Geometrie
1. Logica
e geometria euclidea
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Nascita delle prime costituzioni politiche atte a garantire ai liberi cittadini
la proprietà privata ereditaria della terra in base all' argomentazione
dei diritti nelle pubbliche assemblee ( costituzione delle poleis
elleniche ).
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Passaggio dal mithos al logos ( discorso come nesso ): liberazione
del sapere del cittadino, libero proprietario fondiario, dalla soggezione
al sapere sacerdotale e ricerca filosofica della verità (o
falsità) della (non) appartenenza di determinate proprietà
e/o relazioni a entità individuali. Sorge il problema di ancorare
la concatenazione delle deduzioni logiche a principi primi
la cui verità è condivisa ( Platone ) per evitare un rinvio
all' infinito della concatenazione o la deduzione di qualunque tesi da
ipotesi arbitrarie ( Sofisti ).
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Applicazione alla natura del logos proprio della politeia
e primo tentativo di costituire un modello matematico del cosmo: sviluppo
dell' aritmo-geometria ( scuola pitagorica ) come tentativo
di ricondurre la molteplicità delle forme naturali ad astratte configurazioni
geometriche risultanti dalla combinazione di unità numeriche ( relazioni
astratte fra enti astratti ).
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Analisi critica razionale della tradizione algoritmica babilonese nella
risoluzione di problemi di conteggio o di misurazione; applicazione agli
algoritmi dell' esigenza di rigore logico introdotta nell'ambito
della filosofia e ricerca della validità del metodo risolutivo e
dell' esattezza del risultato nei problemi di misurazione come in quelli
di conteggio.
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La scoperta che il lato e la diagonale di un quadrato sono grandezze
incommensurabili ( scuola pitagorica ) pone il problema di un possibile
rinvio all' infinito del risultato di alcune misurazioni fondamentali.
Il calcolo digitale con cifre numeriche proprio di un algoritmo matematico
del discreto come l' aritmetica ( e l' algebra ) appare inadeguato per
la risoluzione esatta di problemi generali di misurazione e di conteggio;
appare inoltre falsificato ogni modello matematico della natura di tipo
aritmo-geometrico.
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Introduzione di una logica matematica del continuo sia come metodo rigoroso
di risoluzione di problemi generali e astratti che come strumento esatto
di calcolo; ogni problema viene tradotto nel linguaggio di un' algebra
geometrica che rappresenta i dati mediante lunghezze di segmenti
invece che mediante cifre numeriche e la risoluzione del problema consiste
nella costruzione geometrica del segmento che rappresenta la soluzione.
La riga e il compasso divengono così sia mezzi di rappresentazione
formale di relazioni tra enti sia strumenti di calcolo analogico ( l' errore
relativo della misurazione è dato dal rapporto fra larghezza e lunghezza
del segmento tracciato sulla carta di papiro ).
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Introduzione del principio di non contraddizione a fondamento della deduzione
logica (Parmenide) e scoperta dei paradossi relativi alla
dicotomia discreto-continuo (Zenone): né le grandezze discrete né
quelle continue permettono una descrizione matematica del movimento.
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La rappresentazione di intervalli spaziali mediante grandezze continue,
infinitamente divisibili, permette una descrizione matematica del movimento
purchè gli intervalli temporali siano rappresentati anch' essi mediante
grandezze continue ( Aristotele ); possibilità della descrizione
matematica del moto uniforme dei corpi celesti e nascita di una cinematica
celeste ( Eudosso ).
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Nascita della teoria delle proporzioni di Eudosso-Euclide,
come base di ogni misurazione ( o conteggio ): essa imbriglia in una forma
razionale il possibile rinvio all' infinito nella misurazione di grandezze.
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Nascita della logica delle classi ( Aristotele ) e della geometria come
scienza deduttiva fondata su principi primi ( metodo assiomatico-deduttivo
di Euclide ), cioè di una teoria delle proprietà invarianti
di configurazioni spaziali di oggetti fondata su una rappresentazione formale
di relazioni astratte tra enti. Gli enti sono definiti esplicitamente a
partire da pochi enti elementari interni alla teoria ( punto, linea, retta,
piano ) e le loro relazioni sono dedotte mediante una catena di implicazioni
logiche a partire da pochi postulati accettati come veri perchè
considerati evidenti.
Limiti della geometria euclidea: rappresentazione geometrica
e non algebrica ( digitale ) dei numeri irrazionali e uso di algoritmi
analogici limitati al prodotto di tre fattori ( le tre dimensioni dello
spazio ) e alle misure positive delle lunghezze dei segmenti; mancanza
di un metodo generale e astratto per la risoluzione dei problemi,
dato che il sistema formale euclideo e il suo algoritmo analogico sono
limitati dall' esigenza di una
rappresentazione spazio-temporale
dei concetti, riferita all' attività percettivo-motoria
e all' intuizione immediata.

Cosmologie
2. Algebra, geometria
analitica e analisi infinitesimale 

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Introduzione della numerazione posizionale
a base dieci con l' indicazione dello zero come cifra anche in
posizione finale ( Hindu, 600 ). I rapporti irrazionali fra grandezze incommensurabili
sono trattati come numeri e il loro valore approssimato è espresso
mediante cifre decimali.
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Introduzione dei numeri negativi e dello zero come numero
accanto ai numeri positivi ( Hindu, 600 ): l' annullamento di grandezze
positive e negative eguali in modulo viene trattato alla stregua dell'
annullamento di crediti e debiti nel sistema creditizio ( mediato da lettere
di credito ) e del clearing bancario.
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Risoluzione di equazioni di 2^ grado e di sistemi algebrici lineari con
il metodo di trasporto e semplificazione ( al Khowarizmi, 830 ). Accanto
e in contrapposizione al metodo sintetico della geometria si sviluppa
così il metodo analitico dell' algebra, la quale determina
le grandezze incognite anticipando il loro valore e operando su di esse
come se fossero note ( tale anticipazione di valore con richiesta di solvibilità
corrisponde a quella in uso nel sistema creditizio ).
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Con l' introduzione dei numeri negativi e con l' approssimazione dei numeri
irrazionali mediante cifre decimali inizia lo sviluppo di algoritmi
digitali ricorsivi svincolati dall' esigenza di un significato
numerico immediato o da una rappresentazione spaziale delle relazioni fra
grandezze, le quali costituicono il limite dell' aritmetica e degli algoritmi
analogici della geometria. La generalità e l' astrazione sono però
ancora limitate dalla mancanza di espressioni simboliche per i numeri e
per le operazioni algebriche; manca inoltre la ricerca del valore esatto
delle soluzioni e l' esigenza di rigore, cioè l' esigenza di dare
una dimostrazione logica della validità dei procedimenti usati.
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Distinzione fra i procedimenti generali dell' algebra ( logistica speciosa
) e quelli particolari dell' aritmetica ( logistica numerosa ) con
l' introduzione del calcolo letterale (Viète, 1591),
un algoritmo generale che opera in astratto con grandezze note e incognite;
introduzione della distizione tra costanti, parametri e variabili e denotazione
dei diversi tipi di grandezze con diversi tipi di lettere. Il metodo analitico
dell' algebra letterale, meno formalizzato e non rigoroso, è tuttavia
più generale e astratto di quello sintetico della geometria.
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I problemi di algebra geometrica di grado superiore al secondo non sono
risolubili con riga e compasso, ma richiedono l' utilizzazione della teoria
delle sezioni coniche di Apollonio. Con l'applicazione dei procedimenti
generali dell' algebra alla teoria delle coniche si attua il passaggio
dall' algebra geometrica di Eudosso e Euclide alla geometria analitica
( algebrica ) di Descartes (1637) e Fermat (1637): introduzione di un sistema
di coordinate ( Descartes ) e rappresentazione della curva che esprime
la relazione tra due variabili con un' equazione algebrica
il cui grado classifica il tipo di funzione. Gli algoritmi algebrici rendono
quasi automatici i procedimenti del pensiero e permettono di cogliere le
connessioni tra problemi che nell' ambito della logica geometrica appaiono
separati ( Descartes ).
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L' applicazione dell' esigenza di generalità propria dell' algebra
alla teoria delle sezioni coniche di Apollonio, mantenendo però
l' uso dei procedimenti analogici propri della geometria, porta allo sviluppo
della geometria proiettiva di Desargues (1639). Poiché
la relazione di parallelismo non è invariante per proiezione e sezione,
Desargues introduce i punti all' infinito comuni a rette parallele; tale
concezione, del tutto estranea sia alla geometria euclidea che all' astronomia
sferica, permette di considerare la retta e i vari tipi di coniche come
forme geometriche derivabili l' una dall' altra mediante un cambiamento
continuo. Poiché le proprietà di posizione e di intersezione
sono logicamente prioritarie rispetto alle proprietà metriche, lo
studio delle proprietà invarianti per trasformazioni proiettive
rende la geometria proiettiva più generale e astratta della geometria
euclidea.
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La rappresentazione di intervalli spaziali e temporali con grandezze continue
e la teoria delle grandezze di Eudosso-Euclide hanno reso possibile una
cinematica celeste. La rappresentazione della velocità istantanea
con una grandezza continua ( Galilei ), l' introduzione del sistema di
coordinate ( Descartes ) e della funzione come traiettoria o linea
oraria, lo sviluppo del concetto di tasso di variazione di una
funzione come rapporto di grandezze evanescenti ( Newton, 1669 ) o come
rapporto di grandezze infinitesime ( Leibniz, 1675 ) rendono ora possibile
una dinamica.
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Con l' applicazione degli algoritmi generali dell' algebra al calcolo di
aree e volumi e con l' introduzione del nuovo concetto di derivata si attua
il passaggio dal metodo di esaustione di Archimede al calcolo infinitesimale
di Newton e Leibniz; il calcolo dell' integrale viene concepito algebricamente
come l' inverso del calcolo della derivata ( Newton ) o del differenziale
( Leibniz ). Il calcolo infinitesimale viene considerato da Leibniz e poi
da Euler (1748) e Lagrange (1755) come un'estensione dell' algebra, come
un' algebra delle grandezze infinitesime o infinite, le quali sono accettate
dall' intuizione anche se non sono esattamente definite. Vengono prese
in considerazione solo funzioni analitiche, cioè funzioni algebriche
o funzioni esprimibili mediante un' espansione in serie di potenze, cioè
concepibili come estensione di funzioni algebriche ( funzioni derivabili
il cui grafico è una linea continua ).
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Il problema di costruire una fondazione logica per il sistema numerico
e per l' algebra risulta a quest' epoca estremamente difficile: viene così
accettata una definizione puramente intuitiva, non rigorosa, del concetto
di limite e di continuità. Il calcolo infinitesimale si
riduce a un puro algoritmo la cui efficacia nel descrivere e risolvere
problemi fisici risulta però evidente; l' intuizione fisica, il
procedere per tentativi ed errori, la generalizzazione a partire da casi
particolari, precedono storicamente ( ciò vale in generale e non
solo in quest' epoca ) la codificazione in un sistema formale logicamente
coerente.
La geometria analitica e l' analisi infinitesimale compongono
i due aspetti sintattico e semantico della matematica: da
un lato, i concetti rappresentati geometricamente possono essere codificati
e formulati algebricamente, dall' altro gli enunciati algebrici possono
essere interpretati e rappresentati geometricamente. Mentre da Euclide
fino al 1600 la geometria aveva dominato la matematica, dopo il 1600 l'
algebra diventa una disciplina fondamentale accanto alla geometria.
Con la rivoluzione ( politica ) francese e la rivoluzione
industriale inglese termina in Europa il predominio della proprietà
privata della terra ( mediato dal capitale commerciale e manifatturiero
) e inizia il predominio del capitale industriale ( e del capitale finanziario
): la classe borghese, il cui potere economico era inserito nell' ambito
del potere politico della classe di proprietari fondiari, deve ora gestire
da sola entrambi i poteri e cercare il fondamento del diritto nel capitale
accumulato con l' attività imprenditoriale individuale piuttosto
che nella proprietà privata ereditaria della terra. L' argomentazione
nell' ambito della costituzione politica dei diritti acquisiti con la proprietà
privata della terra ( logos ) era distinta dal calcolo economico
fondato sull' anticipazione del valore ( algoritmo ) così come i
liberi proprietari fondiari erano distinti da artigiani e mercanti; ma
una nuova logica a base algoritmica deve subentrare ora che
il diritto politico del proprietario privato è fondato sulla sua
attività economica di imprenditore che anticipa il valore.

Cosmologie
3.
Geometria non euclidea e differenziale, gruppi di trasformazioni
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Gli assiomi della geometria euclidea erano considerati verità evidenti
sullo spazio fisico e sulle figure di questo spazio; poiché all'
assioma delle parallele mancava la semplicità e l'evidenza degli
altri assiomi, molti autori cercarono, invano, di dedurlo da questi o di
sostituirlo con uno più evidente, finchè Lambert (1766) arrivò
alla conclusione che l' assioma delle parallele non può essere dedotto
dagli altri e che partendo da un assioma alternativo è possibile
costruire una geometria logicamente coerente. Gauss (1817) trasse da ciò
la conclusione estrema che la geometria euclidea non è necessariamente
la geometria dello spazio fisico e la sua verità non può
essere garantita a priori ma deve essere verificata sperimentalmente; Gauss
e Lobatchevsky (1829) svilupparono poi la geometria non euclidea
( iperbolica ) anticipata da Lambert ritenendo che potesse essere la geometria
dello spazio fisico allo stesso titolo di quella euclidea.
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Nei suoi studi di geodesia e di cartografia, Eulero aveva espresso le coordinate
di un punto di una superficie in funzione di due parametri u e v ; Gauss
(1827) riconsiderò u e v come coordinate curvilinee
ed espresse in funzione di queste le prorietà metriche e la curvatura
della superficie; egli sviluppò così una geometria intrinseca
della superficie che non dipendeva dal fatto che questa fosse immersa in
uno spazio a tre dimensioni; se si usavano come coordinate la latitudine
e la longitudine, la geometria della superficie sferica non era euclidea.
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Poichè la verità della geometria euclidea dipendeva da dati
empirici, Riemann (1854) riteneva che solo l' analisi permettesse di cogliere
le proprietà dello spazio che sono sicuramente a priori; contrapponendosi
alla concezione geometrica dello spazio assoluto e globale propria di Euclide
o di Lobatchevsky, egli si propose di studiare, con gli strumenti della
geometria
differenziale, proprietà geometriche relative e locali di
varietà a n dimensioni. Ritenendo che le relazioni metriche locali
dello spazio reale dipendessero da forze connettive dovute alla distribuzione
di materia, Riemann contrappose poi alla concezione geometrica dello spazio
come presupposto della rappresentazione dei fenomeni una concezione analitica
di uno spazio la cui struttura dipende da processi dinamici: egli aprì
così la strada alla teoria della relatività generale di Einstein.
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Riemann si accorse che le varietà a curvatura costante
nulla sono spazi euclidei, mentre quelle a curvatura costante positiva
o negativa sono spazi non euclidei; egli avanzò l' ipotesi che uno
spazio bidimensionale a curvatura costante positiva ( una geometria non
euclidea doppiamente ellittica che non aveva avuto uno sviluppo assiomatico
come geometria piana ) potesse essere realizzato sulla superficie
di una sfera, mentre Beltrami (1866) generò una pseudosfera con
superficie a curvatura costante negativa sulla quale poteva essere realizzata
una porzione ristretta della geometria non euclidea iperbolica di Gauss
e Lobatchevschy.
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Liberando la geometria dalla dipendenza da concetti metrici che non sono
invarianti proiettivi ( mantenendo però la dipendenza dall' assioma
euclideo delle parallele ), Staudt (1847) dimostrò che la geometria
proiettiva ( sviluppata all' inizio dell' Ottocento da Poncelet
e da Plucker ) è più fondamentale della geometria euclidea
in quanto le trasformazioni proiettive sono logicamente antecedenti alle
congruenze. La dimostrazione di Staudt suggeriva l' ipotesi che anche le
geometrie non euclidee ( almeno quelle realizzate su varietà a curvatura
costante ) fossero casi particolari della geometria proiettiva.
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Cayley (1859) dimostrò che tutte le proprietà metriche
delle figure non sono altro che proprietà proiettive in relazione
con una conica ( o quadrica ) qualsiasi, chiamata l' assoluto; egli definì
analiticamente distanze e ampiezze rapportando forme bilineari a forme
quadratiche. Klein (1871) generalizzò l' idea di Cayley e dimostrò
che la metrica dipende dalla scelta dell' assoluto e che la geometria parabolica
( Euclide ), quella iperbolica ( Lobatchevschy ) e quella ellittica ( Riemann
) sono le geometrie metriche che si possono ottenere a partire dalla geometria
proiettiva; le congruenze sono particolari trasformazioni lineari del piano
proiettivo che lasciano fisso l'assoluto.
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Nel programma di Erlangen (1972) Klein affermò poi che ogni geometria
può essere considerata come lo studio delle proprietà
che sono invarianti rispetto a un gruppo di trasformazioni. La
geometria proiettiva bidimensionale è lo studio delle proprietà
che sono invarianti rispetto al gruppo delle trasformazioni dei punti
del piano nei punti di un piano ( collineazioni ) che sono rappresentate
da sistemi di equazioni lineari nelle coordinate omogenee ( a determinante
non nullo ). Le geometrie metriche sono ciascuna l' insieme delle proprietà
che sono invarianti rispetto a un sottogruppo del gruppo proiettivo costituito
dalle collineazioni che lasciano fissa la retta all' infinito e i punti
ciclici ( geom. parabolica ) o una conica reale non degenere ( geom. iperbolica
) o un' ellisse immaginaria ( geom. semplicemente ellittica). Klein diede
anche inizio allo studio degli invarianti rispetto al gruppo più
generale delle trasformazioni biunivoche e bicontinue ( omeomorfismi ),
che è l' oggetto della topologia.
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Il punto di vista delle trasformazioni, stabilendo una connessione fra
geometria e algebra astratta, ha fornito un metodo generale per classificare
gran parte della geometria ( la geometria differenziale non rientra nello
schema di Klein ); esso ha inoltre influenzato lo sviluppo della fisica
matematica inducendo a formulare le leggi fisiche in modo che fossero invarianti
rispetto alle trasformazioni di coordinate: tale esigenza, dopo che fu
notata l' invarianza delle equazioni di Maxwell rispetto alle trasformazioni
di Lorenz, ha portato alla formulazione della teoria della relatività
ristretta.
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Il modello della sfera di Riemann e della pseudosfera di Beltrami diedero
una rappresentazione delle geometrie non euclidee doppiamente
ellittica e iperbolica, a patto di interpretare le rette tracciabili con
la riga con le geodetiche delle superfici. I modelli di Beltrami-Klein
(1866) e Poincaré (1882) diedero due diverse rappresentazioni della
geometria non euclidea iperbolica sullo stesso piano euclideo, interpretando
i concetti di retta o di distanza tra due punti o di ampiezza di un angolo
con relazioni tra enti del piano euclideo.
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Nonostante questi modelli interpretativi rappresentassero i sistemi formali
delle geometrie non euclidee e corroborassero la loro coerenza riconducendola
a quella della geometria euclidea, i matematici della seconda metà
dell' Ottocento abbandonarono l' idea di Gauss, Lobatchevschy e Riemann
che lo spazio fisico potesse essere non euclideo e considerarono le geometrie
non euclidee come una pura curiosità logico-matematica. Cayley e
Klein consideravano lo spazio euclideo come fondamentale e Cayley inoltre
riteneva che la geometria proiettiva fosse tutta la geometria. Poincaré,
ritenendo che l' uomo crei la geometria e vi adatti le leggi fisiche in
modo che entrambe poi si adattino al mondo esterno, considerava la geometria
euclidea la più conveniente. L' avvento della teoria della
relatività generale causò però un drastico
cambiamento di atteggiamento nei confronti delle geometrie non euclidee,
dimostrando che non era in discussione soltanto la semplicità
della geometria, ma la semplicità dell' intera teoria scientifica.
Uno degli avvenimenti più significativi della storia
della matematica del XIX secolo fu l' acquisizione di una nuova concezione
del rapporto fra matematica e natura. Descartes, Newton, Leibniz
e Euler credevano che le astrazioni matematiche fossero la forma ideale
degli oggetti e dei processi reali e ritenevano di aver svelato con il
loro lavoro il disegno matematico dell' universo. Ma gradualmente e involontariamente
i matematici iniziarono a introdurre concetti che avevano scarso significato
geometrico o aritmetico e scarso rapporto con l' intuizione e la percezione
immediata. La rappresentazione dei numeri negativi sulla retta e dei numeri
complessi sul piano aveva contibuito a rendere intuitive le nuove entità
, ma l' introduzione del tempo come una quarta dimensione e dello spazio
delle configurazioni n-dimensionale di un sistema dinamico, degli ipernumeri
e delle geometrie n-dimensionali, delle geometrie non euclidee e delle
varietà n-dimensionali, delle funzioni non rappresentabili geometricamente,
dei numeri irrazionali e dei numeri transfiniti produsse un divario crescente
fra matematica e realtà. Lo sviluppo di algebre formali, pure combinazioni
di simboli privi di significato aritmetico, e di geometrie non intuitive,
svincolate da ogni rappresentazione nello spazio fisico tridimensionale,
rese necessario riconoscere che la matematica è una creazione umana
relativamente libera e dall' apparenza arbitraria, piuttosto che una idealizzazione
dei processi naturali derivata unicamente dai dati della realtà.
La scoperta che la matematica non è un corpo di
verità sul mondo reale pose il problema dei suoi fondamenti
e della coerenza delle sue branche principali. Le dimostrazioni
della coerenza della geometria, dell' algebra e dell'analisi vennero ricondotte
alla dimostrazione della coerenza dell' aritmetica, della teoria degli
insiemi e della stessa logica. Per garantire alla matematica una qualche
verità e oggettività, alcuni studiosi adottarono la concezione,
di origine platonica, che i concetti matematici non sono dei prodotti della
mente umana, ma esistono indipendentemente da questa con gli stessi caratteri
di necessarietà degli oggetti della realtà esterna. Altri
studiosi, partendo dalla constatazione che le teorie matematiche prodotte
fino allora dovevano storicamente molto ai suggerimenti forniti dalla natura
e si dimostravano utili per rappresentarne le proprietà, pensavano
che le nuove teorie prodotte dalla mente umana avrebbero potuto essere
un' anticipazione di nuove proprietà della natura e che si sarebbero
potute dimostrate utili per rappresentarle. In ogni caso, seguendo la sua
tendenza all' astrazione e alla generalizzazione, la matematica si era
ormai distaccata dal mondo reale e dalle scienze della natura e ricercava
le basi su cui fondare la propria autonomia.

Cosmologie
Rielaborazione di brani scelti da: M. Kline, Storia
del pensiero matematico, Einaudi, Torino 1991, vol. I e II.