Teoria dei sistemi
I sistemi dei viventi sono sostanzialmente aperti in quanto,
continuamente riforniti di materia ed energia , restituiscono prodotti
non utilizzabili ed energia degradata a calore a bassa temperatura; sono
sistemi complessi che si distinguono da tutti gli altri per il gran
numero di variabili coinvolte intermedie tra quelle molecolari (regolate
dalla indeterminazione) e quelle macroscopiche.
Si tratta di sistemi stazionari, sempre lontani dall' equilibrio,
che possono passare da uno stato stazionario ad un altro e devono essere
costantemente riforniti di energia.
Prigogine teorizza sistemi aperti lontani dall' equilibrio termodinamico
in grado di generare strutture dissipative in opportune condizioni, sottolineando
la necessità del carattere non lineare della transizione e l' importanza
delle fluttuazioni per il raggiungimento di uno stato stabile diverso dall'
equilibrio termodinamico.
Secondo Prigogine tanto più vi è lontananza dall'equilibrio
tanto più la materia è attiva "la materia è cieca
in prossimità dell'equilibrio, ma lontana dall' equilibrio comincia
a vedere"
L' esempio più semplice e forse studiato è quello di un
sistema
chimico:
[ A] «[
X] «[ F]
all'equilibrio le transizioni in tutti i versi si equivalgono
Se si opera all'interno di un reattore chimico ,attraverso flussi di
materia , possiamo fissare i valori di concentrazione di [
A]
ed [ F] nel modo
opportuno. Cosa succede degli intermedi [X]
?
Essendo le reazioni chimiche in genere non lineari per ogni valore di
[
A] ed [ F]
esistono molte possibili soluzioni per la concentrazione degli intermedi
e tra queste una sola corrisponde all'equilibrio temodinamico ed alla entropia
massima , tanto più ci si allontana dall'equilibrio tanto più
si producono fenomeni di reazioni oscillanti, strutture spaziali nuove,
nuove organizzazioni spazio temporali dette strutture dissipative.
 |
Nel punto di biforcazione corrispondente ad un determinato
valore di [A]/[F] il ramo termodinamico definito a partire dalla concentrazione
degli intermedi, diventa instabile, mentre diventa stabile una nuova soluzione
(il ramo d) |
In chimica le condizioni necessarie per la comparsa delle strutture
dissipative sono essenzialmente: · Distanza critica dall'equilibrio
al di sotto della quale il ramo termodinamico è stabile, senza biforcazione
· Esistenza di tappe catalitiche Queste condizioni sono soddisfatte
da ogni vivente, anche il più semplice in quanto gli enzimi assicurano
una ricchezza di reazioni catalitiche senza eguali nel mondo inorganico.

Le biforcazioni sono origine di rottura di simmetria , autoorganizzazione
delle strutture dissipative, la freccia del tempo svolge un ruolo essenziale
nella formazione di strutture: i sistemi autoorganizzati sono capaci di
adattamento, reagiscono a variazioni ambientali con una risposta flessibile
alla perturbazione Ora i sistemi chimico-fisici sono sostanzialmente ripetitivi,
quelli biologici hanno componenti non ripetitive (SNC non è un gas
di neuroni)
SISTEMI VIVENTI
Consideriamo i casi più semplici come una popolazione di esemplari
con 5000 geni strutturali ( pochi, come una Drosophila) con mediamente
2 alleli per ogni gene avrà un numero aploide di gameti 25000
cioè circa 101500 contro 1079 nucleoni stimati
nell'universo dai cosmologi. Per una popolazione batterica c'è poca
differenza, perciò il numero di genotipi possibili è sterminato
rispetto al numero di individui di una popolazione.
Le proprietà della popolazione nascono dalle interazioni e relazioni
delle parti tra loro e con l'ambiente, sono frutto di sistemi biochimici
complessi che lavorano lontano dall'equilibrio, le novità che emergono
nelle diverse condizioni possono generare variazione. Nei sistemi viventi,
ci sono diversi tipi di instabilità sostanzialmente chimica, instabilità
causate da circuiti autoregolativi catalitici capaci di agire con meccanismo
feedback negativo o rafforzativo, instabilità che possono spingere
i sistemi stessi ancora più lontani dall'equilibrio fino ai limiti
di stabilità con biforcazioni caratterizzate da nuove strutture,
le cui forme spontanee generano evoluzione. In questa visione la forza
della evoluzione non è tanto rappresentata da eventi fortuiti, ma
dalla tendenza intrinseca dei sistemi viventi a dare manifestazioni di
ordine entro sistemi complessi. Ad esempio le popolazioni batteriche, uniche
forme di vita sulla terra per più di 2 miliardi di anni, hanno inventato
le biotecnologie essenziali. La mutazione genetica è sicuramente
fattore evolutivo, ma la frequenza spontanea è bassa. I batteri
hanno sperimentato altre strade efficaci, infatti un certo numero di elementi
genici entrano ed escono dal cromosoma batterico influenzandone sia la
struttura che la funzione (DNA ricombinante, plasmidi, fagi) e questi frammenti
possono essere scambiati spontaneamente e liberamente in una rete globale
di scambi di grandissima efficacia. L'efficacia di queste forme di autoorganizzazione
è più importante per l'adattamento che la mutazione, vedi
ad esempio la resistenza agli antibiotici. Perciò la modifica di
tappe catalitiche in un sistema di non equilibrio può portare a
tante soluzioni- strategie possibili, di cui alcune possono coevolvere
con il contesto. Anche per i cromosomi eucarioti, così come per
quello batterico, si sono dimostrati fenomeni di riaggiustamento, delezione,
giunzione ecc, quindi possibilità evidenti anche in ontogenesi di
adattamento. Ad esempio i linfociti contengono i geni che codificano per
gli anticorpi . Non ci sono abbastanza geni per codificare per tutte le
proteine o tutti i glucidi potenziali antigeni. Le IG sono costituite da
catene polipeptidiche con una regione costante, selezionata per filogenesi
e regioni variabili, selezionate in ontogenesi, tenute insieme da segmenti
di giunzione, i geni che codificano per i filamenti risultano assemblati
casualmente, ma possono anche essere spostati e riordinati a partire da
minigeni, oltre 100 per le reg. variabili, 12 per quelle di diversità,
4 per le giunzioni . Durante la maturazione del sistema immunitario ogni
cellula riarrangia casualmente, per spostamento, questi minigeni con 4800
possibili varietà di catene lunghe e 400 combinazioni fondamentali
per quelle più corte. La diversità di catene pesanti e leggere
fornisce la possibilità di 4800 x 400 diverse classi di anticorpi,
incrementate ultreriormente dalla attività catalitica di aggiunta
di segmenti di DNA nelle regioni variabili. Sistema complesso lontano dall'equilibrio,
presenza di fluttuazioni entro una dinamica non lineare, catalisi sono
perciò anche i parametri che permettono di capire come la funzione
( resistenza al non self) sia un successo evolutivo. Le proprietà
del sistema immunitario non si possono comprendere attraverso l'analisi
delle singole parti, sono proprietà del tutto che nessuna delle
sue parti possiede, la ricerca si incentra non sui mattoni, ma sui principi
di organizzazione, in quanto le proprietà generali nascono da interazioni
e relazioni tra le parti. Ad ogni livello di complessità dei sistemi
esistono proprietà non osservabili ai livelli inferiori. E si tratta
sempre di sistemi complessi di non equilibrio. Analogamente si può
ragionare per il cervello: non è possibile comprenderlo completamente
con una specie di ingegneria al contrario, considerando le sue componenti
o spezzando il suo codice.
"…non è una macchina, né l'implementazione di un programma
per computer. ….è invece un sistema selezionistico, in cui la selezione
agisce sulle variazioni nel tempo somatico, ovvero nel corso della vita
di un individuo …" (G.Edelman)
Infatti i SN individuali mostrano una enorme variabilità strutturale
e funzionale a livello molecolare, anatomico, comportamentale. L'enorme
ricchezza e complessità di interazioni possibili non può
essere imputabile ad una serie di informazioni codificate, un hardware
adeguato . La selezione all'interno di popolazioni di neuroni ha ruolo
chiave nello sviluppo della funzione. la variazione non è rumore,
sovrapposto a procedure programmate. Ad esempio l'evoluzione di un gran
numero di neurotrasmettitori aumenta di molto il numero di circuiti possibili
all'interno di una data rete anatomica: base necessaria per gli eventi
di selezione. Il mondo inoltre degli stimoli e delle esperienze dopo la
nascita non puiò essere descritto adeguatamente come informazione
preesistente, pronta ad essere elaborata. Occorre una alternativa all'istruzionismo
= TNGS , popolazionistica come quella clonale di Burnett. La capacità
di un organismo di categorizzare in un mondo privo di etichette e di comportarsi
in modo adattativo non nasce da istruzioni trasferite, ma da processi di
selezione basati su variazione/ fluttuazione. Secondo TNGS nel cervello
avviene una continua generazione di diversità, con processi di selezione
attivi a livelli diversi. Nell'embrione e nello sviluppo variazione e selezione
agiscono durante la migrazione di neuroni, la morte cellulare, la formazione
di sinapsi: nel corso dello sviluppo la perdita di sinapsi è incredibile.
Nell'adulto selezione e variazione determinano l'amplificazione differenziale
della efficacia delle sinapsi, con integrazione tra mappe.
Selezione durante lo sviluppo
Diversità strutturali dei SN sono frutto di maturazione epigenetica,
non rigidamente programmati dal codice. Molecole morforegolatrici: CAM
e SAM regolano migrazione e adesione, divisione, morte cellulare estensione
e contrazione dei prolungamenti. Influenzano pertanto le interazioni cellulari.
Molecole sottoposte a vincoli locali epigenetici. Inevitabile la diversità
(repertori
primari)
Selezione durante l'esperienza
Una volta formatasi la rete dei repertori primari, le attività
di gruppi di neuroni attivi continuano as essere selezionate dinamicamente
per mutamento sinaptico legato a comportamento ed esperienza, per amplificazione
di popolazioni di sinapsi attraverso il rafforzamento o indebolimento ,
senza grandi mutamenti anatomici. I segnali ambientali, le esperienze selezionano
perciò altre popolazioni (repertori secondari)
Segnalazione rientrante
La categorizzazione degli stimoli originati nel mondo non è
presente prima della selezione dei gruppi di neuroni, ma se le correlazioni
neuronali devono garantire un comportamento adattativo, devono riflettere
le proprietà spazio-temporali del mondo reale. Ciò si ottiene
con segnalazione-mappatura rientrante. Segnali tra recettori e SNC permettono
di garantire la regolarità spazio temporale. La coordinazione tra
mappe diverse è possibile attraverso scambio e correlazione di segnali
tramite rientro, una sorta di segnalazione parallela, bidirezionale e ricorsiva
tra gruppi di neuroni tra corteccia e corteccia, tra corteccia, gangli
basali e cervelletto. Il rientro è diverso dal feedback per lo più
utilizzato in biotecnologie naturali per correggere errori. Il rientro
in parallelo agisce attraverso connessioni ordinate nel tempo: la attivazione
simultanea di gruppi neuronali nella mappa per un definito stimolo sommati
agli effetti di precedenti rientri aumentano la probabilità di rafforzare
alcune connessioni tra gruppi instaurando una correlazione.
Pertanto
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I sistemi viventi si comportano come sistemi dissipativi
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La vita è possibile solo lontano dall'equilibrio
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L' evoluzione è lenta ma non continua
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Genoma e pool genico sono una rete autoorganizzantesi in grado di produrre
nuove forme
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L'ordine deriva da filogenesi, ontogenesi, ma è anche epigenetico
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Ambiente ed organismi coevolvono attraverso competizione + cooperazione
+ creazione di novità e reciproco adattamento.