VIII. STABILITA' STRUTTURALE E MORFOGENESI: FORME EMERGENTI DALL' AUTO-ORGANIZZAZIONE DEL SUBSTRATO.

2. Strutturalismo dinamico e morfogenesi biologica.

Le diverse accezioni del termine di struttura.

Secondo il campo d' applicazione considerato, il concetto di struttura può possedere un contenuto problematico e un valore epistemologico molto diversi. Nel caso di un meccanismo tecnico, di una costruzione o di un' opera d'arte, si riesce in generale a descrivere completamente la struttura attraverso un piano di composizione. Anche nel caso di sistemi fisico-chimici (cristalli, macromolecole ecc.) si sa (almeno in linea di principio) derivare la struttura dalle interazioni tra i componenti... In altri campi invece, come per esempio quelli della biologia naturalista (tassonomica, anatomica, morfogenetica, cioè non strettamente fisico-chimica), della percezione, dell' antropologia o della semio-linguistica, ci si trova a fare i conti con strutture immanenti non materiali, con forme astratte di organizzazione che non sono riducibili a sistemi di componenti in interazione...

L' oggettività delle strutture deve dunque essere costituita come tale, ed è per questo che, in tutti questi casi, una riflessione approfondita ha condotto a fare del concetto organizzativo di struttura una autentica categoria comprensiva ed esplicativa, a interrogare in maniera critica il valore oggettivo e a cercare di formalizzarne il semantismo categoriale. E' così che sono state elaborate progressivamente quella nuova metodologia e quella nuova unità razionale chiamate strutturalismo... Il suo punto di vista si oppone tanto al punto di vista riduzionista dell' "atomismo" che a quello storicista dell' evoluzionismo... In questo senso l' orizzonte dello strutturalismo è innanzitutto quello di una descrizione fenomenologica dei rapporti formali di dipendenza che legano "organicamente" e sistematicamente le parti in un tutto. Successivamente è quello della loro formalizzazione.

In quanto forma ideale dell' organizzazione di una sostanza, una struttura non è un fenomeno sensibile. Essa è "invisibile", in quanto tale, sebbene la sua realizzazione sostanziale e i suoi effetti siano osservabili e possano essere oggetto di protocolli sperimentali ben definiti. In questo senso ogni struttura è un oggetto teorico (e non un fatto), un oggetto teorico al tempo stesso ideale e reale. La difficoltà è dunque, se si vuole evitare un idealismo ingenuo, quella di costituirla quale oggetto di esperienza in quanto forma astratta emergente, tramite un processo di epigenesi, dall' organizzazione del substrato in cui si realizza...

L' influenza esercitata sull' episteme contemporanea dal positivismo e dall' empirismo logici, nella loro volontà dogmatica di estirpare la questione ontologica dalla teoria della conoscenza, ha portato a privilegiare l' interpretazione epistemologica della categoria di struttura riducendola a un concetto operativo la cui realtà non è ontologica ma puramente metodologica... In effetti, in un' ottica epistemologica, metodologica e "nominalista", il concetto di struttura non può essere che un concetto descrittivo, certamente empiricamente fondato, ma senza valore oggettivo proprio. Per quanto operativo, esso è allora soltanto un artificio intellettuale (una costruzione metalinguistica) e proprio per questo non può divenire la fonte di un autentico progresso teorico. In particolare non può condurre a un progresso della matematizzazione dei fenomeni...

Se si volesse fare una "analisi spettrale", sia storica che sistematica, dello strutturalismo, bisognerebbe analizzare almeno le "correnti" seguenti e le loro influenze reciproche:

i) Lo strutturalismo dinamico, d' origine biologica e di contenuto vitalista, che, partendo dalla Naturphilosophie e dal Dynamismus nati dall' idealismo speculativo tedesco, ha punteggiato la storia della biologia per sfociare attraverso le entelechie di Driesch ai concetti di "campo morfogenetico" e di "creodo" in Waddington. Questo strutturalismo dinamico è centrato sul problema della morfogenesi.
ii) Lo strutturalismo fenomenologico e gestaltista che si è costituito all' inizio del secolo a partire dai lavori di Brentano (Stumpf, Meinong, Ehrenfels, Husserl, Köhler, Koffka, Wertheimer ecc.).
iii) Lo strutturalismo linguistico che, nato dalla "frattura epistemologica" saussuriana, è divenuto uno dei paradigmi fondamentali delle scienze umane, in fonologia con Jakobson, in antropologia con Lévi-Strauss, in linguistica con Tesnière e Benveniste o in semiotica con Hjelmslev e Greimas...
iv) Lo strutturalismo epigenetico e cognitivo di Piaget.
v) Lo strutturalismo "catastrofista" sviluppato da René Thom. Profonda sintesi tra i concetti di morfogenesi e di struttura, e dunque tra lo strutturalismo dinamico "vitalista" e il razionalismo semio-linguistico inaugurato da Saussure, esso è il primo a essere riuscito a matematizzare le strutture in quanto oggetti teorici, superando così le modalità di un formalismo ingenuo.

L' aporia dell' organizzazione nella Critica del giudizio.

Si può far risalire l' origine della problematica strutturale moderna al modo in cui Kant ha trattato, nella seconda parte della Critica del giudizio, l' organizzazione biologica in termini di finalità..., e più precisamente al modo in cui ha mostrato che la comprensione teorica dei fenomeni d' organizzazione esigeva necessariamente il ricorso a due principi... antinomici, l' uno riduzionista, l' altro olistico. Richiamiamo brevemente le tappe della sua argomentazione:

i) Data la struttura a priori dell' esperienza possibile, una finalità oggettiva nella natura è inammissibile. Oggettivamente parlando, la natura è necessariamente meccanica...
ii) E' un fatto tuttavia che esistano nella natura dei "fini naturali", cioè delle cose che sono "causa ed effetto di se stesse", in breve degli esseri viventi organizzati...
iii) La finalità interna non è solamente organizzazione, ma auto-organizzazione. In un fine naturale esiste una determinazione reciproca tra le parti e il tutto. La struttura non è quella di un meccanismo, ma l' effetto dell' Idea del tutto che determina l' unità sistematica della forma e del legame tra le parti. L' organizzazione dipende dunque da una "forza formatrice" (bildende Kraft) che non essendo spiegabile meccanicamente non è oggettiva...
iv) Poichè le massime del giudizio rispettivamente riduzionista e olistico sono contraddittorie, esse sfociano in una "dialettica" naturale. Ma, per Kant, questo conflitto non è un' antinomia perchè verte precisamente solo su massime, cioè su prescrizioni che il soggetto deve seguire per giungere alla conoscenza... C' è antinomia solo se, passando dogmaticamente dal riflettente al determinante, si fa uso dell' Idea di finalità come di un concetto costitutivo, come di una categoria oggettiva...

L' ostacolo epistemologico magistralmente messo in luce in La Critica del Giudizio teleologico - cioè l' impossibilità di principio di spiegare fisicamente i fenomeni di morfogenesi, d' auto-organizzazione e di regolazione - è ancora lungi dall' essere risolto... Siamo ancora molto lontani dal comprendere come strutture stabili e autoregolate possano emergere da un substrato fisico-chimico... E' solo recentemente che, in casi elementari (non biologici), si è potuto cominciare a spiegare come degli insiemi fisico-chimici potessero spontaneamente auto-organizzarsi sia temporalmente (reazioni chimiche oscillanti), sia spazio-temporalmente (patterns spaziali della reazione di Belousov-Zhabotinsky, cellule di Bernard ecc.). E per questo è stato necessario utilizzare dei progressi matematici decisivi nell' analisi delle biforcazioni dei sistemi d' equazioni differenziali. In questo senso la biologia rimane ancora, così come affermava Jean Piaget, "la chiave dello strutturalismo".

Lo strutturalismo in biologia.

In biologia il paradigma strutturalista è un punto di vista dinamico che si è imposto a più riprese nel corso della storia, di fatto ogni volta che si è tentato di pensare la morfogenesi. Il concetto di struttura è dunque inseparabile da quello di forma. Ma, per la stessa ragione, ha sempre avuto stretta attinenza con il concetto speculativo, vitalista, di entelechia, ciò che spiega il suo rifiuto da parte dei sostenitori del paradigma riduzionista. Tutto comincia col principio di connessione spaziale delle parti in un tutto organico, principio introdotto da Geoffroy Saint-Hilaire e ripreso da Goethe. Nelle sue lunghe e pazienti meditazioni sulla morfogenesi vegetale, protratte dal 1770 fino alla sua morte nel 1832, Goethe ha cercato non tanto di comprendere i processi fisico-chimici e meccanici soggiacenti alla formazione degli organismi quanto il principio in virtù del quale un organismo è ciò che appare...

Questo principio ideale Goethe lo riconoscerà progressivamente nel dispiegamento spazio-temporale di una forza organizzatrice interna che passa all' esistenza manifestandosi così spazio-temporalmente. E' questo il principio di entelechia "a priori" che presiede, secondo Goethe, alla formazione dei "fini naturali". Ma uno dei risultati centrali della critica kantiana è precisamente che un' Idea è per essenza irrimediabilmente disgiunta dalle intuizioni dello spazio e del tempo. Goethe si trova dunque costretto a trasgredire la dottrina kantiana dell' oggettività per poter pensare l' entelechia come un concetto intuitivo... La risposta goethiana all' aporia della forma in biologia è dunque speculativa. Essa sta all' origine del vitalismo. Ma ciò non toglie che essa possieda un eminente valore epistemologico, nella misura in cui l' insieme dello strutturalisnmo dinamico (sia in biologia, in psicologia o in semiolinguistica) le è rimasto, implicitamente o esplicitamente, solidale...

Secondo Goodwin e Webster [1982], si tratta di analizzare storicamente ed epistemologicamente il conflitto classico e ricorrente tra il punto di vista strutturalista e il punto di vista neo-darwinista (che è la sintesi della teoria darwiniana dell' evoluzione e della teoria molecolare dell' ereditarietà)... Ora, il paradigma neo-darwinista è un sistema concettuale la cui apparente "evidenza" rende precisamente inintelligibile la ragione dei fenomeni morfologici. Esso può solo attribuirla a un caso evolutivo, negando qualunque necessità nell' ordine delle forme, qualunque "legge" della forma. Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che, in questo paradigma, si identificano surretiziamente il concetto di controllo e la categoria di causa. Il genoma controlla la forma e lo sviluppo. Il suo controllo permette quindi di dominare (e di manipolare) i suoi effetti... Concezione storicista e dualista, il neo-darwinismo... riduce la connessione strutturale e l' organizzazione posizionale delle parti a una semplice contiguità spaziale e subordina la "finalità interna" alla "finalità esterna", cioè all' adattamento e alla selezione. La struttura si riduce alla ereditarietà. Essa è data storicamente e la sua sola necessità è quella della sua evoluzione...

Il razionalismo strutturale manifesta in questo la mancanza di consequenzialità che si produce nel fare della storia non solo la causa dell' evoluzione ma al tempo stesso la causa della stabilità e dell' invarianza delle specie. Per il razionalismo strutturale, dunque, l' organismo non è soltanto un sistema fisico-chimico complesso geneticamente controllato, ma anche una struttura, cioè una totalità organizzata da un sistema di relazioni interne che soddisfano a delle "leggi" formali e a degli universali.... L' ipotesi fondamentale del razionalismo strutturale è che l' espressione del genotipo tramite il fenotipo resta incomprensibile finchè non si introduce una informazione posizionale che controlla la differenziazione cellulare. Vi sarebbe, negli esseri organizzati, un' efficacia della posizione, poichè la posizione seleziona certi regimi metabolici attivando certi geni. Ed è la comprensione di una simile informazione posizionale, di una simile efficacia della posizione, che costituisce il problema teorico centrale dello strutturalismo dinamico, non soltanto in biologia, ma in tutte le altre discipline strutturali...

I caratteri principali delle strutture organizzazionali sono:
i) la genesi dinamica, l'autoregolazione e la stabilità strutturale;
ii) l' equipotenzialità, cioè il fatto che le strutture non si riducono a delle interazioni di componenti ma includono una determinazione reciproca di posti, una determinazione reciproca di valori posizionali;
iii) l' equifinalità e l' omeostasi (l' epigenotipo di Waddington), cioè il fatto che lo sviluppo è esso stesso strutturalmente stabile come processo, essendo il suo stato finale in larga misura indipendente dal suo stato iniziale;
iv) la chiusura delle strutture elementari e l'esistenza di costrizioni, di "leggi" della forma;
v) la "generatività" delle forme, l' apertura dell' insieme chiuso delle strutture elementari verso la complessità.

Questi diversi concetti sono di fatto delle vere categorie regionali per la regione dei fenomeni morfologici. Essi sussumono delle proprietà fondamentali dell' auto-organizzazione e rinviano tutti in ultima istanza a quella efficacia della posizione secondo la quale un sistema di connessioni non è altro che una organizzazione relazionale e dinamica di valori posizionali. La loro categorialità, che come vedremo più avanti è più linguistica che fisica, determina il tipo di teoria di cui si deve disporre per rendere intelligibile il concetto morfologico e dinamico di struttura. Ma si capisce che tutto il problema è di arrivare a definire per questi concetti un valore oggettivo che permetta loro di sfuggire allo statuto di concetti riflettenti e che consenta in questo modo allo strutturalismo dinamico di superare lo stadio, non scientifico e acritico, di un semplice vitalismo speculativo.

3. Strutturalismo semio-linguistico e morfogenesi del senso.

"Gestalttheorie" e fenomenologia.

Nel campo psicologico lo strutturalismo trova la sua origine nella Gestalttheorie... Essa parte da una critica dell' atomismo delle sensazioni e dell' associazionismo e intrattiene stretti rapporti con la fenomenologia husserliana. Il concetto di sensazione pura è soltanto un artificio sperimentale, un concetto esplicativo ipotetico, nella misura in cui una sensazione non potrebbe esistere al di fuori di una organizzazione percettiva... L' ipotesi fondamentale della Gestalttheorie è che è impossibile trattare una percezione immediata come un sistema di relazioni tra sensazioni atomiche poichè un tale sistema è il prodotto di una analisi e l' analisi è una trasformazione reale dello stato di coscienza. Né i termini né le relazioni hanno quindi esistenza psicologica attuale ed è perciò che si devono concepire le percezioni come delle "complessioni" (per riprendere un termine di Meinong), delle Gestalten, delle strutture, come "unità organiche che s' individualizzano e si limitano nel campo spaziale e temporale di percezione o di rappresentazione"...

Piuttosto che cercare come Husserl una descrizione fenomenologica delle strutture, o come i formalisti una descrizione logico-combinatoria, i gestaltisti hanno cercato di teorizzarle dinamicamente come fenomeni naturali. Per questo hanno avanzato l' ipotesi (magistralmente confermata in seguito) che "i principi della dinamica, per la loro generalità, vanno oltre le loro applicazioni strettamente fisiche"... In altre parole, la Gestalttheorie considera gli esseri organizzati, siano essi fisici, biologici o psicologici, "in quanto sottomessi a leggi dinamiche molto generali, comuni a tutti gli esseri organizzati". Così, tanto al livello dei fenomeni naturali (fisici e biologici) quanto a quello psicologico della percezione e a quello del linguaggio che media la percezione e il mondo, il concetto di struttura, prima ancora dello strutturalismo degli anni Cinquanta e Sessanta, è stato pensato in modo approfondito già all' inizio del secolo, in quel contesto filosofico razionalista austro-tedesco in cui si sono strettamente intrecciate:

i) la generazione dei fondatori della psicologia strutturale, Stumpf, Meinong e Ehrenfels (tutti allievi di Brentano; essendo lo stesso Carl Stumpf - è bene ricordarlo - il maestro di Husserl e dei teorici gestaltisti della scuola di Berlino: Wertheimer, Köhler e Koffka);
ii) la fenomenologia husserliana (quella delle Ricerche logiche);
iii) l' assiomatica hilbertiana;
iv) le riflessioni sul linguaggio di Wittgenstein e del Circolo di Vienna;
v) attraverso Jakobson, le riflessioni del Circolo di Praga.

In seguito al crollo intellettuale della Germania durante il nazismo, l' unità razionale di questo contesto si è trovata smembrata in maniera irreversibile... In particolare, la radice dello strutturalismo moderno, posta all' incrocio del vitalismo biologico, della fenomenologiaa e della Gestalttheorie, è stata completamente occultata...

Tutte le discussioni classiche sulle relazioni delle parti con un tutto, a partire dalla loro origine aristotelica fino agli empiristi passando attraverso la Scolastica del Medioevo, sono state riprese secondo una nuova ottica a partire da Brentano. Una buona parte di questi problemi può essere considerata come concettualmente risolta (ad esempio il contenuto fisico delle relazioni di causalità o di interazione, le nozioni insiemistiche di appartenenza di un elemento a un insieme o di inclusione di una classe in un' altra, la natura delle connessioni spaziali in uno spazio, i rapporti di dipendenza sintattica in una formula logica ecc.). Altri però, considerati cruciali dai fenomenologi e dai teorici gestaltisti, sono ancora del tutto aperti.

Gli stati di cose ("Sachverhalte").

Per poter capire, al di qua del semplice rapporto di denotazione, il rapporto di descrizione tra linguaggio e realtà esterna, è necessario postulare un terzo termine. Se si considera un enunciato che descrive un fatto esterno (ad esempio una interazione attanziale), occorre supporre che la struttura sintattico-semantica di questo enunciato ammetta un correlato oggettivo, in altre parole che ci sia una strutturazione "oggettiva" del fatto... che si viene a trovare espressa linguisticamente. Il problema è che questa strutturazione non è di natura fisica, cioè oggettiva in senso trascendente (indipendente da qualunque osservatore)... Eppure, per quanto esprimibile linguisticamente, essa non è di natura linguistica. Costituisce un terzo termine fenomenologico reale tra espressione e realtà, terzo termine chiamato stato di cose.

Data la sua natura di terzo termine, è possibile trattare il concetto di stato di cose in due maniere opposte tra loro:
i) Identificandolo col fatto e limitandosi a farne il garante della verità dell' enunciato. Questo punto di vista è divenuto dominante in filosofia del linguaggio. Quali che siano gli affinamenti apportati (ad esempio attraverso le logiche intenzionali che spiegano sia i concetti opachi sia lo scarto de dicto / de re, entrambi introdotti dalle modalità), la concezione del rapporto tra linguaggio e realtà sviluppa in questo caso una concezione denotativa ispirata ai rapporti tra sintassi e semantica nella teoria logica dei modelli.

ii) Tentando di comprendere come, in quanto struttura "oggettiva", in quanto invariante fenomenologica, in quanto realtà nè fisica né logico-linguistica, il concetto di "stato di cose" possa emergere dal fatto esterno. Questo secondo punto di vista, molto più costrittivo, ha come interesse principale quello di permettere di dominare le strutture linguistiche attraverso regole imposte dalla struttura della realtà e delle "Gestalten" percettive e di fare economia delle ipotesi innatiste (di tipo chomskiano, ad esempio) nella spiegazione degli universali del linguaggio.

E' il punto di vista adottato da Renè Thom: "Non si può... ammettere che i fattori di invarianza fenomenologica che creano nell' osservatore il sentimento della significazione provengano da proprietà reali degli oggetti del mondo esterno e manifestino la presenza oggettiva di entità formali legate a questi oggetti ?... L' analisi propriamente geometrico-topologica [morfologica] ... permette di associare a qualunque processo spazio-temporale alcune invarianti di natura combinatoria [delle catastrofi] ... di cui si può ragionevolmente pensare che giochino un ruolo essenziale, in virtù del loro carattere fondamentale, nella descrizione verbale del processo. Questa è l' origine, secondo noi, dello schematismo originale che regge l' organizzazione linguistica della nostra visione del mondo"...

In mancanza di un simile strumento teorico si è obbligati a supporre, con Husserl e Wittgenstein, che la fisica, per quanto perfetta, per quanto completa, non sarebbe in grado di consentire l' accesso a una descrizione degli stati di cose fenomenologici e che questi sarebbero dunque afferrabili solo attraverso la loro espressione linguistica. Ma subito essi ne divengono indistinguibili e ci si trova obbligati a postulare che un enunciato è, nella sua struttura logico-linguistica, una simulazione (un' immagine) di uno stato di cose reale (non logico-linguistico), senza tuttavia poter dire nulla sulla struttura autonoma di quest' ultimo... Nel Tractatus la natura dell' immagine logica (della proposizione come "quadro") è doppia, da una parte unità strutturale della proposizione e dall' altra omologia tra questa struttura e quella dello stato di cose correlativo, similitudine tra le connessioni sintattico-semantiche costitutive della proposizione e le connessioni reali costitutive dello stato di cose...

In altri termini, contrariamente a ciò che avviene nella teoria logica dei modelli, la comprensione dei rapporti tra linguaggio e oggetto presuppone il chiarimento (fenomenologico e gestaltista) del modo in cui la struttura di uno stato di cose può emergere da e nella realtà oggettiva... Per Wittgenstein la strutturazione della realtà in stati di cose corrisponde al modo in cui noi la pensiamo. Pensando la realtà secondo tale stato di cose, le applichiamo la proposizione correlativa, e questa proiezione costituisce la forma del senso (Form des Sinnes)... Ma, salvo ritornare a una logica tradizionale della rappresentazione, bisogna, in questa equivalenza, andare dalla manifestazione al senso e non dal senso alla manifestazione, esplicitare queste "entità formali" oggettive attraverso le quali sussistono i "fattori d' invarianza fenomenologica" degli stati di cose, in altri termini radicare il pensiero del senso delle proposizioni nella strutturazione (anche percettiva) della realtà.

Lo strutturalismo in fonologia.

Nel campo delle scienze del linguaggio si può fare risalire il punto di vista strutturalista ai lavori di Saussure e, in particolare, all' elaborazione del concetto teorico fondamentale di paradigma (nel senso dell' opposizione tra asse paradigmatico e asse sintagmatico). L' apporto essenziale dello strutturalismo saussuriano, come è noto, è quello di aver sostituito, in materia di linguaggio, dei criteri relazionali di identità ai criteri sostanziali classici. L' identità di una unità linguistica in un sistema paradigmatico è un valore, cioè un' identità puramente posizionale. Facendo uso di un' analogia "geografica", si può dire che un paradigma è una regione D categorizzata scomposta in sottoregioni Di grazie a un sistema K di frontiere. Ogni sotto-regione Di è definita dalla sua estensione, cioè dalla categorizzazione K. E' in questo senso che c' è struttura, visto che l' organizzazione globale K determina, trovandovisi implicitamente presente, le unità locali Di. Un paradigma perciò non è un sistema di relazioni fra termini preliminarmente definiti. Per quel che riguarda il loro valore, i termini di un paradigma... non hanno esistenza autonoma; essi sono definibili solo attraverso la loro determinazione reciproca... Tale categoria dà senso all' "assioma" strutturale secondo cui la differenza precede ontologicamente l' identità... La determinazione di un valore in quanto valore posizionale è una determinazione puramente negativa tramite limitazione...

Il concetto saussuriano di paradigma è stato utilizzato da Roman Jakobson in un' ottica fenomenologica come concetto fondatore della fonologia. Mentre gli allofoni di un fonema sono unità sostanziali di natura audio-acustica (unità della sostanza dell' espressione nel senso di Hjelmslev), i fonemi sono al contrario unità astratte distintive e discriminanti, di essenza linguistica e funzionale, descrivibili come fasci di tratti distintivi e sottomessi a leggi fonologiche che manifestano una stratificazione dei loro paradigmi. Tuttto il problema teorico diventa allora quello di comprendere il legame che esiste tra la fonetica e la fonologia, tra l' organizzazione della sostanza dell' espressione e l' articolazione della forma dell' espressione. Il problema è comprendere come le categorizzazioni e le stratificazioni fonologiche, la cui descrizione costituisce l' oggetto della fonologia, possano emergere, in quanto strutture, dal substrato fonetico, dal flusso audio-acustico... La sostanza dell' espressione non è una sorta di hyle indifferenziata che sarebbe informata da una forma ideale, una essenza, un eidos, che le sarebbero estranei...

La chiave per la soluzione di questa difficoltà si trova nella struttura della percezione fonetica, il cui carattere fondamentale, scoperto piuttosto recentemente, è quello di essere categoriale... Se si sottopongono dei soggetti a dei testi d' identificazione e di discriminazione degli stimoli, si può constatare che la discriminazione è subordinata all' identificazione; in altre parole: i) che l' identificazione categorizza i continua, li suddivide in domini che corrispondono ad altrettanti percetti stabili, e ii) che non esiste discriminazione intracategoriale. E' questo secondo carattere a definire la percezione fonetica come categoriale e a opporla drasticamente a un percezione continua qual è quella dei colori, dove la capacità di discriminazione è essenzialmente indipendente dalla categorizzazione. Tale carattere permette di capire come la percezione possa spontaneamente discretizzare il flusso audio-acustico; in altri termini, come il discontinuo possa emergere dal continuo.

Strutture attanziali e grammatiche dei casi.

In campo sintattico l' approccio propriamente strutturale risale ai lavori di Lucien Tesnière [1969]. Per Tesnière una frase è prima di tutto un sistema di connessioni che, essendo "incorporeee" (non sensibili), si possono cogliere solo "mentalmente". Tali connessioni strutturali, orientate e gerarchizzate, non sono di essenza logica ma costituiscono un principio "organico e vitale" di organizzazione (è il modo in cui Tesnière ha riformulato l' innere Sprachform humboldtiana). Tesnière ne ha dato, col nome di stemmi, una rappresentazione grafica dalla quale traggono origine tutti gli alberi sintagmatici attraverso cui sono state in seguito descritte formalmente le lingue. Così, quale materializzazione visiva di rapporti astratti di dipendenza, lo stemma non è altro che lo schema strutturale della frase. Per Tesnière le connessioni strutturali definiscono le funzioni, cioè i ruoli assegnati alle parole nell' espressione del pensiero. Esse sono proiettate sull' ordine lineare delle concatenazioni sintagmatiche, di modo che tuttta la sintassi strutturale poggia "sui rapporti che esistono tra l'ordine strutturale e l' ordine lineare".

Gli sviluppi moderni delle grammatiche generativo-trasformazionali e delle semantiche generative potrebbero farci credere che il punto di vista struttturalista iniziale di Tesnière sia stato adeguatamente formalizzato e, grazie a ciò, ampiamente superato. Di fatto però le cose non stanno così. Tali sviluppi appartengono in realtà a una concezione statica, tassonomica, formalista e logico-combinatoria delle strutture sintattiche, e portano ad algebrizzarle in maniera più o meno sofisticata. In questo senso essi si distaccano completamente dal punto di vista dinamico, "vitalista" e gestaltista di Tesnière... Infatti la sua è una concezione attanziale - e dunque "scenica" - centrata sullo studio della valenza verbale... Dopo l' elaborazione delle grammatiche generativo-trasformazionali, perchè questo aspetto delle cose venga ripreso in considerazione, occorrerà attendere quella delle grammatiche dei casi di Fillmore, Chafe e Anderson, e poi, più recentemente, quella delle grammatiche relazionali di Keenan, Comrie e Johnson che partono dai lavori di Perlmutter e Postal...

La soluzione proposta da Fillmore... consiste nel sottolineare il fatto che molti campi semantici diversi possono servire da substrato per uno stesso schema astratto di connessioni attanziali e dunque, all' interno del semantismo dei casi, nel distinguere da una parte quello del campo semantico specifico considerato e dall' altra quello, puramente posizionale, definito dallo "stemma" che rappresenta questo schema. Tali campi semantici, sono stati chiamati da Fillmore scene... Da qui lo slogan: "Meanings are relativized to scenes". Per sviluppare questa concezione scenica... Fillmore ricorre alla nozione di cornice del caso (case frame) la cui funzione è quella di mediare la descrizione delle situazioni e delle rappresentazioni sintattiche soggiacenti... Così facendo, Fillmore mantiene una definizione concettuale dei casi collocandoli sulla linea di confine tra pensiero e lingua e riprendendo l' idea wittgensteiniana di una similarità "raffigurativa" tra la struttura sintattica di una frase e la scena (lo stato di cose) che essa descrive: noi scegliamo e comprendiamo le espressioni linguistiche "eccitando" in noi delle scene, delle situazioni prototipiche memorizzate rispetto alle quali l' espressione ha una funzione descrittiva e classificatrice... Ritroviamo così, a proposito della sintassi strutturale, tutti i problemi gestaltici e fenomenologici che abbiamo richiamato più sopra: gli universali del linguaggio devono radicarsi nell' organizzazione, dovuta alla percezione e all' azione, degli stati di cose.

Strutture semio-narrative.

Al di là dell' abbondante varietà delle strutture discorsive superficiali, è possibile far apparire delle strutture profonde, chiamate da A. J. Greimas strutture semio-narrative. L' interesse di questo procedimento (standard in campo semio-linguistico) è duplice: i) Esso consente di mostrare il fatto che anche dei discorsi astratti (non figurativi), siano essi filosofici, politici o scientifici, sono organizzati secondo strutture analoghe. ii) Esso consente di mostrare il fatto che le strutture semio-narrative profonde sono parimenti delle strutture vissute nelle passioni, nell' ideologia, nell' azione, nel sogno ecc. Questi due fatti conducono all' idea che... le strutture semio-narrative sono delle strutture antropologiche dell' immaginario... Uno dei principali interessi della "grammatica" semio-narrativa greimasiana è quello di mettere in luce un repporto originale tra sintassi e semantica che differisce molto da quello che viene comunemente trasferito dalla teoria logica dei modelli alla linguistica. La comprensione di questo rapporto, detto anche proiezione (o conversione) dell' asse paradigmatico sull' asse sintagmatico, costituisce uno dei problemi centrali dello strutturalismo, forse addirittura il suo proiblema centrale...

Il riconoscimento di una componente sintattica della grammatica semio-narrativa profonda risale ai lavori di Propp sulla fiaba russa esposti nel suo celebre volume La morfologia della fiaba. Soggiacenti alle diverse azioni dei personaggi del racconto, Propp ha messo in luce delle funzioni (cioè delle relazioni attanziali tipiche) concatenate in modo canonico, che si sviluppano in maniera regolata come in un processo di morfogenesi e che si esprimono in sequenze del tipo: verificarsi di una mancanza iniziale, contratto tra un Destinante e un eroe, successione delle prove, dapprima prove qualificanti nel corso delle quali l' eroe acquisisce delle modalita di volere, di sapere e/o di potere, in seguito prova decisiva dove l' eroe compie una performanza che liquida la mancanza iniziale, infine prova glorificante dove la performanza dell' eroe viene sanzionata dal Destinante. In altre parole, Propp ha individuato e formulato delle strutture attanziali invarianti, stabili e universali, rette da una sintassi attanziale che sintagmatizza, lungo quello che A. J. Greimas ha chiamato lo schema narrativo globale, un paradigma attanziale costituito dalle relazioni Destinante/Destinatario, Soggetto/Oggetto di valore, Soggetto/Antisoggetto, Aiutante/Oppositore.

Dopo i lavori di Propp, il riconoscimento di una componente semantica della grammatica semio-narrativa profonda avviene nell' ambito dell ricerche sul mito condotte da Claude Lévi-Strauss... L' idea fondamentale è che esistano, soggiacenti ai racconti e in particolare ai miti, delle categorizzazioni semantiche profonde che articolano dei valori, costituiscono altrettanti codici inconsci... i quali si proiettano sulle articolazioni sintagmatiche. Per quanto denominabili in un metalinguaggio appropriato, queste categorizzazioni non si identificano col semantismo lessicale superficiale manifestato dal racconto. La semantica profonda funziona in modo contestuale e globale. Essa seleziona certo nelle figure lessicali superficiali (altamente surdeterminate) dei tratti semantici (dei semi) specifici. Ma i contenuti che essa articola (Vita/Morte, Natura/Cultura, Uomo/Donna, Divino/Umano ecc.) non sono delle significazioni definibili referenzialmente. Sono delle "pregnanze" psichiche (delle pulsioni e/o degli ideali)... il cui senso non è mai afferrabile come tale ma solo attraverso la sua conversione in strutture attanziali ... Il ruolo della sintassi attanziale è quindi quello di convertire in un fare narrativo la semantica fondamentale che costituisce il messaggio del racconto e determina la sua funzione antropologica. Quest' ultima permette di cogliere, attraverso il simulacro di un "teatro" che le mette in scena, le pregnanze inconsce della soggettività...

Per quanto riguarda la semantica fondamentale, occorre innanzitutto definire formalmente le morfologie di categorizzazione che servono ad articolare la sostanza del contenuto... Questo è l' oggetto della teoria del quadrato semiotico... uno schema universale di articolazione del senso che assicura, secondo Greimas, le condizioni minimali della sua acquisizione. Come forma tassonomica, come struttura elementare anteriore a qualunque investimento semantico, esso sviluppa una categoria semica binaria correlando in una relazione di giunzione (di congiunzione/disgiunzione) e di presupposizione reciproca due semi contrari. Questo "sviluppo", questa specie di morfogenesi, di una relazione di opposizione consiste nel tener conto delle relazioni di contraddizione che oppongono i semi alla loro "negazione". Trattato come una semplice forma logica... il quadrato semiotico... non fa che riformulare i "quadrati logici" la cui tradizione risale ad Aristotele... Ora, le nozioni... di opposizione e di presupposizione rinviano alla nozione primitiva di posizione che è originariamente topologica e non logica. Nello stesso modo le opposizioni poggiano su congiunzioni e disgiunzioni e queste nozioni rinviano alla nozione primitiva di giunzione che è originariamente topologica e non logica. L' essere-formale del quadrato semiotico pertiene dunque in ultima istanza a una topologia dinamica di posti e di connessioni e non a una logica statica di termini e di relazioni...

Per quanto riguarda poi la sintassi narrativa, la teoria greimasiana concepisce le strutture attanziali elementari come la sintagmatizzazione dei rapporti paradigmatici costitutivi del modello attanziale sotto forma di programmi narrativi. Questi si riducono essenzialmente ai rapporti di presupposizione reciproca tra Destinante e Destinatario (dimensione del contratto), tra Soggetto e Oggetto (dimensione dell' acquisizione delle competenze modali e/o della performanza), tra Soggetto e Antisoggetto (dimensione della performanza). Per quanto riguarda il rapporto Soggetto/Oggetto, Greimas concepisce in particolare l' attante soggetto come un soggetto intenzionale (un soggetto della mancanza, un soggetto della ricerca, un soggetto del desiderio) che mira a un valore semantico (ideologizzato positivamente) investiro in un oggetto. Ciò significa che il programma narrativo di base è un programma di congiunzione tra un soggetto e un oggetto-valore, strettamente analogo a quello di congiunzione tra un predatore e una preda...

Ma la difficoltà maggiore resta quella della conversione della semantica fondamentale in sintassi attanziale... Nella teoria generativa greimasiana essa viene risolta con l' introduzione di un livello intermedio, detto della sintassi delle operazioni, che ha affinità al contempo col quadrato semiotico e con le strutture attanziali. L' idea-forza è che le relazioni tassonomiche costitutive del quadrato semiotico possano essere convertite in operazioni logiche sui termini che esse definiscono e che di queste operazioni stesse possano farsi carico determinate interazioni attanziali, e dunque una "sintassi" dell' azione. Per quanto operativa, questa risposta al problema della conversione resta incompleta e non è priva di difficoltà. Essa non consente infatti l' elucidazione né della natura dell' intenzionalità dei soggetti, nè dei meccanismi attraverso i quali una "pregnanza" psichica e inconscia può investirsi in un oggetto e conferirgli così l' "aura" di oggetto-valore. Bisogna però dire che questi fenomeni sconfinano dalla semiotica propriamente detta e che la loro comprensione richiede che ci si volga verso una "metapsicologia" concepita sia in senso freudiano, sia nel senso di un' antropologia dell' immaginario nell' ottica della regolazione biologica.

4. Il problema della formalizzazione delle strutture.

I limiti intrinseci del punto di vista formalista.

Questa breve panoramica di alcuni aspetti dello strutturalismo mostra che, come sistema concettuale e come metodologia, come ontologia regionale nel senso di Husserl, esso è intrinsecamente transdisciplinare (biologia, antropologia, Gestalttheorie, psicologia cognitiva, fonologia, linguistica, semiologia ecc.) e in tutti i campi in cui si rivela empiricamente valido esso riveste, come affermava Piaget, "un ideale positivo comune di intelligibilità." Dottrina epigenetica e relazionale dell' organizzazione, lo strutturalismo costituisce nella pratica, a fianco della fisica, l' unico campo in cui sia venuto alla luce il convergere razionale di fenomeni differenti nell' unità di una stessa appercezione. Il problema della sua formalizzazione è quindi oltremodo cruciale. Ora, riguardo a tale questione così importante, si può dire che lo strutturalismo non sia mai stato all' altezza delle sue ambizioni per mancanza di strumenti formali appropriati...

Per quanto riguarda la formalizzazione delle strutture concepite come una classe particolare di fenomeni, la situazione può sembrare abbastanza soddisfacente. Effettivamente la metodologia strutturale ha prodotto una gran quantità di modelli. Che ciò sia avvenuto con la teoria dei sistemi e la cibernetica, con lo sviluppo delle intelligenze artificiali o con quello delle varie teorie degli automi in grado di comprendere linguaggi, delle grammatiche formali, delle grammatiche categoriali, delle logiche intensionali ecc., essa ha conosciuto un numero impressionante di successi. Bisogna notare tuttavia che tutti questi progressi sono stati resi possibili da una reificazione generalizzata delle strutture, reificazione che ha permesso di algebrizzarle. Lo strutturalismo dinamico, il quale costituisce, come abbiamo visto, il senso autentico dello strutturalismo, si è trovato proprio per questo deliberatamente occultato... Ciò significa che in una prospettiva formalista non si capisce ancora come le strutture rappresentate da tali schemi possano emergere dalle proprietà fisico-chimiche dei substrati...

L' ideale della formalizzazione delle teorie strutturali risale ai tentativi di Husserl di "assiomatizzare", in maniera quasi hilbertiana, una ontologia formale dei rapporti di dipendenza in generale. Esso è stato ripreso da Hjelmslev nel campo semio-linguistico e si trova, ad esempio, alla base dell' epistemologia greimasiana... La maggiore difficoltà che incontra questo punto di vista consiste nel fatto che... esso pertiene a una logica formale orientata sulla forma discorsiva della conoscenza e non a una logica trascendentale orientata sul contenuto oggettivo della conoscenza. Tale punto di vista disconosce drammaticamente... il fatto che nelle scienze la schematizzazione matematica delle categorie ontologiche è la chiave per qualunque costituzione di oggettività e che essa consiste non nell' "assiomatizzare", come una scorretta interpretazione di Hilbert ha potuto far credere, ma nel mettere in luce abduttivamente gli oggetti matematici specifici capaci di tradurre il semantismo categoriale considerato. E' in questo senso che... esiste in materia strutturale un conflitto tra formalizzazione e matematizzazione.

Il problema teorico centrale dello strutturalismo.

Una delle ipotesi guida dello strutturalismo è che l' organizzazione paradigmatica dei sistemi di significazione determini la loro organizzazione sintagmatica. Secondo tale ipotesi... la dimensione sintagmatica sarebbe una proiezione e una conversione della dimensione paradigmatica. Ora, i formalismi di tipo logico... attraverso i quali si arriva alla formalizzazione dei fatti semantici e/o sintattici, riposano tutti sulla liquidazione del paradigmatico a profitto del sintagmatico. Sono quindi inadatti a priori alla formalizzazione strutturale... L' assioma dello strutturalismo postula che l' organizzazione paradigmatica è puramente relazionale e determina delle unità astratte che non possiedono alcuna identità propria isolabile e che non esistono in altro modo che in quanto puri valori posizionali. Esso afferma il primato ontologico della differenza sull' identità in materia di significazione... E' dunque necessario elevare al rango di vera e propria antinomia l' opposizione tra le sintassi formali d' essenza logico-combinatoria che consentono di sviluppare un calcolo delle proprietà ricorsive delle lingue, e le sintassi concettuali di origine paradigmatica che permettono di raffigurare le relazioni significanti che manifestano la forma del contenuto...

L' organizzazione paradigmatica dei sistemi significanti rinvia alla dimensione tassonomica... Tradizionalmente, il tassonomico concerne la classificazione di oggetti già definiti, individuati e autonomi. In senso strutturale, invece, esso riguarda delle unità astratte definite e determinate dalla classificazione stessa. Concerne l' emergere del discreto dal continuo tramite categorizzazione. E' per questo d' altra parte che la nozione primitiva di discontinuo - cioè quella di differenza, di differenziazione - è in qualche modo l' "intuizione pura" dell' ordine strutturale. Uno "spazio" strutturale... è un continuum che si trova dapprima categorizzato da un sistema di discontinuità e successivamente discretizzato... Il paradigmatico è dunque il nome che prende il tassonomico allorchè si afferma, non più che una molteplicità di unità discrete già individuate si distribuisce in un sistema astratto di classi di equivalenza, ma al contrario che, in quanto forma, la classificazione discretizza la sostanza categorizzandola e definisce le sue unità discrete tramite determinazione reciproca. In questo senso il paradigmatico fa del valore posizionale delle unità il risultato di un' autentica morfogenesi della materia significante...

L' ipotesi di una spazialità immanente al paradigmatico permette di precisare la mutazione di natura e di senso che ha subito il tassonomico nella sua riconsiderazione strutturale. Si tratta di passare da una concezione discreta (logico-insiemistica) a una concezione in cui il tassonomico diventa la sintesi tra il concetto di classificazione e il concetto di spazio generalizzato. Così inteso lo strutturalismo si rivela come il luogo teorico che, in materia di linguaggio, è un po' l' analogo di quello che, in cosmologia, si è sviluppato da Riemann a Einstein, Weyl e Cartan. E' noto che fino a Riemann... si dava per scontato che gli oggetti esistessero e si spostassero all' interno di uno spazio autonomo e fornito a priori di una metrica indipendente. Con Riemann compare l' idea rivoluzionaria che, non avendo la struttura euclidea alcun privilegio ontologico, i rapporti metrici dello spazio debbano, se lo spazio è continuo e non discreto, provenire dalla materia che lo occupa... Sulla scia dei lavori di Elie Cartan e di Hermann Weyl, quest' idea ha potuto essere interamente esplicitata attraverso la relatività generale; la metrica dello spazio-tempo è definita dalla distribuzione di materia e governa di rimando il suo movimento.

La geometria assente e l' assoluto letterario.

Non si insiste mai troppo sul fatto che "ciò che ha rapporto immediato con la posizione" è il nome di un ordine di realtà, quello del morfologico in generale. I caratteri di quest' ordine sono la forma, il cambiamento, la discontinuità, la differenziazione, la stabilità (l' omeostasi), la regolazione, l' organizzazione ecc... Esso può accedere (come l' ordine fisico-meccanicista) al rango di un ordine autonomo di legalità soltanto se esiste una geometria correlativa, una geometria morfologica, cioè un' eidetica descrittiva che costruisca matematicamente dei tipi morfologici dalle essenze vaghe... L' assenza di questa geometria, la sua "mancanza assoluta" ha condotto a una scissione di grande rilievo, a una vera e propria "Jalta" trascendentale che ha opposto fino ai nostri giorni i punti di vista riduzionisti e formalisti ai punti di vista romantici/dialettici/materialisti secondo i quali l' ordine morfologico e organizzazionale, così quanto i suoi a priori, sfuggono per essenza a ogni operazione schematica, possono essere giudicati soltanto in modo riflettente (non determinante) e possono essere realizzati soltanto da un idealismo assoluto (di tipo hegeliano o schellinghiano) o, al contrario, da prassi concepite come attività oggettive...

Kant apre due abissi che si rispondono l' un l' altro: quelllo dello schematismo, quello del Soggetto come Idea regolatrice (Darstellung analogica e Bildung infinita)... Nella loro volontà di riconoscere l' Idea come forma propria del soggetto, e di realizzare l' unità veramente cercata da Kant, i romantici affermavano che la forza formatrice è estetica e che la filosofia deve culminare in atto estetico, cioè divenire opera d' arte. Così il soggetto puro operativo kantiano deve realizzarsi (senza alcuna presa di sostanza) in soggetto produttore di un' opera identificata essa stessa con l' operazione della sua produzione. La risposta a Kant è di restituire al "soggetto" della soggettività il potere dell' opera. Ciò esige evidentemente una rottura completa tra soggetto e naturalità, tra arte e imitazione. L' opera è produzione pura. Ma non soltanto, come il vivente, organizzazione. Essa è formazione di forma (in un certo senso innovazione morfogenetica)... In questo contesto il progetto di fare accedere lo strutturalismo a rango d' oggettività acquista tutto il suo significato. Esso consiste... nel fare equivalere l' oggettivazione del morfologico come fenomeno naturale a una logica trascendentale del simbolico.


2, 3, 4: Mario De Paoli - Una collezione di brani scelti da: J. Petitot, Morfogenesi del senso. Per uno schematismo della struttura, Bompiani 1990, sez. I.

5. Stabilità strutturale e morfogenesi.

La successione delle forme.

Uno dei problemi centrali posti alla mente umana è il problema della successione delle forme. Qualunque sia la natura ultima della realtà (supposto che quest' espressione abbia un senso), è innegabile che il nostro universo non è un caos; noi vi discerniamo esseri, oggetti, cose che designamo con altrettante parole. Questi esseri o cose sono forme, strutture dotate di una certa stabilità; esse occupano una certa porzione dello spazio e durano un certo lasso di tempo; di più, benchè un dato oggetto possa essere percepito sotto aspetti assai diversi, non esitiamo a riconoscerlo come tale; il riconoscimento di uno stesso essere sotto l' infinita molteplicità dei suoi aspetti pone di per sè un problema (il classico problema filosofico del concetto), che, mi sembra, solo gli psicologi della scuola della Gestalttheorie hanno posto da un punto di vista geometrico accessibile all' interpretazione scientifica. Supponiamo questo problema risolto, conformemente all' intuizione ingenua che accorda alle cose esterne un' esistenza indipendente dalla nostra percezione. Non meno necessario è ammettere che lo spettacolo dell' universo è un incessante movimento di nascita, di sviluppo, di distruzione di forme. Oggetto di ogni scienza è prevedere questa evoluzione delle forme e, se possibile, spiegarla.

Riassunto delle tesi.

1. Ogni oggetto, o ogni forma fisica, può essere rappresentato da un attrattore C di un sistema dinamico in uno spazio M di variabili interne.
2. Un tale oggetto presenta stabilità, e quindi può essere percepito, solo se l'attrattore corrispondente è strutturalmente stabile.
3. Ogni creazione o distruzione di forme, ogni morfogenesi, può essere descritta con la scomparsa degli attrattori rappresentanti le forme iniziali e la loro sostituzione per cattura da parte degli attrattori rappresentanti le forme finali. Tale processo, detto catastrofe, può esser descritto su uno spazio P di variabili esterne.
4. Ogni processo morfologico strutturalmente stabile è descritto, da una (o un sistema di) catastrofe (i) strutturalmente stabile (i) su P.
5. Ogni processo naturale si decompone in isolotti strutturalmente stabili, i creodi. L' insieme dei creodi e la sintassi multidimensionale che regge le loro posizioni rispettive costituisce un modello semantico.
6. Se si considera un creodo C come una parola di questo linguaggio multidimensionale, il significato di questa parola non è altro che la topologia globale dello (o degli) attrattore (i) associato (i) e quella delle catastrofi che esso subisce. In particolare, per un attrattore dato, il significato è definito dalla geometria del suo dominio d' esistenza in P e dalla topologia delle catastrofi di regolazione che limitano tale dominio.



René Thom, Stabilità strutturale e morfogenesi, Einaudi, Torino 1980, pp. 3 e 361-62.