Il nuovo assetto statico-cinematico procede (come il teatro greco-alessandrino e poi romano) dall' alto verso il basso e dalla periferia verso il centro: mentre luce e calore emanano dagli astri periferici luminosi verso la terra centrale opaca, la sfera della rotazione diurna del cielo delle stelle fisse - il luogo che contiene il cosmo e ne scandisce il tempo - è lo sfondo al quale è riferita la posizione apparente di ciascun pianeta, un punto o disco luminoso la cui variazione angolare nel periodo di una rotazione diurna è riprodotta mediante una composizione di moti circolari uniformi di raggio e periodo diversi. Sebbene un principio di sovrapposizione, desunto dalle eclissi, unito all' ipotesi di una correlazione tra periodi di rivoluzione e distanze permetta di definire la successione delle coppie di sfere concentriche nel cui spessore è contenuta la composizione di moti circolari uniformi di ciascun pianeta, le distanze relative di questi non sono determinabili se non in base a un principio arbitrario di pienezza: lo spazio compreso tra la sfera del cielo e la sfera più interna della luna è il luogo che contiene senza soluzione di continuità la successione digradante dall' alto verso il basso (come la scalinata del teatro antico o i gironi dell' inferno dantesco, coerente con la cosmologia geocentrica) delle doppie sfere concentriche dei pianeti. Ogni pianeta è dunque separato da ogni altro e la sua traiettoria nel cielo è riprodotta dalla particolare combinazione di moti circolari uniformi racchiusa nello spessore sferico che lo contiene.
La combinazione proposta inizialmente da Eudosso era una successione di sfere concentriche contigue le più interne delle quali ruotavano uniformemente intorno ad assi fissati alle più esterne (cioè un sistema cardanico). Sebbene tale soluzione si adattasse perfettamente ai principi cosmologici enunciati in seguito da Aristotele, essa tuttavia era troppo rigida per riprodurre le traiettorie dei pianeti con sufficiente precisione e non era in grado di spiegare la variazione di luminosità di questi. Le combinazioni di cerchi epicicli (che ruotano uniformemente portando i pianeti) e cerchi deferenti (che portano i centri degli epicicli ruotando intorno alla terra), di cerchi eccentrici (rispetto alla terra) e punti equanti (rispetto ai quali la rotazione è uniforme) proposte successivamente da Ipparco fino a Tolomeo, se riproducono le traiettorie dei pianeti con precisione sempre maggiore - e permettono di compilare calendari in grado di soddisfare le crescenti esigenze amministrative delle monarchie alessandrine e poi dell' impero romano -, tuttavia si discostano sempre più dalla struttura a sfere concentriche del cosmo di Eudosso-Aristotele. Inoltre, la fluidità di movimenti acquisita da ciascun pianeta all' interno del proprio spessore sferico reso molto più ampio dalla correlazione tra la variazione della luminosità del pianeta e la variazione della sua distanza dalla terra - fa sì che combinazioni notevolmente diverse tra loro siano in grado di riprodurre con eguale precisione ciascuna traiettoria. Infine, potendo fare direttamente solo misure angolari - cioè potendo calcolare solo il rapporto dei raggi dell' epiciclo e del deferente -, Tolomeo è in grado di calcolare il rapporto tra lo spessore della sfera di un pianeta e il suo raggio, non però di calcolare le dimensioni effettive, nè il rapporto delle dimensioni, delle sfere dei diversi pianeti.
Dunque, da un lato il sistema planetario di Eudosso-Aristotele, fondato su solidi principi metafisici, è però troppo rigido per salvare con sufficiente precisione i fenomeni, dall' altro il sistema planetario di Ipparco-Tolomeo è abbastanza fluido per farlo, ma in base ad ipotesi sostanzialmente arbitrarie, relative al particolare punto di vista dell' astronomo matematico e non fondate su chiari principi cosmologici; inoltre, cosa più importante, Tolomeo non riesce a calcolare le vere dimensioni del cosmo né le proporzioni tra le sue parti. Questo è sostanzialmente il punto di vista sull' astronomia antica espresso da Copernico nella prefazione al 'De revolutionibus' citata sopra.
Tuttavia, ponendo in discussione il rigido sistema cardanico di sfere contigue e prive di spessore di un cosmo unico e necessario, deducibile logicamente da assiomi metafisici, il punto di vista tolemaico apre la possibilità di una strutturazione dello spazio cosmico a partire dai dati di osservazione sulla base di un metodo ipotetico-deduttivo. Mentre la dilatazione di ciascuno spessore sferico apre uno spazio interno ad esso la cui fluidità permette quella libertà di movimento che è richiesta per far corrispondere il moto osservato del pianeta alle ipotesi geometrico-cinematiche dell' astronomo, l' elasticità di questa dilatazione permette una molteplicità di combinazioni possibili degli stessi spazi interni e, proporzionalmente, dei raggi medi delle doppie sfere dei pianeti, con l' unica rigida limitazione a priori che non vi sia alcuno spazio esterno fra di esse. Tale molteplicità di possibilità di interpretazione delle traiettorie dei pianeti appare irriducibile, in quanto strettamente connessa alla limitatezza del punto di vista dell' osservatore terrestre che, per quanto si consideri posto al centro del cosmo, non è in grado di separare, all' interno del suo angolo visuale, i due fattori del rapporto dimensione-distanza e di calcolarne il valore effettivo.
Copernico però ritiene che Tolomeo abbia tralasciato un indizio importante nel suo sistema planetario: i moti degli epicicli dei pianeti superiori e i moti dei deferenti dei pianeti inferiori sono sincronizzati con il moto annuo del sole; vi è dunque una correlazione tra i moti dei pianeti intorno alla terra che attribuisce un ruolo di primaria importanza al sole. Eguagliando i raggi degli epicicli e, rispettivamente, dei deferenti dei pianeti al raggio dell' orbita solare - per cui risultano determinati i raggi dei deferenti dei pianeti superiori e, rispettivamente, degli epicicli dei pianeti inferiori -, annullando i moti sincronizzati di questi e del sole con il porre il sole immobile al centro del cosmo e, infine, attribuendo tale comune movimento, divenuto apparente, ad un moto annuo di rivoluzione della terra intorno al sole, Copernico risolve il problema tolemaico della strutturazione univoca dello spazio cosmico. Egli da un lato determina con notevole precisione il rapporto dei raggi - e il rapporto dei periodi di rivoluzione - delle sfere dei pianeti ora centrate sul sole, dall' altro toglie l' indeterminazione del moto dei pianeti con il ridurre a zero - a parte alcuni piccoli epicicli di regolazione fine - lo spessore delle loro sfere, per cui il fluido spazio interno ad esse si trasforma in un vuoto spazio esterno tra di esse, univocamente determinato. Inoltre, dato che lo spostamento di parallasse delle stelle fisse dovuto al moto di rivoluzione della terra non è osservabile a occhio nudo, Copernico suppone che il raggio della sfera delle stelle sia oltre mille volte la distanza terra-sole, per cui tra questa e la sfera di saturno si interpone un immenso spazio vuoto.
Infine, l' attribuzione del moto di rotazione diurna alla terra e la conseguente immobilità della sfera che porta le stelle apre la possibilità di distribuire queste ultime in profondità in uno spazio vuoto esterno ad essa. Dopo aver cessato di enumerare con la sua rotazione diurna le unità di tempo cosmico per trasferire tale funzione alla terra - nell' epoca in cui l' orologio meccanico arriva a scandire le divisioni del giorno con precisione sufficiente a regolare le attività commerciali -, la sfera delle stella fisse potrebbe anche cessare di essere l' estremo limite che racchiude il cosmo per divenire - nell' epoca della colonizzazione del nuovo mondo - l' orizzonte che oltrepassando continuamente se stesso si apre su un nuovo spazio cosmico potenzialmente illimitato.
Abbiamo già rilevato che mediante l' 'inalienabilità' della proprietà fondiaria i nervi sociali della proprietà privata sono recisi. La proprietà privata (la proprietà fondiaria) è assicurata contro l' arbitrio proprio del possessore in quanto che la sfera del suo arbitrio si converte, da generale umano arbitrio, nello specifico arbitrio della proprietà privata, e la proprietà privata è divenuta il soggetto della volontà e la volontà il mero predicato della proprietà privata. La proprietà privata non è più un determinato oggetto dell' arbitrio, bensì l' arbitrio è il predicato determinato della proprietà privata...Nota. Sebbene Marx si riferisca qui, in particolare, alla costituzione politica della proprietà fondiaria feudale, tuttavia le sue considerazioni valgono, più in generale, per tutte le forme di costituzione politica il cui unico presupposto è la proprietà fondiaria.Rispetto alla rozza stupidità della proprietà privata indipendente l' incertezza del commercio è elegiaca, la brama del guadagno patetica (drammatica), la mutabilità del possesso un fatto serio (tragico), la dipendenza dalla pubblica fortuna morale. In breve, in tutte queste qualità il cuore umano palpita attraverso la proprietà, è la dipendenza dell' uomo dall' uomo. Come che sia quest' ultima in sé e per sé, essa è umana a confronto dello schiavo che si crede libero perchè la sfera che lo limita non è la società, ma un pezzo di terra: la libertà di questa volontà e la sua vacuità di ogni altro contenuto eccetto la proprietà privata...
C' è, dunque, qui indipendenza dallo Stato e dalla società civile, e questa realizzata astrazione da entrambi, ch' è realiter la più rozza dipendenza dalla gleba, costituisce, nel potere legislativo, la mediazione e l'unità di entrambi. La fortuna privata indipendente, cioè l' astratta fortuna privata e la corrispondente persona privata, sono la costruzione suprema dello Stato politico. L' 'indipendenza' politica è costruita quale 'proprietà privata indipendente' e quale persona di questa proprietà indipendente (pp. 114, 116 e 118).
Rinunciando al metodo assiomatico-deduttivo di Aristotele, Tolomeo tenta di sviluppare un metodo ipotetico-deduttivo che connetta gli effetti alle relative cause: questo pensiero disincantato e sciolto che, approffittando di un' accidentale libertà di movimento, si apre ad una molteplicità di possibili punti di vista nel tentativo di porsi sul terreno della verità, questo pensiero relativo ed incerto le cui determinazioni si rivelano arbitrarie nel momento stesso in cui si producono all' interno del limitato angolo visuale dell' osservatore terrestre che si ritiene al centro del mondo, è il pensiero libero di errare del soggetto dello scambio ineguale il cui ultimo riferimento rimane la proprietà fondiaria. Tale soggetto è il ricco liberto-mercante che condivide con il nobile proprietario fondiario l' appartenenza a un' aristocrazia di funzionari che amministra le città commerciali dell' impero romano alcune delle quali, come Alessandria in Egitto, costituiscono i punti nodali di una vasta rete di traffici che collega il Mediterraneo con l' India e la Cina. Scrive Michael Rostovzev (Storia economica e sociale dell' impero romano, La Nuova Italia 1973):
In tal modo nel secondo secolo più che mai l' impero presentò l' aspetto di una vasta federazione di città-Stato. Ciascuna città aveva il suo governo autonomo locale, la sua vita 'politica' (nel significato antico di tale aggettivo), e i suoi particolari problemi economici e sociali da risolvere. Al di sopra delle città stava un forte Governo centrale, che dirigeva gli affari di Stato: relazioni con l' estero, affari militari finanze statali... La differenza tra l' impero romano e gli Stati moderni dello stesso tipo stava nel fatto che il Governo centrale del primo non era eletto né controllato dalle parti costituenti dell' impero. Esso vigilava e dirigeva l' autogoverno delle città, non era sorvegliato e diretto da esse: esisteva come prodotto di un' evoluzione indipendente, come eredità del tempo in cui era stato il Governo di una singola città, ora padrona del mondo. Nell' impero romano del secondo secolo si mischiavano quindi in maniera singolare una federazione di città autogovernantisi e una monarchia quasi assoluta, superimposta alla federazione medesima, e il cui monarca era legalmente il magistrato supremo della città dominante (pp. 155 e 156).Nota. Si può notare che la struttura del sistema planetario tolemaico è isomorfa alla struttura politico-amministrativa dell' impero romano, così come la struttura del cosmo aristotelico è isomorfa alla struttura della polis. Inoltre, è possibile stabilire una correlazione fra tale isomorfismo e il fatto che, almeno fino alla diffusione dell' orologio meccanico di precisione, il controllo dei moti celesti è uno degli strumenti essenziali del controllo amministrativo.
Riconoscendo, per il carattere sintomatico di alcuni fenomeni celesti, l' eccentricità del proprio punto di vista e rinunciando all' arbitrario punto di vista centrale di Tolomeo, Copernico sviluppa un procedimento indiziario ipotetico-deduttivo che, connettendo in modo determinato e univoco gli effetti, correttamente interpretati come indizi, alle relative cause, permette all' osservatore terrestre di uscire dai limiti empirici del proprio angolo visuale per immaginare il nuovo punto di vista da cui porsi per progettare, per mezzo della matematica, l' oggettiva struttura centrale dello spazio cosmico.
In effetti, in quella parte comune del moto dei pianeti che è sincronizzata con il moto annuo del sole, Copernico non vede semplicemente quello che ha visto Tolomeo: il ruolo di primaria importanza del sole tra i pianeti; tale comune movimento annuo egli lo interpreta come il rispecchiamento nel cielo del moto annuo di rivoluzione della terra intorno ad un sole centrale. Alcuni fenomeni irregolari nel cielo, riconoscibili per il loro strano carattere di ricorrenza, appaiono dunque a Copernico nella nuova caratteristica veste di indizi, cioè come sintomi di qualcosa d' altro a cui rinviano. Quello che, visto dalla terra, sembra essere un comportamento generale dei pianeti in relazione al sole - cioè un carattere strutturale generale del cielo - va in effetti rovesciato e considerato come un particolare comportamento della terra rispetto al sole nell' osservazione dei pianeti - cioè dev' essere attribuito all' osservatore terrestre e riferito al carattere strutturale specifico del suo modo di osservare. Avendo Buridano e Oresme preparato il terreno, Copernico è effettivamente in grado di formulare quell' unica ipotesi - l' unica veramente radicale in quanto coinvolge il soggetto - che Tolomeo ha scartato: l' ipotesi del moto dell' osservatore terrestre. Solo riconoscendo la propria posizione eccentrica e percorrendo effettivamente nello spazio, con la rivoluzione della terra, la molteplicità dei punti di vista, l' osservatore terrestre è in grado di assicurare al sole un ruolo centrale per progettare dal nuovo punto di vista l' oggettiva struttura centrale dello spazio cosmico.
Tolomeo ritiene di osservare il cosmo da un punto di vista centrale, né per lui ci sono altri possibili punti di vista: questa semplice relazione univoca di osservatore con osservato impedisce una collocazione oggettiva nello spazio sia dell' oggetto che del soggetto dell' osservazione. Copernico si ritiene, invece, in posizione eccentrica e ritiene di dover delegare a un centro effettivo non la semplice osservazione, ma l' organizzazione dei movimenti nel cosmo: solo con l' elezione di un punto di vista centrale la relazione osservatore-osservato, resa biunivoca dal rispecchiamento nel cielo del moto della terra, può acquisire una determinazione spaziale oggettiva. Copernico si pone il problema: come sarebbe il mondo visto da un' altra posizione, veramente centrale? Per risolverlo egli deve rispondere a un' altra domanda: come cambierebbe il mondo se l' osservatore passasse da una posizione centrale a una eccentrica? Poichè il cambiamento è descritto da alcuni movimenti nel cielo, basta attribuire tali movimenti alla terra per riuscire a rappresentare il mondo dal punto di vista centrale del sole. Dato che la terra, con il suo doppio moto, esplora lo spazio e scandisce il tempo del cosmo, l' osservatore terrestre è naturalmente dotato di uno straordinario strumento di osservazione, la corretta utilizzazione del quale richiede peraltro che le osservazioni empiriche siano connesse tra loro per mezzo di relazioni matematiche e riferite al sole. D' altra parte, poichè il concreto occhio empirico, integrato con un astratto procedimento indiziario geometrico-proiettivo, è in grado di 'leggere' nel cielo la situazione eccentrica dell' osservatore terrestre, questi può immaginare di mettersi al posto del sole, non però in quanto se stesso, bensì in quanto altro da sé: lungi dall' 'inverare' per un soggetto già dato il semplice dato empirico, il procedimento geometrico indiziario elegge il soggetto - e il dato empirico con esso - a un punto di vista superiore da cui risultano univocamente determinate sia la posizione del soggetto che quella dell' oggetto che il rapporto di entrambe.
Il soggetto copernicano che, osservando se stesso nell' altro da sé, riconosce la relatività del proprio punto di vista e, con l' elezione di un punto di vista centrale cui riferire il proprio moto, determina le relazioni spaziali e temporali di moti simultanei al proprio, corrisponde esattamente al soggetto relativo dello scambio di equivalenti della moderna società civile. Rinunciando all' arbitrario punto di vista del soggetto assoluto della proprietà fondiaria che si ritiene autonomo al centro del mondo e uscendo dai limiti empirici dell' angolo visuale di questi - contenente al suo interno la fittizia molteplicità dei punti di vista del soggetto dello scambio ineguale -, il soggetto dello scambio di equivalenti attribuisce al valore di scambio il nesso di un' effettiva molteplicità di punti di vista dispiegata dalla circolazione della terra, espropriata per mezzo di un potere centrale. E mentre riconosce la propria eccentricità rispetto a tale potere, tale soggetto ne assicura la stabilità per mezzo del credito in danaro - il nesso sociale prodotto dal proprio movimento -, delegandogli l' organizzazione e il controllo dello spazio commerciale e la sincronizzazione dei tempi delle sfere della società civile e ottenendo in cambio - sia mediante elezione alla camera dei comuni che mediante il conferimento di stabili incarichi amministrativi a corte - una diretta partecipazione al potere politico.
Allo stesso modo, alla base della costituzione del moderno Stato politico vi è la rottura di un equilibrio sociale: la società, così come si presenta all' individuo moderno, appare come una composizione mostruosamente disarticolata di interessi particolari. Da Machiavelli a Hobbes il sentimento sociale dominante è che l'uomo non è immediatamente 'animale politico' e che, anzi, l' immediata natura umana è la meno adatta alla convivenza civile. La disarticolazione sociale è interpretata come il sintomo della non mediata presenza della proprietà privata nella società civile: ciò significa che i singoli proprietari privati devono rinunciare a ritenere che ciò che è privato abbia un immediato significato politico. Cogliendo gli indizi che già fanno presagire i vantaggi di una costituzione politica che non è immediatamente data, essi devono astrarre dal loro interesse particolare per sottomettersi concordemente a un potere sovrano partecipando alla costituzione di uno Stato. Questo, mantenendo le distanze di sicurezza tra gli individui e garantendo il loro libero movimento per mezzo di un apparato di controllo, non solo può favorire le relazioni sociali adatte al 'commercio' civile, ma può soprattutto moltiplicare le capacità e i vantaggi economici dei singoli mettendo loro a disposizione un meccanismo sociale le cui parti sono sincronizzate tra loro come gli ingranaggi di un orologio (il potere della società organizzata appare evidente all' atto della costituzione dei primi eserciti permanenti, dotati di armi da fuoco). Nella Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico, analizzando il rapporto della società civile con lo Stato politico, Marx scrive:
L' astrazione dello Stato come tale appartiene solamente al tempo moderno, perchè l' astrazione della vita privata appartiene solamente al tempo moderno... Nel Medioevo c' erano servi della gleba, beni feudali, corporazioni di mestiere, corporazioni scientifiche etc.; cioè nel Medioevo la proprietà, il commercio, la società, l'uomo sono politici, il contenuto materiale dello Stato è posto dalla sua forma, ogni sfera privata ha un carattere politico o è una sfera politica, o la politica è anche il carattere delle sfere private... Nel Medioevo vita del popolo e vita dello Stato sono identiche... L' opposizione astratta, riflessa, appartiene solo al mondo moderno. Il Medioevo è il dualismo reale, l' età moderna è il dualismo astratto... Nella immediata monarchia, democrazia, aristocrazia non si dà ancora costituzione politica distinta dallo Stato reale, materiale, o dal rimanente contenuto della vita del popolo. Lo Stato politico non appare ancora come la forma dello Stato materiale. O, come in Grecia, la cosa pubblica è l' affare privato reale, il reale contenuto dei cittadini, e l' uomo privato è schiavo, lo Stato politico come tale essendo il vero, unico contenuto della loro vita e della loro volontà; o, come nella despotia asiatica, lo Stato politico non è che l'arbitrio privato di un singolo individuo, ossia lo Stato politico, come lo Stato materiale, è schiavo...Nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, all' obiezione di Simplicio che il modo di filosofare copernicano, togliendo la separazione tra cielo e terra, ' tende alla sovversione di tutta la filosofia naturale, ed al disordinare e mettere in conquasso il cielo e la terra e tutto l' universo ', Salviati, tra l' altro, risponde: ' Quanto alla terra, noi cerchiamo di nobilitarla e perfezionarla, mentre proccuriamo di farla simile a i corpi celesti e in certo modo metterla quasi in cielo, di dove i vostri filosofi l' hanno bandita '. Tale elezione non potrebbe però essere sostenuta , né una precisa correlazione tra cielo e terra potrebbe essere stabilita, se un procedimento indiziario matematico - la cui efficacia è aumentata dall' 'artifizio' tecnico del cannocchiale - non permettesse di interpretare il 'libro della natura' integrando e correggendo non solo il senso esterno della vista, ma anche il senso interno dell' immaginazione. In effetti, ' può accadere che nella Luna, per tanto intervallo remota da noi e di materia per avventura molto diversa dalla Terra, sieno sustanze e si facciano operazioni non soltanto lontane, ma del tutto fuori, d' ogni nostra immaginazione, come quelle che non abbiano similitudine alcuna con le nostre, e perciò del tutto inescogitabili, avvengaché quello che noi ci immaginiamo bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute; ché tali sono le sfingi, le sirene, i centauri, etc. ' (G. Galilei, Op. cit., Einaudi 1970, pp. 47 e 77).Riassumendo, ne segue: che la società civile è la classe privata o che la classe privata è l' immediato, essenziale e concreto stato della società civile. Solo nell' elemento di classe del potere legislativo essa società attinge 'significato e attività politici'. E', questo, qualcosa di nuovo che le si aggiunge, una particolare funzione, ché precisamente il suo carattere di stato privato esprime la sua opposizione al significato e all' attività politici, la privazione del carattere politico, cioè che la società civile in sé e per sé è senza significato e attività politici... Lo stato privato, la società civile, non può qui apparire 'come ciò ch' è già', e in effetti che cosa esso è già? è stato privato, cioè opposizione allo Stato e separazione da esso. Per attingere 'significato e attività politici' esso deve piuttosto rinunciare a ciò ch' è già come stato privato. Per ciò soltanto esso consegue il suo 'significato politico' e la sua 'attività politica'. Questo atto politico è una completa transustanziazione. In esso la società civile si deve staccare da se stessa in quanto società civile, in quanto stato privato, e far valere una parte del suo essere che non solo non ha niente di comune con l' esistenza civile reale del suo essere, ma che le è direttamente opposta...
L' elezione è il rapporto reale, della reale società civile alla società civile del potere legislativo, all' elemento rappresentativo. Ossia l' elezione è il rapporto immediato, diretto, non meramente rappresentativo ma reale, della società civile con lo Stato politico. S' intende quindi da sé che l' elezione costituisce l' interesse politico fondamentale della società civile reale. Soltanto nell' elezione illimitata, sia attiva che passiva, la società civile si solleva realmente all' astrazione da se stessa, all' esistenza politica come sua vera esistenza generale, essenziale. Ma il compimento di questa astrazione è al contempo la soppressione dell' astrazione. Quando la società civile ha realmente posto la sua esistenza politica come la sua vera esistenza, ha contemporaneamente posto la sua esistenza civile, nella sua distinzione da quella politica, come inessenziale; e con una delle parti separate cade l' altra, il suo contrario. La riforma elettorale è, dunque, entro lo Stato politico astratto, l' istanza dello scioglimento di questo, come parimente dello scioglimento della società civile(p. 43-4, 90-91-96 e 134-5).