" Quando i primi Pitagorici dicevano che tutti gli oggetti sono composti da numeri (interi) o che i numeri sono l' essenza dell' universo, essi intendevano ciò in senso letterale, perché per loro i numeri erano quello che per noi sono gli atomi. Si ritiene anche che i Pitagorici del VI e del V secolo non distinguessero in realtà i numeri dai punti geometrici. Geometricamente, quindi un numero era un punto esteso o una sfera molto piccola... I Pitagorici erano soliti rappresentare i numeri mediante punti sulla sabbia o mediante ciottoli. Essi classificavano i numeri a seconda delle forme che si ottenevano disponendo nei vari modi i punti o i ciottoli. Così, i numeri 1, 3, 6, e 10 erano detti triangolari perché i corrispondenti punti potevano essere disposti a triangolo... I numeri 1, 4, 9, 16 venivano chiamati numeri quadrati perché intesi come punti potevano essere disposti in un quadrato... Dalle disposizioni geometriche alcune proprietà dei numeri interi risultavano evidenti. L' introduzione di un taglio, come in figura 1, mostra che la somma di due numeri triangolari consecutivi è un numero quadrato... Per passare da un numero quadrato al successivo i Pitagorici usavano lo schema mostrato nella figura 2. I punti situati a destra e al di sotto delle linee della figura formavano quello che essi chiamavano un gnomone. In simboli, quello che essi vedevano qui è che n2 + (2n + 1) = (n + 1)2. Inoltre, se partiamo con 1 e vi aggiungiamo il gnomone 3 e poi il gnomone 5, e così via, quello che otteniamo, nel nostro simbolismo, è 1 + 3 + 5 + ... + (2n - 1) = n2 ." M. Kline, Storia del pensiero matematico, vol. I, pp. 38-39, Einaudi, Torino 1991.
ii) Esigenza di rigore e transizione dal calcolo aritmetico all' 'analogia' geometrica.
I Pitagorici iniziarono un' analisi critica razionale della tradizione algoritmica babilonese (fondata sulla numerazione posizionale e sul calcolo digitale) nella risoluzione di problemi di conteggio e di misurazione. Essi applicarono agli algoritmi aritmetico-geometrici da loro introdotti l' esigenza di rigore logico introdotta nell' ambito della filosofia, ricercando dimostrazioni di validità dei metodi risolutivi e risultati esatti nei problemi di misurazione come in quelli di conteggio. La scoperta, fatta nell' ambito della loro ricerca, che il lato e la diagonale di un quadrato sono grandezze incommensurabili pose il problema di un possibile rinvio all' infinito del risultato di misurazioni fondamentali. Il calcolo digitale con cifre numeriche, proprio di un algoritmo matematico del discreto come l' aritmetica (e l' algebra) babilonesi, apparve inadeguato per la risoluzione esatta di problemi generali di misurazione e di conteggio. Apparve inoltre falsificato ogni modello razionale di tipo aritmetico dei fenomeni e dei processi naturali.
Il problema dell' esistenza di grandezze fra loro incommensurabili relegò
in secondo piano il
metodo aritmetico-algebrico e portò all' introduzione di una
teoria matematica del continuo, cioè di una teoria delle proporzioni
(in greco 'analogie') fra grandezze spaziali (e temporali) infinitamente
divisibili, rappresentate metaforicamente mediante linee geometriche. Tale
geometria era intesa sia come metodo rigoroso di risoluzione di problemi
generali e astratti, sia come strumento esatto di calcolo. Con questo metodo,
ogni problema viene tradotto nel linguaggio di un' algebra geometrica che
rappresenta i dati mediante lunghezze di segmenti invece che mediante cifre
numeriche e la risoluzione del problema consiste nella costruzione geometrica
del segmento che rappresenta la soluzione. La riga e il compasso divengono
così sia mezzi di rappresentazione formale di relazioni astratte
di 'analogia' fra grandezze (teoria delle proporzioni di Eudosso, metodo
assiomatico-deduttivo di Euclide), sia strumenti precisi di calcolo analogico
(l' errore relativo della misurazione è dato dal rapporto fra la
larghezza e la lunghezza del segmento tracciato sulla carta di papiro).
La crisi dell' aritmo-geometria pitagorica e la scoperta da parte di
Zenone dei paradossi relati-
vi alla dicotomia discreto-continuo indussero diversi filosofi a ritenere
che né le grandezze discrete né quelle continue permettevano
la costruzione di modelli matematici del movimento. Aristotele però
dimostrò che la rappresentazione di intervalli spaziali mediante
grandezze continue, infinitamente divisibili, permette una descrizione
matematica del movimento purchè gli intervalli temporali siano rappresentati
anch' essi mediante la metafora delle grandezze continue. Egli dimostrò
così l' adeguatezza del modello cinematico di Eudosso, il quale
aveva rappresentato la struttura spazio-temporale del moto dei corpi celesti
mediante l' 'analogia' geometrica della composizione di moti circolari
uniformi di sfere concentriche ruotanti intorno ad assi.
Nonostante sia in grado di gestire in modo razionale il difficile problema
posto dall' esistenza
di grandezze fra loro incommensurabili e permetta di costruire un modello
cinematico del moto dei corpi celesti, il metodo della geometria euclidea
evidenzia dei limiti: i) rappresentazione sintetica implicita e non analitica
esplicita dei numeri irrazionali; ii) uso di algoritmi analogici limitati
al prodotto di tre fattori (le tre dimensioni dello spazio) e alle misure
positive delle lunghezze dei segmenti; iii) mancanza di un metodo generale
e astratto per la risoluzione dei problemi, dato che il sistema formale
euclideo e il suo algoritmo analogico sono limitati dall' esigenza di una
rappresentazione spazio-temporale dei concetti, riferita all' attività
percettivo-motoria e all'intuizione immediata.
iii) Origine e sviluppo del metodo assiomatico-deduttivo.
I problemi di algebra geometrica di grado superiore al secondo non sono
risolubili con riga e
compasso, ma richiedono l' utilizzazione della teoria delle sezioni
coniche di Apollonio. Con l'applicazione dei procedimenti generali dell'
algebra letterale alla teoria delle coniche si attua la transizione dall'
algebra geometrica di Eudosso e Euclide alla geometria analitica (algebrica)
di Descartes (1637) e Fermat (1637). Introduzione di un sistema di coordinate
(Descartes) e rappresentazione della curva che esprime la relazione tra
due variabili mediante un' equazione algebrica il cui grado classifica
il tipo di funzione. Gli algoritmi algebrici rendono quasi automatici i
procedimenti del pensiero e permettono di cogliere le connessioni tra problemi
che nell' ambito della logica geometrica non presentano alcuna 'analogia'
(Descartes).
Con l' applicazione degli algoritmi generali dell' algebra letterale al calcolo di aree e di volumi e con l' introduzione del nuovo concetto di derivata si attua la transizione dal metodo di esaustione di Archimede al calcolo infinitesimale di Newton e Leibniz; il calcolo dell' integrale viene concepito algebricamente come l' inverso del calcolo della derivata (Newton) o del differenziale (Leibniz).
La rappresentazione di entità continue come lunghezze, ampiezze e intervalli temporali con la metafora delle grandezze infinitamente divisibili e un' analogia geometrica fondata sulla teoria delle proporzioni di Eudosso hanno reso possibile una cinematica celeste. La rappresentazione della velocità istantanea con una grandezza continua (momento di velocità di Galilei), l' introduzione del sistema di coordinate (Descartes) e del grafico di una funzione come metafora della traiettoria o della linea oraria, lo sviluppo del concetto di tasso di variazione di una funzione come rapporto di grandezze evanescenti (Newton, 1669) o come rapporto di grandezze infinitesime (Leibniz, 1675) rendono ora possibile una dinamica.
iii) Transizione dall' analogia geometrica all' invarianza per trasformazioni proiettive.
L' applicazione dell' esigenza di generalità propria dell' algebra alla teoria delle sezioni coniche di Apollonio, mantenendo però l' uso dei procedimenti analogici propri della geometria, porta allo sviluppo della geometria proiettiva di Desargues (1639). Poiché la relazione di parallelismo non è invariante per proiezione e sezione, Desargues introduce i punti all' infinito comuni a rette parallele. Tale concezione, del tutto estranea sia alla geometria euclidea che all' astronomia sferica, permette di considerare la retta e i vari tipi di coniche come forme geometriche derivabili l' una dall' altra mediante un cambiamento continuo. Poiché le proprietà di posizione e di intersezione sono logicamente prioritarie rispetto alle proprietà metriche, lo studio delle proprietà invarianti per trasformazioni proiettive rende la geometria proiettiva più generale e più astratta della geometria euclidea.
iv) Transizione dalla teoria geometrica alla teoria meccanico-analitica.
L' applicazione della geometria analitica e del calcolo infinitesimale allo studio dei processi naturali sia celesti che terrestri porta allo sviluppo di una meccanica analitica (Eulero, Lagrange), cioè di una teoria dei sistemi di punti materiali interagenti che costituisce un modello meccanico sia per i corpi rigidi che per i fluidi, sia per il moto di punti materiali che per i moti ondulatori. Partendo dal principio di minima (o massima) azione di Leibniz e Maupertuis (1744) e utilizzando il metodo del calcolo delle variazioni di Eulero, Lagrange (1788) ricava il sistema di n equazioni differenziali del moto di un sistema dinamico a n gradi di libertà, la cui forma invariante è espressa in coordinate generalizzate; una soluzione del sistema di equazioni corrisponde a una traiettoria nello spazio delle configurazioni a n dimensioni del sistema dinamico. Interpretando la funzione oraria come linea e l'evento come punto, Lagrange aveva già messo sullo stesso piano le tre coordinate spaziali e la coordinata temporale e considerato la meccanica analitica come un' estensione della geometria analitica; egli ora introduce uno spazio che descrive le possibilità dinamiche di un sistema, le cui dimensioni corrispondono ai suoi gradi di libertà, distinto dallo spazio geometrico reale. La concezione di Leibniz dell' insieme di mondi possibili come un insieme di possibilità controfattuali assume così la veste di un insieme di possibilità dinamiche.
L' analogia geometrica, fondata sui concetti di grandezza continua,
infinitamente divisibile, di proporzione fra grandezze, di congruenza o
similitudine, viene relegata in secondo piano dallo
sviluppo dell' analogia meccanica, fondata sul concetto dinamico di
variabile continua, che può assumere infiniti valori, di funzione
continua di più variabili, di limite di una funzione e di invarianza
per trasformazione continua (invarianza per trasformazione di coordinate).
v) Metodo induttivo-ipotetico-deduttivo e necessità di una logica a base algoritmica.
L' analisi infinitesimale (geometria analitica + calcolo infinitesimale) viene considerata da Euler (1748) e da Lagrange (1755) come un' estensione dell' algebra applicata alle grandezze continue della geometria, come un' algebra delle grandezze infinitesime o infinite (sia positive che negative), le quali sono accettate dall' intuizione anche se non sono esattamente definite. Vengono prese in considerazione solo funzioni analitiche, cioè funzioni algebriche o funzioni esprimibili mediante un' espansione in serie di potenze, cioè concepibili come estensione di funzioni algebriche (funzioni derivabili il cui grafico è una linea continua).
Il problema di costruire una fondazione logica per il sistema numerico
e per l' algebra risulta
a quest' epoca estremamente difficile: viene così accettata
una definizione puramente intuitiva, non rigorosa, del concetto di limite
e di continuità. L' analisi infinitesimale si riduce a un puro algoritmo
la cui efficacia nel descrivere e risolvere problemi fisici risulta però
evidente; l' intuizione fisica, il procedere per tentativi ed errori, la
generalizzazione a partire da casi particolari, cioè le inferenze
probabili di tipo induttivo o ipotetico, precedono storicamente (ciò
vale in generale e non solo in quest' epoca) la codificazione in un sistema
formale assiomatico-deduttivo, logicamente coerente.
Con la rivoluzione politica francese e la rivoluzione industriale inglese termina in Europa il predominio della proprietà privata della terra (mediato dal capitale commerciale e manifatturiero) e inizia il predominio del capitale industriale (e del capitale finanziario): la classe borghese, il cui potere economico era inserito nell' ambito del potere politico della classe di proprietari fondiari, deve ora gestire da sola entrambi i poteri e cercare il fondamento del diritto nel capitale accumulato con l' attività imprenditoriale individuale piuttosto che nella proprietà privata ereditaria della terra. L' argomentazione, nell' ambito della costituzione politica, dei diritti acquisiti con la proprietà privata della terra (logos) era distinta dal calcolo economico fondato sull' anticipazione del valore (algoritmo) così come i liberi proprietari fondiari erano distinti da artigiani e mercanti; ma una nuova logica a base algoritmica deve subentrare ora che il diritto politico del proprietario privato è fondato sulla sua attività economica di imprenditore che anticipa il valore.