Ora, a questa materia immaginata dal libero giuoco della nostra fantasia, attribuiamo, se volete, una natura in cui non vi sia niente che non risulti da chiunque conoscibile col massimo della perfezione. A tal fine supponiamo espressamente che essa non abbia la forma né della terra, né del fuoco, né dell' aria... e nemmeno qualità, come caldo o freddo, secco o umido, leggero o pesante; oppure sapore, odore, suono, colore, luce o altra qualità simile... Concepiamola come un vero corpo perfettamente solido che riempie allo stesso modo tutte le lunghezze, larghezze e profondità del grande spazio in mezzo a cui ci siamo fermati col pensiero...
Supponiamo inoltre che questa materia possa venir divisa in tutte le parti e secondo tutte le forme immaginabili; e che ognuna di queste parti possa ricevere in sé tutti i movimenti da noi concepibili. E supponiamo ancora che Dio la divida davvero in parecchie di tali parti... Ma che non le separi perciò l' una dall' altra in modo da lasciarvi un vuoto frammezzo; supponiamo che le distingua solo per la diversità dei movimenti che ricevono da lui, in modo che, dall' istante in cui le crea, le une comincino a muoversi da un lato, le altre da un altro; le une a muoversi più rapide, le altre più lente (...), persistendo in seguito nel loro movimento secondo le leggi ordinarie della natura. Dio infatti ha sì mirabilmente stabilito queste leggi che se, per ipotesi, non creerà nulla di più di quanto ho detto... basteranno le leggi di natura a far sì che le parti del caos arrivino a districarsi da sé, disponendosi in bell' ordine, così da assumere la forma di un mondo perfettissimo...
Tuttavia, essendo i filosofi tanto sottili da scoprire difficoltà nelle cose che agli altri uomini sembrano estremamente chiare... devo dir loro che... tutte le loro difficoltà a proposito della materia prima vengono dal volerla distinguere dalla sua quantità e dalla sua estensione esteriore, cioè dalla sua proprietà di occupare un certo spazio... Ma essi non devono, dal canto loro, trovare strano se io suppongo che la quantità della materia da me descritta non differisca dalla propria sostanza più di quanto il numero differisca dalle cose numerate, e se considero la sua estensione, cioè la sua proprietà di occupare spazio non come un accidente, ma come la sua vera forma e la sua essenza...
La prima [regola] è: che ogni parte della materia in particolare persiste nel medesimo stato finchè l' urto delle altre non la costringe a mutarlo... Tutti ammettono che la medesima regola, a proposito della grandezza, della forma, della quiete e di mille altre simili cose, viga anche nel vecchio mondo; ma i filosofi ne hanno eccettuato il movimento: la cosa che invece io desidero comprendervi più di ogni altra... Sono essi i primi a confessare che la natura del loro movimento è ben poco nota, e, per renderla in qualche modo intelligibile, non hanno trovato spiegazione più chiara della formula: Motus est actus entis in potentia, prout in potentia est... Al contrario, la natura del movimento di cui intendo parlare è tanto facile da conoscersi che perfino i geometri, i più impegnati fra gli uomini a concepire in modo ben distinto le cose da loro considerate, l' hanno ritenuta più semplice ed intelligibile di quella delle loro superfici e delle loro linee; come hanno dimostrato spiegando la linea col movimento del punto e la superficie con quello della linea... Infine il movimento di cui parlano ha natura sì strana che, mentre tutte le altre cose hanno come fine la propria perfezione e tendono solo a conservarsi, esso ha come unico fine la quiete e, contro tutte le leggi naturali, tende a distruggere se stesso.
Suppongo come seconda regola che, quando un corpo ne spinge un altro, non possa comunicargli alcun movimento senza perderne contemporaneamente altrettanto del proprio; nè sottrarglielo senza aumentare il proprio nella stessa misura. Questa regola, unita alla precedente, si accorda benissimo con tutte le esperienze in cui vediamo cominciare o cessare il movimento di un corpo perchè un altro corpo lo spinge o lo ferma... Ma, anche se la nostra intera esperienza sensibile nel vero mondo apparisse in manifesto contrasto rispetto al contenuto di queste due regole, la ragione che me le ha dettate mi sembra così salda che continuerei a credere di essere obbligato a supporle nel nuovo mondo che vi descrivo... Ora le due regole derivano evidentemente solo da questo: che Dio è immutabile e che, con l' agire sempre alla stessa maniera, produce sempre lo stesso effetto. Infatti, supponendo che nell' atto stesso di crearla, Dio abbia posto in tutta la materia in generale una certa quantità di movimenti, a meno di negare che egli agisca sempre allo stesso modo, bisogna ammettere che ne conservi sempre la stessa quantità.
Ne aggiungerò una terza: che quando un corpo si muove, benchè il suo movimento avvenga per lo più secondo una curva e ogni movimento, come si è detto prima, sia sempre in qualche modo circolare, tuttavia, le sue parti, singolarmente prese, tendono sempre a continuare il loro in linea retta. Quindi la loro azione, ossia la loro inclinazione a muoversi, è diversa dal loro effettivo movimento... Questa regola poggia sullo stesso fondamento delle altre due e dipende solo dal fatto che Dio conserva ogni cosa mediante un' azione continua, quindi, non come può essere stata un po' prima, ma esattamente com' è nell' istante in cui la conserva. Ora, il movimento rettilineo è il solo che sia perfettamente semplice e la cui natura sia completamente contenuta in un istante. Infatti per concepirlo basta pensare un corpo in azione per muoversi verso una certa direzione, il che si verifica in ognuno degli istanti determinabili nel tempo in cui si muove. Mentre, per concepire il movimento circolare, o un altro qualunque movimento, bisogna considerare almeno due dei suoi istanti, o meglio due delle sue parti, e il loro mutuo rapporto... Secondo questa regola dunque dobbiamo dire che solo Dio è l' autore di tutti i movimenti che sono al mondo, in quanto sono e in quanto sono rettilinei; mentre a renderli irregolari e a curvarli sono le diverse disposizioni della materia...
Ma mi limiterò ad avvertirvi che, oltre le tre leggi da me spiegate, non voglio supporne altre all' infuori di quelle che derivano necessariamente dalle verità eterne che i matematici prendono come fondamento abituale delle loro dimostrazioni più certe ed evidenti: parlo delle verità secondo cui Dio stesso ci ha insegnato di avere ordinato tutte le cose in base a numero, peso e misura... Sicchè chi saprà esaminare a sufficienza le conseguenze di tali verità e delle nostre regole potrà conoscere gli effetti dalle cause; e, per usare i termini della Scuola, potrà avere dimostrazioni a priori di tutto ciò che può essere prodotto in questo nuovo mondo.