3. Metodo induttivo-ipotetico-deduttivo e modelli matematici del mondo
fisico.
... Tra il 1880 ed il 1900 la scienza fu dominata da uno
scontro che da un lato investiva direttamente la concezione statistica
e le conseguenze delle tesi sull’irreversibilità, mentre dall’altro
lato si allargava sino a coinvolgere due opposte concezioni del mondo fisico:
quella ondulatoria e quella corpuscolare. E in questo scontro non si trattava
unicamente di prender partito fra gli atomi e le onde, ma si trattava altresì
di capire se le scienze conoscevano il mondo obiettivo, o se invece altro
non erano se non razionalizzazioni di meri dati soggettivi ( E. Bellone,
I
modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr
).
Le riflessioni epistemologiche di Boltzmann furono dominate dal problema
del rapporto fra le teorie scientifiche e il mondo obiettivo. In una lezione
tenuta a Graz il 16/07/1890 egli afferma:
Non sarei un vero teorico se per prima cosa non chiedessi:
Che cos’è la teoria?... Ritengo che compito della teoria sia costruire
un’immagine del mondo esterno che esiste solo in noi, che ci serva da guida
in tutti i nostri pensieri ed esperimenti; cioè, per così
dire, ci serva da guida nel compimento del processo di ragionamento, la
cui realizzazione è, in grande, ciò che nella creazione di
ogni idea in noi si compie in piccolo... La prima elaborazione e il costante
perfezionamento del modello è quindi il compito principale della
teoria. La fantasia è sempre la sua culla, l’intelletto vigile il
suo educatore ( Sul significato delle teorie, Graz 16/07/1890 ).
Qual è la posizione che Boltzmann assume nei confronti dei modelli?
-
Boltzmann assume una posizione fortemente critica nei confronti dell’approccio
fenomenista.
In primo luogo perché i teorici che tendono a muoversi unicamente
sul terreno del formalismo matematico corrono il rischio di confondere
le equazioni con la realtà:
Così può accadere che il matematico, continuamente
occupato con le sue formule e accecato dalla loro perfezione intrinseca,
prenda le correlazioni di queste fra loro per ciò che esiste veramente
e distolga lo sguardo dal mondo reale ( Sul significato delle teorie,
Graz 16/07/1890).
In secondo luogo Boltzmann non ritiene possibile costruire una teoria
muovendo da dati empirici spogli di ogni interpretazione
Anche i fisici che pretendono di non costruire modelli
ma di limitarsi a pure discussioni matematiche, compiono, in realtà,
un lavoro di produzione di modelli… Io ritengo che sia un' illusione da
parte della fenomenologia aver pensato di poter rappresentare la natura
senza in qualche modo andare oltre l’esperienza. Nessuna equazione rappresenta
in modo assolutamente esatto certi fenomeni, ognuna li idealizza, ne tira
fuori qualcosa di comune e prescinde da ciò che è diverso,
va dunque oltre l’esperienza. Il fatto che ciò sia necessario, se
vogliamo avere una qualche idea che ci permetta di predire qualcosa di
futuro, deriva dalla natura dello stesso processo mentale, consistente
nell’aggiungere qualcosa all’esperienza e creando un’immagine mentale che
non è l’esperienza e per questo può rappresentare molte esperienze…
L’esperienza, dice Goethe, è sempre solo esperienza a metà…
La fenomenologia non dovrebbe… vantarsi del fatto di non andare oltre l’esperienza,
ma solo mettere in guardia dal farlo in misura troppo ampia.
Anche quando essa pensa di non fissare nessuna immagine
per la natura, si sbaglia. I numeri, le loro relazioni e i loro raggruppamenti
sono proprio immagini dei fenomeni come le idee geometriche della meccanica.
Le prime sono solo più sobrie, migliori per la rappresentazione
quantitativa, ma per questo meno adatte a mostrare prospettive essenzialmente
nuove: sono cattive guide euristiche; e tali si rivelano tutte le idee
della fenomenologia generale in quanto immagini dei fenomeni. Si otterrà
quindi il miglior risultato usando sempre tutti i mezzi di rappresentazione
a seconda della necessità, ma non tralasciando di verificare ad
ogni passo le immagini su nuove esperienze ( Sullo sviluppo dei metodi
della fisica teorica, Monaco 22/09/1899 ).
Le equazioni differenziali della fenomenologia fisico-matematica
non sono evidentemente nient’altro che regole per la costruzione e la connessione
di numeri e concetti geometrici, ma questi, di nuovo, non sono nient’altro
che immagini mentali da cui si possono predire i fenomeni. Esattamente
lo stesso vale per le idee dell’atomismo, cosicché io non riesco
a riconoscere la minima differenza sotto questo aspetto. Del resto di un
insieme di fenomeni non mi sembra mai possibile una descrizione diretta,
ma sempre soltanto un’immagine mentale. Quindi non bisogna dire con Ostwald:
"non dovresti crearti alcuna immagine"; ma soltanto: "in essa dovresti
includere il minor numero possibile di elementi arbitrari" ( Sull’indispensabilità
dell’atomismo nella scienza, 1897 ).
... Tuttavia non ci abbandoneremo neanche all’illusione
di potercela cavare senza alcuna astrazione. E’ mia opinione che sia impossibile
enunciare una sola proposizione che sia realmente solo un puro dato dell’esperienza.
Le parole più semplici come giallo, dolce, amaro ecc., che sembrano
indicare pure sensazioni, esprimono concetti ottenuti per astrazione da
dati dell’esperienza. Quando Goethe dice che l’esperienza è
esperienza solo a metà, vuole sicuramente dire con questa frase,
apparentemente paradossale, che per ogni comprensione concettuale o rappresentazione
verbale dell’esperienza, è necessario superare quest’ultima. L’esigenza,
sovente espressa, per cui la scienza non dovrebbe mai andare oltre l’esperienza,
dovrebbe, a mio parere, essere formulata così: non si deve mai andare
troppo oltre l’esperienza, ma si dovrebbero introdurre solo quelle astrazioni
che essa permette di verificare in breve tempo. ( Sui principi e le
equazioni fondamentali della meccanica, Clark University 1899 ).
-
Boltzmann assume una posizione altrettanto critica nei confronti delle
derivazioni dogmatiche e metafisiche dell’atomistica. Egli mette in guardia
dal danno che potrebbe risultare alla scienza qualora l’atomismo venisse
innalzato a dogma.
… Una caratteristica del genere, attribuita arbitrariamente
all’immagine degli atomi, è la loro invariabilità. Il rimprovero,
secondo cui si è in presenza di una generalizzazione infondata dell’invariabilità
dei corpi solidi, che è stata osservata e dura solo per un tempo
limitato, sicuramente era giustificato, fintanto che, come è successo
in passato, si è cercato di dimostrare l’invariabilità degli
atomi a priori. Perciò noi l’accettiamo nella nostra immagine in
modo che essa riesca a rappresentare il più possibile l’essenza
di molti fenomeni, come si accetta la derivata prima rispetto al tempo
e la seconda rispetto alle coordinate nell’equazione della conduzione del
calore, perché si adatti ai fatti. Siamo pronti a lasciar perdere
l’invariabilità in casi in cui un’altra ipotesi rappresenti meglio
i fenomeni... L’invariabilità degli atomi fa parte quindi di quelle
idee che si sono dimostrate molto utili, sebbene le osservazioni metafisiche
con le quali si è giunti non reggano ad una critica senza pregiudizi"
( Sull’ indispensabilità dell’atomismo nella scienza,1897
).
-
Boltzmann nel denunciare sia l’approccio fenomenista che quello atomista
come aperti al rischio del dogmatismo, mette in guardia contro il rischio
di pensare i modelli come immagini assolute del reale, e contro la pretesa
di ridurre la natura entro schemi prefissati. Immagini e teorie devono
essere sottoposti ad un processo di revisione continua, così la
relatività delle teorie e dei modelli non comporta alcun cedimento
sul piano conoscitivo. La funzione delle teorie e dei modelli deve essere
infatti inquadrata in un processo storico di produzione della conoscenza.
Tutte le nostre idee ed i nostri concetti sono solo immagini
mentali interne... Possiamo quindi porre formalmente domande del genere:
se esista solo la materia e la forza sia una sua qualità, o se questa
esista indipendentemente dalla materia, o se al contrario la materia sia
un prodotto della forza; ma tutte queste domande non hanno alcun significato,
poiché tutti questi concetti sono solo immagini mentali che hanno
lo scopo di rappresentare i fenomeni in modo esatto... Ora, se noi siamo
convinti che la scienza sia solo un’immagine interna, una costruzione del
pensiero, che non può mai coprire la molteplicità dei fenomeni,
ma può solo rappresentare, secondo determinate regole, certe parti
di essi, come arriveremo ad una tale immagine? Come potremmo rappresentarla
il più sistematicamente e chiaramente possibile? Prima si preferiva
un metodo che ricalcava quello usato da Euclide in geometria e che quindi
possiamo definire euclideo. Questo parte dal minor numero di principi i
più evidenti possibili. In tempi antichi questi venivano considerati
come evidenti a priori, come direttamente dati all’intelletto, per cui
venivano detti assiomi. Più tardi invece fu attribuito loro solamente
il carattere di postulati sufficientemente garantiti dall’esperienza. Quindi
da questi assiomi venivano dedotte con l’aiuto delle leggi del pensiero
certe immagini come necessarie e si pensava di aver trovato una prova del
fatto che queste erano le uniche possibili e non potevano essere sostituite
da altre...
Ma la forza probatoria di questo metodo deduttivo venne
a poco a poco screditata ed il primo passo in questo senso fu quello per
cui, come ho già detto prima, si passò da un principio evidente
a priori ad uno solamente verificato dall’esperienza. Si comprese inoltre
che anche le deduzioni da quel principio non possono essere fatte senza
innumerevoli nuove ipotesi e quindi Hertz infine fece notare che, in particolare
nel campo della Fisica, la nostra convinzione dell’esattezza di una teoria
generale non si basa essenzialmente sulla deduzione di questa secondo il
metodo euclideo, ma anche si basa sul fatto che questa teoria, in tutti
i casi noti finora, ci porta a conclusioni errate in relazione ai fenomeni.
Egli fece uso di questa opinione per la prima volta nella sua presentazione
delle equazioni fondamentali di Maxwell sulla teoria dell’elettricità
e del magnetismo, suggerendo di non preoccuparsi assolutamente di dedurle
partendo da certi principi fondamentali, ma di metterle semplicemente come
punto di partenza e cercarne la giustificazione nel successivo completo
accordo di queste con l’esperienza; infatti questa rimane in definitiva
l’unica in grado di giudicare l’utilità di una teoria ed il suo
giudizio è inappellabile ed irremovibile…
Alcune immagini, come quelle della teoria meccanica del
calore, furono create gradualmente nel corso dei secoli attraverso la cooperazione
di molti studiosi. Alcune vennero trovate da un unico scienziato geniale,
benché spesso attraverso percorsi lunghi ed intricati, e solo in
seguito poste da altri in luce del tutto diversa, come per esempio la già
citata teoria maxwelliana dell’elettricità e del magnetismo. Ora
ci sarà una rappresentazione che possiede particolari pregi, ma
anche dei difetti. Questa rappresentazione consiste nel fatto che
noi operiamo all’inizio solo con astrazioni mentali, memori del fatto che
il nostro compito è quello di creare solo immagini ideali interne.
Così facendo non ci occupiamo per nulla ancora degli eventuali fatti
basati sull’esperienza. Cerchiamo solamente di sviluppare le nostre immagini
mentali con più chiarezza possibile e di trarne tutte le possibili
conseguenze. Solo in seguito, dopo che è stata completata l’intera
esposizione dell’immagine, verifichiamo il suo accordo con i dati di fatto
basati sull’esperienza; in tal modo motiviamo, quindi, solo a posteriori
perché si debba scegliere l’immagine proprio così e non altrimenti,
senza averne fatto alcun cenno precedentemente. Chiamiamola rappresentazione
deduttiva…. Per altro, in questo metodo di rappresentazione compare in
maniera particolarmente forte l’arbitrarietà delle immagini, dato
che si comincia con delle creazioni mentali del tutto arbitrarie e la loro
necessità non viene motivata all’inizio, ma giustificata solo in
seguito.
…Però si potrebbe sviluppare l’immagine
anche secondo il metodo opposto, partendo direttamente dai fatti come si
presentano all’osservazione imparziale, facendo scaturire le immagini da
questi fatti gradualmente ed introducendo tutte le astrazioni solo quando
queste non possono essere assolutamente più evitate. Chiameremo
quest’ultima rappresentazione induttiva. Essa, rispetto alla deduttiva,
ha lo svantaggio che le immagini non si manifestano fin dall’inizio in
modo così puro, e quindi la loro coerenza intrinseca non è
così chiaramente riconoscibile. Ma ha anche il vantaggio di sostituire
il procedimento deduttivo, astratto e distaccato dalla realtà, con
un metodo legato solo a ciò che è immediatamente dato, mostrando
nel modo più chiaro possibile come sono nate le immagini astratte
e perché ricorriamo proprio a queste. ( Sui principi e le equazioni
fondamentali della meccanica, Clark University 1899).
-
Boltzmann sottolinea l’utilità di possedere più immagini
dello stesso fenomeno:
... Nella fisica teorica, oltre all’atomismo nella sua forma
attuale, si usa un secondo metodo, cioè la rappresentazione di un
insieme di fatti il più limitato possibile mediante equazioni differenziali.
La chiameremo fenomenologia su base fisico-matematica. Poiché questa
dà un’immagine nuova dei fatti ed è ovviamente vantaggioso
possedere più immagini che si può, è, naturalmente
accanto all’atomismo nella sua forma attuale, di alto valore... Se si pensa
ad una possibile immagine del mondo onnicomprensiva, ... , è ancora
incerto se questa sia più facilmente raggiungibile secondo il metodo
fenomenologico o attraverso il perfezionamento costante e la conferma sperimentale
delle immagini dell’atomismo attuale. Si potrebbe anche pensare che possano
esistere diverse immagini del mondo che posseggono tutte le stesse caratteristiche
ideali. ( Sull’indispensabilità dell' atomismo nella scienza,
1897 ).
... E’ perfino possibile che possiamo costruire un sistema
di immagini dei fenomeni in modi diversi. Ognuno di questi sistemi non
è ugualmente semplice e non rappresenta i fenomeni ugualmente bene.
Ma può essere dubbio, ed in un certo qual modo una questione di
gusti, quale noi consideriamo più semplice, attraverso quale rappresentazione
dei fenomeni ci sentiamo più soddisfatti. La scienza perde in questo
modo la sua impronta unitaria. In passato si rimaneva fedeli al fatto che
potesse esistere solo una verità: gli errori erano molti, ma la
verità una sola ( Sui principi e le equazioni fondamentali della
meccanica, Clark University 1899 ).
Cristiana Toletti - Brani scelti da: L. Boltzmann,
Modelli
matematici, fisica e filosofia, Bollati Boringhieri, Torino 1999.
4. Modelli complementari del calore.
Il lavoro che segnò il passaggio da uno studio
empirico dei fenomeni termici alla formulazione matematica delle leggi
del calore fu la Memoria sul Calore, presentata all’Accademia Francese
delle Scienze da Lavoisier e Laplace, nel 1780. Nella relazione viene presentato
anche un nuovo strumento, il calorimetro a ghiaccio, che, con qualche perfezionamento,
continuerà ad essere usato fino ai giorni nostri. Esso si basa su
un principio molto semplice: è possibile misurare la quantità
di calore assorbita da una massa di ghiaccio a 0°C misurando il volume
d’acqua prodotto nella fusione. Nel lavoro vengono esaminate anche le ipotesi
sulla natura del calore:
Gli scienziati sono divisi sulla
natura del calore. Molti di loro lo considerano un fluido, diffuso ovunque,
che penetra più o meno nei corpi a seconda della loro temperatura
e della loro tendenza specifica a trattenerlo; esso può combinarsi
con i corpi e, in tal caso cessa di agire sul termometro e non può
più essere trasmesso da un corpo ad un altro; solo quando è
libero e può quindi distribuirsi nei corpi fino a raggiungere uno
stato di equilibrio, esso forma ciò che noi chiamiamo calore libero.
Altri fisici pensano che il calore
non sia altro che il risultato dei moti impercettibili delle molecole che
compongono la materia. Sappiamo che tutti i corpi, anche i più densi,
sono riempiti di un gran numero di pori o piccoli spazi vuoti, il cui volume
può essere molto più grande di quello della materia che essi
racchiudono; tali spazi vuoti permettono alle particelle invisibili di
oscillare in tutti i sensi, ed è naturale pensare che le particelle
siano animate da una agitazione continua che, se aumenta oltre un certo
punto, può separare le particelle e decomporre il corpo; secondo
i fisici di cui stiamo parlando questo movimento interno costituisce il
calore.
Per sviluppare questa ipotesi faremo
osservare che, in tutti i moti in cui avvengono cambiamenti violenti, esiste
una legge generale che i matematici chiamano "principio di conservazione
delle forze vive"; questa legge afferma che, in un sistema di corpi che
interagiscono in maniera qualsiasi, la forza viva, cioè la somma
dei prodotti di ogni massa per il quadrato della sua velocità, è
costante. Se i corpi vengono sottoposti a forze acceleratrici, la forza
viva è uguale a quella che si aveva all’inizio del movimento, più
la somma delle masse moltiplicate per i quadrati delle velocità
dovute all’azione delle forze. Secondo l’ipotesi che stiamo esaminando,
il calore è la forza viva dovuta ai movimenti impercettibili delle
molecole di un corpo; essa è la somma della massa di ogni molecola
per il quadrato della sua velocità.
Se si mettono in contatto due corpi
aventi temperature differenti, i moti che essi si comunicheranno reciprocamente
saranno disuguali; la forza viva del corpo più freddo aumenterà
di una quantità uguale a quella persa dall’altro, e tale aumento
continuerà ad avvenire finché i moti trasmessi da un corpo
all’altro non diventeranno uguali; in tale stato la temperatura dei due
corpi sarà uguale...
Noi non faremo una scelta tra le
due ipotesi precedenti; parecchi fenomeni, come per esempio quello prodotto
dall’attrito tra due corpi solidi, sembrano favorevoli alla seconda; altri
vengono spiegati più semplicemente dalla prima ipotesi; forse entrambe
sono contemporaneamente valide.
Lavoisier e Laplace giungono ad una specie di
compromesso sui modelli del calore, che possono essere considerati complementari
date le difficoltà che si incontravano nell’applicare l’uno e l’altro
modello ad insiemi di dati sperimentali che, mentre erano spiegabili con
il fluido non lo erano con la forza viva e viceversa.
Cristiana Toletti