Riduzionismo neo-darwinista

Nel XVIII secolo Georges Louis Leclerc de Buffon ed Immanuel Kant incominciarono ad affermare che il mondo era vecchio milioni di anni e che la scala naturae (scala che si estende dai cristalli all'uomo) era il prodotto di una storia: queste sono le prime importanti enunciazioni anti-fissiste. L'evoluzionismo, però, (Buffon, Diderot ecc) non è teoria organica fino a Lamarck.

La Scala Naturae è trasformata da Lamarck in una catena di esseri sempre in moto verso l'alto, verso la perfezione, guidati sia da una legge naturale di progressione finalistica, sia da un saggio creatore. Questo finalismo è la componente più importante della sua teoria evolutiva, che si articola attraverso una scarsa attenzione alla creazione di diversità (le pressioni ambientali generano cambiamenti ereditabili, uso-non uso) e maggiore attenzione invece al processo adattativo. L'adattamento, l'occupazione di spazi , si sovrappone al movimento verticale della progressione finalistica. Non c' è interesse per la speciazione, non è necessario un antenato comune, ci possono essere filoni evolutivi paralleli frutto di generazione spontanea .Questo avvia una tradizione verso l' anatomia comparata, la paleontologia e la biologia sperimentale ed in genere un approccio riduzionista permanente verso i problemi delle scienze della vita.

L' intuizione rivoluzionaria per il pensiero scientifico è la possibile comparsa di nuove strutture biologiche nella storia delle specie.
Già Kant si era reso conto del conflitto tra l' apparente direzione verso uno scopo dei fenomeni biologici e il desiderio di spiegarli in termini meccanici. Nella Critica del giudizio afferma che nessuna spiegazione in natura sia di sviluppo che di comportamento dei viventi è completa senza l' evidenza di un disegno, inoltre questi fenomeni teleologici non si possono spiegare con cause puramente meccaniche arrivando alla conclusione che la spiegazione era fuori portata per lui , si accontentò perciò di considerare i viventi come progettati con uno scopo. Tutto ciò fu scritto nel 1790, 19 anni prima di Lamarck e 69 prima di Darwin.
Nel 1859 Darwin propone con L' origine delle specie la sua teoria che può essere schematizzata: insorgenza spontanea della diversità dei caratteri specifici e selezione naturale. Per Darwin se c'è progresso è esclusivamente dovuto all'opera della selezione naturale, l'impostazione è nettamente antifinalistica

Marx scrive ad Engels: " Darwin ha per la prima volta portato un colpo mortale alla teleologia nelle scienze naturali" (biologiche). La fede nel finalismo rimase molto popolare anche dopo Darwin , anzi fu proprio il finalismo il maggior motivo di contrasto ideologico con il darwinismo. Nella evoluzione biologica c'è un aspetto dualistico: cambiamento nell'adattamento e cambiamento nella diversità delle popolazioni. Se Lamarck non presta attenzione alla diversità bensì al processo adattativo , Darwin fin dai primi studi è attento alla diversità e alla sua origine, alla evoluzione non solo lineare, alle discontinuità nuove in natura. (Fourier)
La comparsa di variazioni è casuale, la selezione agisce su base statistica, non deterministica. Il numero di variazioni deve essere enormemente superiore di quelle destinate a successo. Ipotesi connessa è un antenato comune a tutti i viventi
Novità significative del pensiero di Darwin:

La sintesi neodarwinista , anche in larga parte del '900 , è contrassegnata da un paradossale riduzionismo: una popolazione è il pool dei suoi geni, il genoma è sequenza lineare, codice decifrato, evoluzione è cambiamento della frequenza degli alleli nelle popolazioni, trasformazione statistica delle stesse. C'è incompletezza nella teoria e carattere fenomenologico riduzionista. Crick, padre della doppia elica ,afferma:" lo scopo ultimo della biologia attuale è spiegare con la fisica e la chimica tutta la biologia" e l'impostazione è praticata dalla maggioranza dei biologi molecolari e nell'ambito della biologia funzionale in genere. In realtà ogni gene può influire su una vasta gamma di caratteri ed un carattere può essere influenzato da più geni, come dal citoplasma come dall'ambiente. E' evidente la necessità di studiare la coordinazione e l'integrazione dei genomi e dei pool genici in chiave di sistemi.
E' assai dubbia infatti la rete di corrispondenza tutti i geni = tutti i caratteri , la corrispondenza vale solo in casi molto semplici Non si può stabilire un rigoroso legame causale tra genotipo e fenotipo, resta sempre un "elevato rumore di fondo" che si può attribuire al fatto che i caratteri si esprimono con forme e modalità dipendenti dalle condizioni di contorno, i caratteri fissano solo le interazioni con l' ambiente. E' perciò naturale che nella relazione organismo /ambiente l'espressione dei caratteri risenta delle condizioni ambientali . Questo adattamento individuale non ha alcun effetto sul sistema di geni, ma influisce sicuramente sul come l'esemplare si comporterà al vaglio della selezione naturale.