap, anche per la presenza dell'unità integrativa. Tuttavia l'introduzione di tante sperimentazioni, e quindi l'appesantimento del curricolo, non ha permesso di sostenere nella struttura stessa della scuola l'integrazione. Pertanto la stessa unità integrativa è venuta a connotarsi come corpo separato rispetto alla rigidità strutturale dei corsi a TN con sperimentazione.

Se si vuole far sì che la tradizione di accoglienza e di integrazione di questa scuola venga ripresa e non sia solo una bandiera, ma una cultura, una prassi, un'organizzazione, di tutta la scuola, in modo che ognuno, anche i deboli, possano trovare il loro spazio, occorre che la struttura stessa sia integrativa, riducendo lo spazio curricolare e recuperando spazi di integrazione modulabili secondo i bisogni rilevati e le risorse disponibili.

La fascia debole degli alunni, che si estende fino a comprendere i portatori di handicap, senza soluzione di continuità, vive con disagio un curricolo che prevede fino a 35 ore frontali (sp. di bilinguismo nella sede). Il rischio conseguente è l'espulsione o la marginalizzazione di tale fascia, che nella "Donatello" rappresenta una percentuale consistente della popolazione scolastica.

Contemporaneamente, la fascia dei più capaci deve poter trovare il modo per essere valorizzata.

Il concetto di integrazione implica dunque la moltiplicazione delle occasioni di accoglienza, significa prevedere momenti non curricolari, significa inserire nel curricolo opzioni diverse, anche se riconducibili alla didattica delle discipline. Significa cercare nuove strade per raggiungere i deboli, i meno capaci o motivati, così come creare spazi per valorizzare i più forti e motivati. Integrare significa piegare il curricolo alla flessibilità, alla continua ridefinizione, al rimettersi continuamente in discussione di fronte alle difficoltà ed alle esigenze dell'alunno. Integrare significa progettare concretamente i modi dell'integrazione, i suoi contenuti.

Ci si è soffermati sulla riduzione di orario perchè questo aspetto delle risorse di flessibilità offerte dal decreto 765 appaiono maggiormente passibili di utilizzazione nell'ambito del progetto, costituendo la necessaria premessa per l'introduzione degli altri aspetti di flessibilità. La possibilità di utilizzare la settimana corta non appare allettante per i genitori, almeno delle future classi prime, per le quali non è stata richiesta tale opzione. Ciò appare coerente con l'esigenza espressa dai genitori che i pomeriggi siano lasciati liberi per attività di vario genere e che, dunque, di norma, vi sia un solo rientro settimanale.

Anche la compattazione dell'orario di talune discipline in alcuni periodi dell'anno scolastico, appare di gestione molto difficoltosa, a meno che non la si attui attraverso la rotazione dei momenti integrativi. Così facendo, se l'insegnamento di lingua straniera dovesse prevedere la concentrazione di ore di lezione nella prima parte dell'anno, o in taluni momenti dell'anno, la rotazione della partecipazione ai contenitori integrativi verrebbe modulata sulla base di tale esigenza.

 

FINALITA' DEL PROGETTO

1) Introdurre organicamente nel curricolo momenti integrativi per rispondere alle esigenze formative tipiche dell'età evolutiva degli alunni di scuola media;

2) creare spazi di progettualità e di flessibilità a tutti i livelli: singolo docente, Consiglio di classe, Collegio dei docenti;

3) mettere in comune ed utilizzare le risorse di competenza professionale dei singoli e la ricchezza formativa della scuola;

4) superare la frammentazione della scuola in diverse opzioni sperimentali o tipologiche o, ancora, logistiche, pur mantenendone tutte le specificità;

5) realizzare un progetto d'Istituto che renda coerenti ed organici i diversi percorsi formativi, anche ricorrendo alla risorsa aggiuntiva del fondo d'Istituto, il cui utilizzo non si verrebbe più a configurare come aggiunta ad una serie data di curricoli, quanto invece come parte integrante del progetto.

6) articolare in modo flessibile i gruppi classe e le classi, in modo da formare attività per gruppi di alunni di classi parallele o anche verticali, per attuare iniziative di recupero, sostegno ed integrazione;

7) introdurre insegnamenti facoltativi.

 

OBIETTIVI DEL PROGETTO

1) utilizzare la diversa durata della lezione per introdurre, con il recupero del tempo residuo, in tutte le discipline, interventi diversificati e funzionali al raggiungimento di obiettivi specifici tra i quali verrà data priorità a quelli legati al recupero della motivazione e all'orientamento scolastico;

2) utilizzare il tempo residuo per la realizzazione di unità didattiche anche di durata media o breve, in modo da esaltare gli aspetti operativi e/o progettuali, di valorizzare gli alunni più capaci e recuperare e sostenere quelli più deboli;

3) utilizzare il tempo residuo per attuare una distribuzione flessibile dell'orario delle lezioni;

4) articolare in modo flessibile i gruppi di alunni, anche per classi aperte, orizzontali e/o verticali;

5) estendere a tutti le classi l'insegnamento dell'informatica;

6) introdurre nell'offerta formativa della scuola, in momenti extracurricolari, spazi orari finalizzati all'attuazione di insegnamenti facoltativi, tra cui quello della seconda lingua comunitaria (francese);

7) realizzazione di attività organizzate in collaborazione con altre scuole e/o con soggetti esterni (scuola elementare Mantegna - ITGC Magarotto - Museo Civico di Padova e Museo di scienze dell'educazione);

8) organizzare ed attuare attività che favoriscano l'integrazione scolastica dei soggetti portatori di handicap;

9) favorire l'integrazione degli alunni della sezione speciale sordomuti.

L'articolazione dell'orario settimanale deve tener conto delle seguenti pregiudiziali irrinunciabili:

1) il tempo-scuola deve essere assicurato secondo quanto previsto dalle diverse opzioni;

2) la durata e l'organizzazione dell'orario delle lezioni del mattino deve essere compatibile con le esigenze dell'età evolutiva degli alunni;

3) i rientri pomeridiani devono lasciare spazio allo studio e alle altre attività degli alunni.

Padova, 30 Settembre 1998

IL PRESIDE

prof. Guido de Eccher

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