Con sufficiente sicurezza posso pensare, Santissimo Padre, che non appena alcuni avranno appreso che in questi miei libri scritti sulle rivoluzioni delle sfere del mondo attribuisco al globo terrestre alcuni movimenti, subito proclameranno a gran voce che io devo essere messo al bando insieme con tale opinione... Così, quando fra me e me pensavo quanto assurdo avrebbero valutato questo discorso coloro che sanno confermata dal giudizio di molti secoli l' opinione che la Terra sta immobile in mezzo al cielo, quasi posta al centro di esso, se al contrario avessi asserito che la Terra si muove, a lungo esitai se dare in luce i miei commentari scritti a dimostrazione di tale movimento...Considerando il fatto che, a parte il vantaggio del nuovo computo dell' anno solare poi utilizzato nella riforma del calendario giuliano, l' astronomia copernicana non sembra essere più precisa di quella tolemaica, si ha in effetti l' impressione che Copernico, allo scopo di soddisfare una strana esigenza 'estetica' di armonia cosmica - comporre un cielo ordinato e coerente - sia disposto ad introdurre un disordine e un' incoerenza ben più gravi e drammatici sulla terra. Questa impressione è così descritta da Thomas S. Kuhn (La rivoluzione copernicana, Einaudi 1972):Ma forse la Tua Santità non si meraviglierà tanto che io ardisca dare in luce le mie riflessioni... bensì si aspetterà soprattutto di udire da me come mi venne in mente di osare d' immaginare - contro l' opinione universalmente accolta dai matematici, e quasi contro il senso comune - qualche movimento della Terra. Così non voglio nascondere alla Tua Santità che nient' altro mi mosse a pensare a un altro modo di calcolare i movimenti delle sfere del mondo, se non che compresi che i matematici non sono fra loro stessi concordi nell' indagarli.
Infatti, innanzi tutto sono tanto incerti sul movimento del Sole e della Luna da non poter dimostrare e osservare la grandezza costante dell' anno che volge. Poi, nel fissare i moti sia di queste, sia delle altre cinque stelle erranti, non ricorrono agli stessi principi, né agli stessi assunti, né alle stesse dimostrazioni delle rivoluzioni e dei movimenti apparenti. Alcuni, infatti, ricorrono solo a cerchi omocentrici, altri ad eccentrici e ad epicicli, con cui, però, non conseguono appieno ciò che cercano. Perchè coloro che confidano nei cerchi omocentrici, sebbene abbiano dimostrato di poter comporre con essi alcuni diversi movimenti, non hanno tuttavia potuto stabilire nulla di certo che risponda veramente ai fenomeni. Coloro, poi, che escogitarono gli eccentrici, quantunque sembrino avere calcolato esattamente, grazie ad essi, la maggior parte dei movimenti apparenti, hanno intanto ammesso, tuttavia, molte cose che sembrano contravvenire ai primi principi dell' uniformità dei movimenti. E la cosa principale, ossia la forma del mondo e la certa simmetria delle sue parti, non poterono trovarla, né in tal modo ricostituirla; ma accadde loro come a un artista che traesse da luoghi diversi mani, piedi, testa e altre membra, di per sé bellissime, ma non formate in funzione dello stesso corpo, e non corrispondentisi affatto fra loro, per comporre piuttosto un mostro che un uomo...
Pertanto, supposti i movimenti che più avanti nella mia opera attribuisco alla Terra, trovai finalmente, dopo molte e lunghe osservazioni che se si rapportavano alla circolazione della Terra i movimenti delle altre stelle e si calcolavano per la rivoluzione di ogni stella, non solo ne conseguivano i fenomeni di esse, ma anche gli ordini e le grandezze delle stelle e di tutti gli orbi, e lo stesso cielo così si connette che in nessuna sua parte può trasporsi qualcosa senza che ne derivi confusione nelle altre parti e nella sua totalità (pp. 9, 15, 17, 19 e 21).
L' 'armonia' è un fondamento piuttosto strano su cui basare una dimostrazione del moto della terra, soprattutto quando questa armonia è così offuscata dalla complessa moltitudine di circoli che compongono il sistema copernicano completo. Le argomentazioni di Copernico non hanno valore pratico. Fanno appello, semmai, non al senso utilitaristico dell' astronomo professionista ma al suo senso estetico e soltanto a questo. Esse non esercitarono alcuna attrazione sui profani, i quali, anche quando capivano i concetti, non avevano alcuna voglia di cercare in secondarie armonie celesti il surrogato di una grande disarmonia terrestre. Né esercitarono, necessariamente, alcuna attazione sugli astronomi, poichè le armonie su cui puntavano le argomentazioni copernicane non mettevano l' astronomo in grado di far meglio il suo lavoro. Le nuove armonie non miglioravano né la precisione né la semplicità (pp. 231-2).Dunque, da un lato la pesantezza della terra e l' assurdità del suo moto, dall' altro l' armonia delle sfere celesti e la 'leggerezza' di un punto di vista geometrico-estetico farebbero sì che la bilancia pesi a sfavore di Copernico: egli risulterebbe essere un innovatore suo malgrado, l' ultimo dei grandi astronomi antichi più che il primo dei grandi cosmologi moderni. Ma Copernico riesce di fatto a misurare (in unità astronomiche) i raggi e i periodi delle orbite dei pianeti intorno al sole, cosa che nessuna astronomia geocentrica avrebbe mai permesso di fare. Se considerata da questo punto di vista - quello della determinazione della profondità dello spazio cosmico e della sincronizzazione dei moti planetari -, la nuova astronomia eliocentrica risulta essere molto più precisa di quella geocentrica. In effetti, da un' analisi più approfondita risulta che l' innovazione di Copernico non è lì dove sembra essere, sulla terra, bensì nei cieli.
Gli antichi Alessandini, da Eratostene a Tolomeo, avevano utilizzato i moti del cielo per 'triangolare' la terra e misurarne le dimensioni; ora, nel momento in cui la terra viene effettivamente percorsa su tutta la sua circonferenza equatoriale applicando i calcoli anticipati dagli antichi - e nel momento in cui Mercatore proietta la prima mappa precisa del nuovo mondo -, Copernico utilizza il moto della terra intorno al sole per 'triangolare' il cielo e misurarne le effettive proporzioni. Il moto della terra nel cielo è, per Copernico, simile a quello della nave che esplora i nuovi spazi oceanici e, come questa ha bisogno di un sistema di riferimento per fare il punto, così quella, riferendo il suo moto al sole, si situa nella profondità del cosmo. E' interessante osservare che, sebbene riguardi più spesso il problema della rotazione della terra, il paragone della nave è, da Buridano a Galilei, una delle metafore più usate nell' ambito della nuova scienza del movimento e dello spazio.
Si tratta dunque dell' atto di costituzione di una struttura spaziale tridimensionale a partire dalla sua proiezione sulla sfera del cielo, e se tale atto è legato a una visione estetica, lo è a quella degli artisti italiani del Rinascimento che, un secolo prima di Copernico, avevano risolto il problema inverso della rappresentazione di uno spazio tridimensionale su un piano mediante la nuova tecnica della prospettiva centrale. Questa, unificando i diversi punti di vista delle proiezioni ottiche soggettive, permetteva l' oggettivazione dello spazio visivo rappresentandone la profondità su di una superficie la cui cornice non era più intesa come limite contenente un insieme equilibrato di forme, ma come finestra aperta sul mondo e sulla sua struttura spaziale. Scrive Rudolf Arnheim (Arte e percezione visiva, Feltrinelli 1962):
La rappresentazione prospettica propria della pittura italiana del XV secolo fu utilizzata dal Brunelleschi e dall' Alberti per disegnare sul piano del foglio un 'piano' architettonico che, misurando le proporzioni dell' edificio, ne anticipasse e controllasse la realizzazione effettiva; e una tecnica analoga integrata con il chiaroscuro fu utilizzata da Leonardo per i suoi studi anatomici fino al momento in cui Vesalio, contemporaneo di Copernico, arrivò a misurare, rappresentandole per mezzo di disegni prospettici in chiaroscuro, le proporzioni e la 'fabbrica' del corpo umano. Non semplice armonia, dunque, ma progetto che, superando i diversi punti di vista della soggettività, oggettiva, 'pianifica' e organizza sia il macrocosmo che il microcosmo, superando la stessa concezione 'analogica' del primo Rinascimento.La storia della pittura europea del Tre e Quattrocento culmina con la 'scoperta' della prospettiva centrale attorno al 1430 e offre lo spettacolo avvincente della mente umana che si sforza a trovare la soluzione d' un problema visivo attraverso tutte le sue facoltà: il potere intuitivo della percezione come pure il poter raziocinante dell' intelletto... Per la prima volta nella storia delle arti pittoriche, la prospettiva centrale crea l' immagine d' un mondo che possiede un centro. Naturalmente ogni dipinto delimitato da una cornice di forma simmetrica possiede un centro, e le composizioni sono sempre state raggruppate attorno ad un motivo centrale fornito dal soggetto del dipinto. Ma il nuovo centro del sistema rinascimentale è indipendente da entrambi i fattori: è lo spazio stesso che converge verso un centro. La prospettiva focale viene così a stabilire una base da cui irradia attività e verso cui ogni dato dell' esistenza viene a riferirsi... Nella prospettiva centrale, ... l' infinitezza assume paradossalmente una posizione precisa entro lo spazio finito stesso. Il punto di fuga quale termine della piramide spaziale giace ad una distanza data, ma al tempo stesso rappresenta l' infinito. E' a portata di mano e al tempo stesso inafferrabile; proprio come il concetto di limite nel calcolo matematico. Tutti gli oggetti pittorici sono costruiti così da contenere nelle loro forme un orientamento visibile verso l' infinito, e pure l' infinitezza appare al centro stesso dello spazio tangibile...
La terza dimensione crea un arricchimento in certo qual modo analogo a quello che si ebbe in musica quando vennero aggiunti accordi armonici alla linea melodica. Ci sono, invero, dei parallelismi sorprendenti nell' evoluzione delle due arti: in musica si introducono dapprima delle 'voci' addizionali, e solo gradualmente la pura simultaneità di linee melodiche indipendenti diventa una vera e propria nuova dimensione di strutturazione 'verticale'. Una volta, poi, che tale fatto si fu realizzato ogni suono appartenne a due contesti per il fatto di conservare una posizione nella sequenza melodica come pure nell' accordo formato da note che risonavano contemporaneamente. L' integrazione delle due dimensioni strutturali produce la complessità della moderna musica polifonica (pp. 221, 226-7, 231 e 89).
Solo all' inizio del XVI secolo, epoca in cui l' accentramento del potere politico - sollecitato dall' espansione dell' impero ottomano in Europa e favorito sia dallo sviluppo dei commerci con le colonie d' oltremare che dalla secolarizzazione e circolazione delle terre del clero dopo la Riforma - si traduce nella costituzione, in vaste aree d' Europa, dei primi Stati assoluti, la possibilità del moto della terra si attua nella costituzione del nuovo assetto cosmologico copernicano. E come la secolarizzazione e circolazione della terra come merce è alla base della costituzione dello Stato moderno, così il moto della terra è alla base della costituzione del moderno assetto cosmologico. Quella che può sembrare una semplice analogia è invece il sintomo di una correlazione profonda, la quale può essere evocata con una libera associazione a partire dai concetti di 'vertigine' e di 'spaesamento', il cui carattere comune è l' irrimediabile destabilizzazione del fondamento (o fundus).
Ma la cosmologia copernicana solleva una serie di problemi dinamici connessi con il moto di rotazione e di rivoluzione della terra con cui Copernico di fatto non si confronta e per la cui soluzione la teoria scolastica dell' impetus, dell' attrazione e della relatività ottica del movimento si rivelerà inadeguata; situata all' interno della nuova dimensione progettuale dello spazio, la dinamica di Buridano e Oresme subirà però una radicale ristrutturazione fino a dare origine alla nuova dinamica newtoniana dell' inerzia, della gravitazione e della relatività galileiana del moto, in un' epoca in cui la nuova dimensione progettuale dello Stato moderno media la transizione dal modo di produzione delle corporazioni artigiane al modo di produzione capitalistico.
Due dei meriti essenziali di Kuhn, nell' analisi della rivoluzione copernicana, è proprio l' aver evidenziato, a differenza di altri autori (tra i quali spicca per autorevolezza Alexandre Koyré), la correlazione tra l' astronomia eliocentrica di Copernico e la teoria dell' impetus e l' aver riferito queste due radicali innovazioni concettuali al contesto sociale in cui sono state prodotte. Ma Kuhn non coglie effettivamente (e in ciò la sua analisi non differisce sostanzialmente da quella del Koyré) il carattere peculiare che rende queste due concezioni così decisive per l' evoluzione della scienza moderna, in quanto non coglie la loro correlazione con due aspetti fondamentali dell' evoluzione del contesto economico-politico all' interno del quale esse sono divenute operative.
Solo qualora si colga l' importanza che la nuova determinazione della 'capacità efficiente' (la quale è connessa a una nuova grandezza, la 'quantità di moto') riveste per il processo di autonomizzazione del moto dei corpi dal luogo naturale e per la composizione dei moti fra loro, lo sviluppo della dinamica dell' impetus può essere determinato storicamente e posto in stretta correlazione con il processo di autonomizzazione del lavoro artigiano dalla proprietà fondiaria e con la combinazione delle attività produttive nell' ambito delle corporazioni artigiane. Tale processo si attua in Europa a partire dal basso medioevo ed è mediato dallo sviluppo degli scambi commerciali e dalla diffusione dell' uso di macchine dinamiche che o, come la ruota idraulica, si combinano con il lavoro umano potenziandone l' effetto utile o, come l' orologio meccanico, regolano la combinazione di attività indipendenti.
D' altra parte, solo qualora si colga l' importanza della nuova dimensione della 'progettualità' nella costituzione di uno 'spazio cosmico' organizzato (tendenzialmente vuoto e illimitato) e l' importanza della nuova esigenza, ad essa complementare, di una correlazione dei tempi propri di moti planetari indipendenti per trasformare il disarticolato assetto cosmologico tolemaico in un regolare meccanismo ad orologeria, la prospettiva centrale copernicana non solo acquista una sua specifica determinazione storica, ma può anche essere posta in stretta relazione con il processo di formazione, all' inizio dell' età moderna, del nuovo assetto territoriale e organizzativo di ciò che viene denominato uno Stato-macchina. Alla 'scelta' dell' osservatore copernicano di rinunciare alla fissità e all' immediatezza del proprio punto di vista per produrre la prima e forse la più radicale di quella serie di astrazioni dall' attività percettivo-motoria immediata che delineerà il soggetto della conoscenza della scienza moderna, corrisponde un soggetto economico capace di rinunciare al proprio immediato potere politico e al proprio (presupposto) diritto naturale per delegarli a un potere politico centrale - capace di organizzare la società civile mantenendo l' indipendenza dei processi economici -, assoggettando così il proprio arbitrio personale alla ragione di Stato e regolando il proprio agire in base a una legge di comportamento comune.
Lungi dal trovare, nella contrapposizione moderna tra Stato e società civile - tra ordinamento politico ed efficienza economica - e in una nuova esigenza di organizzazione sociale che coordini senza limitarlo l' egocentrismo degli interessi individuali, il corrispettivo dell' armonia cosmica copernicana, drammaticamente fondata sull' eccentricità di un soggetto capace di relativizzare il proprio punto di vista, Kuhn - troppo legato, come del resto il Koyré, ad un' interpretazione umanistica - tenta di ridurre tale armonia a quella di una semplice concezione neopitagorica o neoplatonica, neppure distinguendo tra l' immanenza dell' una e la trascendenza dell' altra (Cfr. Kuhn, Op. cit., pp.162-70 e la citazione sopra).
Tenterò ora di analizzare, da un lato, il processo di autonomizzazione e di relativizzazione del movimento sulla base della nuova determinazione della sua capacità efficiente - proprio della dinamica dell' impetus -, nella sua correlazione con il processo di autonomizzazione e di ricomposizione del lavoro artigiano, dall' altro, il processo di ristrutturazione dello spazio cosmico in relazione al moto dell' osservatore - proprio della rivoluzione copernicana - abbozzando i lineamenti di una sua correlazione con il processo di formazione di uno Stato politico in contrapposizione alla società civile.