La
Fisica di Aristotele
Libro III: l' infinito
7.
E', dunque, conforme a ragione l' opinione secondo cui l' infinito per
aggiunzione non possa superare ogni grandezza, ma che lo possa, invece,
per
divisione (difatti, come la materia, così anche l' infinito
è contenuto all' interno e la forma lo contiene). Ed è anche
conforme a ragione che nella serie numerica il più piccolo sia il
termine, ma che, procedendo verso un numero maggiore, ogni quantità
venga sempre superata, e che nelle grandezze, invece, accada il contrario:
difatti, procedendo verso il più piccolo, ogni grandezza è
superata; procedendo, invece verso il più grande, non c' è
una grandezza infinita... Sicchè il numero è infinito
in potenza, ma non in atto; epperò sempre il numero assunto
supera qualsiasi pluralità determinata. Tuttavia... l' infinità
non permane, ma si genera, come anche si genera il tempo... Per le grandezze,
invece, vale il contrario: infatti il continuo si divide all' infinito,
ma, procedendo verso il più grande, non c' è l'infinito.
Quanto grande, infatti, si ammette che una cosa sia in potenza, altrettanto
si deve ammettere che essa sia in atto. Sicchè... non è possibile
che ogni grandezza determinata venga superata: chè, allora, esisterebbe
qualcosa più grande del cielo...
Comunque, questo nostro discorso non intende sopprimere per nulla le
ricerche dei matematici per il fatto che esso esclude che l' infinito per
accrescimento sia tale da non poter essere percorso in atto. In realtà
essi stessi, allo stato presente, non sentono il bisogno dell' infinito
(e in realtà non se ne servono), ma soltanto di una quantità
grande quanto essi vogliono, ma pur sempre finita; di poi, col medesimo
procedimento con cui si divide la grandezza massima, si può dividere
ogni altra grandezza... Ed è evidente che anche tutti gli altri
si servono dell' infinito in quanto materia: perciò è
anche assurdo considerarlo come ciò che contiene e non come ciò
che è contenuto.
Cosmologie
Libro IV: il luogo
1.
Che il luogo, intanto, esista, sembra risultar chiaro dallo spostamento
reciproco dei corpi. Difatti, dove ora è l' acqua, lì, quando
essa se n' esce come da un vaso, è l' aria; e, in tale circostanza,
un corpo diverso viene ad occupare quel medesimo luogo; e allora
appare che il luogo è cosa diversa da tutto ciò che penetra
e muta dentro di esso... Inoltre, anche lo spostamento dei corpi naturali
e semplici, come fuoco o terra o altro di tal genere, non solo dimostra
che il luogo è qualcosa, ma anche che ha una potenza. Ciascun corpo,
difatti, qualora non vi sia attrito, è portato al proprio luogo:
l' uno in alto, l' altro in basso; e l' alto e il basso e le altre quattro
dimensioni sono le parti e le specie del luogo. Tali determinazioni, ossia
alto
e basso, e destro e sinistro, sono non solo relative a noi; ma hanno
ciascuna una particolare determinazione naturale. Infatti, l' alto non
è una qualsivoglia cosa , ma là dove si portano il fuoco
e il leggero; e, parimenti, il basso non è una qualsivoglia cosa,
ma là dove vanno le cose pesanti e fatte di terra, in quanto che
queste due dimensioni
differiscono non solo per posizione, ma anche
per potenza...
Inoltre, i sostenitori dell' esistenza del vuoto sostengono anche l'
esistenza del luogo, giacchè, secondo loro, il vuoto sarebbe un
luogo privato di corpo. Pertanto, in virtù delle precedenti considerazioni,
sarebbe lecito supporre che il luogo sia qualcosa che prescinde dai corpi,
e che ogni corpo sensibile sia in un luogo... E, se così è,
meravigliosa dovrebbe essere e anteriore a tutto la potenza del luogo:
difatti, ciò che è indispensabile per l' esistenza delle
altre cose e che esiste senza le altre, è necessariamente il primo:
chè il luogo non perisce, mentre le cose che sono in esso si distruggono...
Comunque, esso ha tre dimensioni: lunghezza, larghezza e profondità,
le stesse da cui un corpo è determinato. Ma è impossibile
che il luogo sia un corpo, perché allora in esso ci sarebbero
due corpi... E poi, se proprio esso è un qualche ente, dovrebbe
essere in un qualche luogo. In verità, l' aporia di Zenone merita
pur qualche considerazione: se, difatti, tutto l' essere è in un
luogo, anche del luogo ci sarà un luogo, e così via all'
infinito. Infine: come ogni corpo è in un luogo, così anche
in ogni luogo c' è un corpo...
4.
Anzitutto noi affermiamo che il luogo è ciò che contiene
quell' oggetto di cui è luogo, e che non è nulla della cosa
medesima che esso contiene; inoltre, che il primo luogo non è né
minore né maggiore; inoltre, che esso è privo di ciascuna
cosa ed è separabile; e, ancora, che ogni luogo ha l' alto e il
basso, e che per natura ciascun corpo è portato e permane nel
proprio luogo, e che ciò si verifica sia in alto che in basso...
Orbene: anzitutto bisogna rendersi conto che non sarebbe sorta la questione
del luogo, se non vi fosse un movimento, quello, cioè, relativo
al luogo: per questo, invero, noi crediamo che anche il cielo, anzi esso
più di ogni altra cosa, è in luogo, poiché il cielo
è sempre in movimento...
Già, dunque, da queste riflessioni risulta evidente che cosa
è il luogo. Infatti, in linea di massima, esso è necessariamente
una di queste quattro cose: o forma o materia o un intervallo in mezzo
alle estremità ovvero le estremità stesse, se non v' è
alcun intervallo all' esterno della grandezza del corpo contenuto... Se,
dunque, il luogo non è nessuna di queste tre cose, ossia né
forma né materia né un intervallo che sia sempre qualcosa
di diverso da quello della cosa che viene spostata, necessariamente il
luogo è l' ultima delle quattro cose, il limite, cioè,
del
corpo contenente (in quanto esso è contiguo al contenuto). E
chiamo 'contenuto' un corpo che possa essere mosso mediante spostamento...
Dunque, il luogo è il primo immobile limite del contenente. In
conseguenza di ciò il centro del cielo e quella
estremità
della conversione circolare che è in rapporto con noi, sembrano
a tutti essere, nel modo assolutamente più appropriato, l' una l'
alto, l' altro il basso, perché il centro del cielo permane eternamente,
invece l' estremità della conversione circolare permane soltanto
perché si comporta allo stesso modo di quello. E siccome per natura
il leggero è ciò che è portato in alto e il pesante
è ciò che è portato in basso, ne consegue che il limite
che contiene una cosa in relazione al centro è il basso, allo stesso
modo
che il centro stesso: quello, invece, che la contiene verso l' estremità
è l'alto, allo stesso modo che l' estremità stessa... Oltre
a ciò il luogo è insieme con la cosa, perché il limite
è insieme col limitato.
5.
Ma, se si prescinde dall' intero universo, non c' è alcuna altra
cosa al di fuori del tutto, e perciò tutte le cose sono nel cielo:
chè il cielo, s' intende, è il tutto! Il luogo, invece, non
è il cielo, ma , per così dire, l' estremità del cielo,
ed è [immobile limite] contiguo al corpo mobile: e per questo la
terra è nell' acqua, questa nell' aria, questa, a sua volta, nell'
etere, l' etere nel cielo: ma il cielo non è affatto in un' altra
cosa...
Cosmologie
Libro IV: il vuoto
7.
Orbene: è opinione che il vuoto sia un luogo in cui non c' è
nulla. E la causa di ciò è nel fatto che si crede che
l' ente sia un corpo e che ogni corpo sia in un luogo, e che il vuoto sia
il luogo nel quale non c' è alcun corpo; sicchè, se in un
luogo non c' è un corpo, ivi c' è vuoto. Inoltre, si crede
che ogni corpo sia tangibile: e tale è, in verità, ogni corpo
che abbia peso e leggerezza. Risulta, quindi, da un sillogismo che il vuoto
è ciò in cui non c'è né il pesante né
il leggero... Perciò, anche il vuoto sembra essere qualcosa di reale,
proprio come il luogo, e per le medesime ragioni. Difatti, il movimento
locale viene in aiuto sia a quelli che ammettono l' esistenza del luogo
al di fuori dei corpi che si trovano in esso, sia a quelli che parlano
allo stesso modo del vuoto. Questi ultimi, da parte loro, credono che causa
del movimento sia il vuoto, in quanto che esso è ciò in
cui avviene il movimento; e questa affermazione è simile a quella
secondo cui taluni sostengono l' esistenza del luogo...
8.
Se si considera bene, a quelli che pongono come necessaria l' esistenza
del vuoto fondandola sulla esistenza del movimento, capita piuttosto il
contrario di quello che essi vorrebbero: che, cioè,
non è
possibile che neppure un solo oggetto si muova, qualora il vuoto esista...
Ma come vi potrà essere un movimento naturale lungo il vuoto e l'
infinito, se in questi non persiste alcuna differenza? Infatti nel primo,
in quanto infinito, non ci saranno né l' alto né il basso
né il mediano, e nel secondo, in quanto vuoto, l' alto non differisce
affatto dal basso... Inoltre, i proiettili si muovono ancora, benchè
non li tocchi più colui che li ha lanciati, e si muovono o per reazione,
come dicono alcuni, oppure perché l' aria, spinta, spinge a sua
volta... Nessuna di queste cose può verificarsi nel vuoto e nessuna
cosa potrà essere spostata, se non mediante un veicolo. Inoltre,
nessuno potrebbe dire per quale causa il mosso si fermerà in qualche
luogo: perché, infatti, si fermerebbe qui piuttosto che lì?
Sicchè, il corpo o dovrà essere in quiete ovvero necessariamente
sarà spostato all' infinito, qualora non vi sia qualche attrito
più forte...
Inoltre, la nostra asserzione è chiarita anche da quanto segue:
invero, noi vediamo che lo stesso peso e lo stesso corpo si muovono più
rapidamente per due cause: o perché è differente ciò
attraverso cui l' oggetto passa (...), oppure perché l' oggetto
spostato, qualora gli altri fattori siano gli stessi, differisce per l'
eccesso del peso o della leggerezza... E sempre, quanto più incorporeo
e meno resistente e più divisibile sarà il mezzo attraverso
cui l' oggetto è spostato, tanto più velocemente esso sarà
spostato... Ma se lo spostamento attraverso il mezzo più sottile
si compie in un dato tempo e lungo un dato percorso, lo spostamento
attraverso il vuoto supererebbe, invece, qualsiasi proporzione...
Noi vediamo che gli oggetti aventi maggior forza di lancio o per pesantezza
o per leggerezza, qualora presentino le altre proprietà in conformità,
sono spostati più rapidamente attraverso uno spazio uguale, e ciò
avviene in base al rapporto che le grandezze hanno tra loro... Negli oggetti
che son pieni, ciò risulta necessariamente, perché il corpo
che sia maggiore per forza, divide lo spazio più velocemente: difatti,
l' oggetto spostato o lanciato lo divide o in virtù della propria
figura o in virtù della forza di lancio. Se, però, si ammettesse
il vuoto, tutti i corpi avrebbero la medesima velocità: il
che è impossibile...
Cosmologie
Libro VI: il continuo
1.
Se ci sono la continuità, il contatto e la consecutività,
secondo le definizioni che abbiamo date precedentemente, e se continue
sono le cose le cui estremità sono una cosa sola, e sono in contatto
quelle le cui estremità sono insieme, e consecutive quelle in mezzo
a cui non c' è nulla di affine, è impossibile che qualcosa
di continuo risulti composto da indivisibili, ad esempio che una linea
risulti composta da punti, se è vero che la linea è un continuo
e il punto è un indivisibile. Non sono, infatti, una sola cosa le
estremità dei punti, perché l' indivisibile non ha né
estremità né qualche altra parte... Poiché l' indivisibile
è privo di parti, necessariamente esso dovrebbe essere in contatto
come intero con un intero: ma un intero che è in contatto con un
intero non sarà continuo... Ma neppure saranno consecutivi il punto
al punto o l' istante all' istante, in modo che questi possano produrre
la lunghezza o il tempo: consecutive, infatti, sono quelle cose in mezzo
a cui non c'è nulla di affine; invece in mezzo ai punti c'è
sempre una linea e in mezzo agli istanti c' è sempre un tempo. Inoltre,
il continuo sarebbe divisibile in indivisibili, se è vero che ciascuna
delle due cose si divide in quelle parti da cui essa stessa risulta composta;
ma, in realtà, nessun continuo è divisibile in cose prive
di parti... Ma è chiaro che ogni continuo è divisibile
in parti che siano sempre divisibili, giacchè, se fosse divisibile
in parti indivisibili, si verificherebbe un contatto di un indivisibile
con un indivisibile; infatti nei continui l' estremità è
unica, e perciò esiste anche il contatto....
Se, invero, la grandezza risulta composta da indivisibili, anche il
movimento che si esercita su di essa risulterà composto da
movimenti indivisibili corrispondenti; ad esempio, se la grandezza
ABG risulta composta dagli indivisibili A, B, e G, anche il movimento DEZ,
secondo cui si muove l' oggetto W sulla distanza ABG, presenta ciascuna
sua parte come indivisibile... In tal caso il moto non risulterebbe da
movimenti in atto, ma da movimenti già fatti, e l' oggetto, senza
muoversi, avrebbe compiuto di già il movimento, perché avrebbe
già percorso la grandezza A, senza però mai realmente percorrerla...
Se, pertanto, necessariamente ogni cosa o è in quiete o si muove,
l' oggetto è in quiete in ciascuno dei tratti ABG, sicchè
vi
sarà qualcosa che con continuità è simultaneamente
in quiete e in moto...
2.
Ma poiché ogni movimento è in un tempo, e in ogni tempo è
possibile che si attui un movimento, ed è possibile che tutto ciò
che è mosso, si muova sia più velocemente sia più
lentamente, in ogni tempo sarà possibile che si muova tanto il più
veloce quanto il più lento. Stando così le cose, risulta
necessario che anche il tempo sia continuo. E chiamo continuo ciò
che è divisibile in parti sempre divisibili... Anche per questo
il ragionamento di Zenone erroneamente presuppone l' impossibilità
che si possano percorrere gli infiniti o che possano toccarsi ciascuno
successivamente in un tempo finito. Difatti, tanto la grandezza quanto
il tempo e, in generale, ogni cosa continua si dicono infiniti in due sensi,
cioè o per divisione o per gli estremi. Pertanto, gli infiniti che
son tali secondo la quantità non possono toccarsi in un tempo finito;
quelli, invece, che son tali secondo divisione, lo possono, perché
il
tempo stesso è infinito sotto questo aspetto...
3.
E' anche necessario che l' istante, se lo si consideri non in relazione
ad altro, ma per sé e dapprima, sia indivisibile e sia immanente,
come tale, in ogni tempo. Difatti, esso è un' estremità del
passato che per la presenza di esso non ha nulla a che vedere col futuro,
ed è, per converso, un' estremità del futuro, che per la
presenza di esso non ha nulla a che vedere col passato; e appunto per questo
noi lo definivamo come limite di entrambi... Dunque, necessariamente l'
istante, poiché è l' estremità di entrambi i tempi,
è identico: infatti, se vi fossero due istanti differenti, l' uno
non sarebbe consecutivo all' altro, perché non vi è continuo
che risulti composto da ciò che è privo di parti; e se ciascuno
dei due istanti è separato, ci sarà in mezzo a loro un tempo;
giacchè ogni continuo è tale, perché vi è qualche
sinonimo in mezzo ai limiti. Ma se ciò che è in mezzo è
tempo, esso sarà divisibile, perché si è dimostrato
che ogni tempo è divisibile. Sicché l' istante sarebbe divisibile...
Necessariamente, dunque, solo nel tempo il mosso si muove e il quieto
riposa.
Cosmologie
Aristotele, La Fisica, Laterza, Bari 1968.