A. Koyré: Il significato della sintesi newtoniana

[ Molto spesso, nello studiare la storia del pensiero scientifico e filosofico del Cinquecento e del Seicento - i quali sono così strettamente collegati e connessi da divenire incomprensibili se considerati separatamente - sono stato costretto a riconoscere, come molti altri prima di me, che in questo periodo lo spirito umano, o almeno quello europeo, subì una profonda rivoluzione che mutò i fondamenti e gli schemi stessi del nostro pensiero e di cui la scienza e la filosofia moderne sono al contempo la radice e il frutto... Il cammino che portò dal mondo chiuso degli antichi a quello aperto dei moderni non fu, di fatto, molto lungo: appena un centinaio di anni separano il De revolutionibus orbium coelestium di Copernico (1543) dai Principia philosophiae di Descartes (1644); e da questi ai Philosophiae naturalis principia mathematica di Newton (1687) non passano che quarant' anni... ]

Fermiamoci un momento su questa rivoluzione, una della più profonde, se non la più profonda, delle modificazioni e trasformazioni compiute - o subite - dalla mente umana dai tempi dell' invenzione del cosmos, da parte dei greci duemila anni prima. Questa rivoluzione è stata descritta e interpretata - assai più interpretata che descritta - in un numero considerevole di modi. Alcuni hanno sottolineato come caratteristico della scienza moderna e dei suoi esponenti (...) il contrapporre al precedente atteggiamento di reverente e supremo rispetto della tradizione e dell' autorità consacrata... la rinnovata fiducia dell' uomo moderno in se stesso, nella capacità di raggiungere la verità con le sue forze, usando la sensibilità e l' intelligenza. Altri hanno posto l' accento sull' atteggiamento pratico dell' uomo moderno, che, scegliendo la vita attiva, rifugge dalla vita contemplativa, considerata dall' antichità e dal medioevo la vera acme della vita umana. L' uomo moderno non può più dunque accontentarsi della pura speculazione teorica ma vuole una scienza da applicare praticamente... una scienza che mira a fare dell' uomo il signore e il dominatore della natura, come la intese Descartes. La nuova scienza, si è talvolta sostenuto, è la scienza dell' artigiano e dell' ingegnere, dell' attivo, intraprendente e spregiudicato commerciante, la scienza, insomma dei nascenti ceti borghesi della società moderna.

Vi è senza dubbio qualcosa di vero in queste interpretazioni e spiegazioni - è indiscutibile che lo sviluppo della scienza moderna presupponeva quello delle città, che il perfezionamento delle armi da fuoco, specialmente dell' artiglieria, richiamò l' attenzione sui problemi di balistica; che la navigazione, specialmente verso l' America e l' India, favorì la costruzione di orologi, ecc. - eppure ciascuna di esse mi lascia perplesso e insoddisfatto. Non vedo infatti che nesso si possa stabilire tra la scientia activa e il perfezionamento del calcolo, tra la nascita della borghesia e l' avvento dell' astronomia di Copernico e di Keplero. E, quanto all' esperienza e all' esperimento - due cose che dobbiamo non soltanto distinguere ma anche contrapporre - sono convinto che la nascita e lo sviluppo della scienza sperimentale non furono la causa bensì, al contrario, l' effetto del nuovo atteggimento teoretico - cioè del nuovo atteggiamento metafisico - nei confronti della natura...

Ritengo si possa condensare il senso di questa rivoluzione in due punti strettamente connessi e anche complementari: a) la distruzione del cosmos e quindi la scomparsa dalla scienza - almeno in linea di massima - di tutte le considerazioni fondate su questo concetto; b) la geometrizzazione dello spazio, vale a dire la sostituzione del concreto e differenziato luogo 'continuum' dei fisici ed astronomi pregalileiani, con l' omogenea e astratta - ora, comunque, considerata reale - dimensione spaziale della geometria euclidea...

La scomparsa - o distruzione - del cosmos indica che il mondo della scienza, il mondo reale, non è più visto o concepito come un tutto finito e ordinato gerarchicamente, cioè qualitativamente e ontologicamente differenziato, bensì come un universo aperto, indefinito e anche infinito, tenuto insieme non dalla sua struttura immanente, ma soltanto dall' identità dei suoi contenuti e leggi fondamentali. Un universo nel quale, in contrasto alla tradizionale concezione di una separazione e opposizione tra mondo dell' essere e mondo del divenire, vale a dire tra cielo e terra, tutti i componenti sembrano sistemati al medesimo livello ontologico. Un universo nel quale la physica coelestis e la physica terrestris vengono identificate e unificate, nel quale astronomia e fisica diventano interdipendenti e strettamente connesse a motivo della loro comune subordinazione alla geometria. Questo, a sua volta, implica la scomparsa - o la violenta espulsione - dal pensiero scientifico di tutti i ragionamenti fondati sul valore, sulla perfezione, sull' armonia, sul significato e sul fine, poichè questi concetti, da adesso in poi semplicemente soggettivi, non trovano posto nella nuova ontologia. In altre parole, le cause finali o formali come criteri di spiegazione spariscono - o vengono respinte - dalla nuova scienza mentre subentrano al loro posto le cause efficienti e materiali...

Il nuovo concetto di movimento che trionfalmente si affermò nella scienza classica è assolutamente elementare... Pur non potendolo analizzare in questa sede, tuttavia vorrei sottolineare, come con estrema chiarezza affermò Descartes, che tale concetto sostituisce a una nozione fisica una nozione puramente matematica e che la nuova - o classica - concezione, in contrapposizione a quella pregalileiana e precartesiana (...) interpreta il movimento come un modo di essere che non è un processo ma uno status, uno status non meno permanente e indistruttibile della quiete e che non più di quest' ultima  modifica i corpi in movimento... A sua volta, anche la matematica deve essere trasformata ( e l' aver effettuato questa riforma è merito immortale di Newton ). Gli enti matematici devono essere portati, in un certo senso, più vicini ai fisici, sottoposti al movimento e considerati non nel loro 'essere' ma nel loro 'divenire', o nel loro 'fluire'. Occorre considerare e comprendere che le curve e le figure della geometria non risultano costituite da diversi elementi geometrici, non vengono formate nello spazio dall' intersezione di corpi e piani geometrici e neppure rappresentano un' immagine spaziale delle relazioni strutturali espresse in esse da formule algebriche. Sono invece determinate e descritte dal moto di punti e di linee nello spazio. E' un movimento senza tempo, naturalmente, quello del quale stiamo qui parlando, o, cosa ancora più singolare, un movimento in un tempo senza tempo...

La corrente fisico-matematica che sono venuto delineando è certamente il più originale e importante indirizzo del pensiero scientifico del secolo XVII. Eppure, parallelo ad esso ne corre un altro, meno matematico, meno deduttivo, più empirico e sperimentale... Questa corrente non si ispira all' idea platonica di una struttura e determinazione matematiche dell' essere, bensì alla concezione lucreziana, epicurea, democritea di una composizione atomica della materia... Gassendi, Roberval, Boyle (...), Hooke, tutti opposero la più timida, cauta e sicura filosofia corpuscolare al panmatematismo di Galileo e Descartes... Da questa prospettiva, noi vediamo con tutta chiarezza che Newton si presenta come la sintesi di entrambi gli indirizzi, di entrambi i punti di vista. Per lui, proprio come per Boyle, il libro della natura è scritto in caratteri e termini corpuscolari. Ma, proprio come per Galileo e Descartes, è una sintassi puramente matematica che li lega insieme dando un significato al testo del libro.

Contrariamente a quello di Descartes il mondo di Newton risulta dunque composto non di due (estensione e movimento), ma di tre elementi: 1) la materia, vale a dire un infinito numero di particelle separate e distinte l' una dall' altra, impenetrabili e immodificabili - ma non identiche; 2) il movimento, quello strano e paradossale stato relativo che non modifica le particelle nel loro essere ma si limita a trasportarle qua e là per il vuoto infinito e omogeneo; e 3) lo spazio, vale a dire il vuoto realmente infinito e omogeneo in cui, senza incontrare opposizione, i corpuscoli (e i corpi da essi formati) compiono i loro movimenti...

L' introduzione del vuoto - con il suo termine complementare, l' attrazione - entro la visione newtoniana dell' universo, nonostante le enormi difficoltà fisiche e matematiche implicite in questa concezione (azione a distanza, esistenza del nulla), rappresentò un colpo di genio e un passo in avanti di decisiva importanza. Permise a Newton di opporre e unire al tempo stesso, in modo reale e non fittiziamente come Descartes, la discontinuità della materia alla continuità dello spazio... Voltaire aveva perfettamente ragione: il mondo newtoniano è principalmente composto di vuoto. E' un vuoto infinito di cui solo una piccolissima parte, un parte infinitesimale, è riempita o occupata da materia, da corpi indipendenti e separati che si muovono liberamente e senza impedimento attraverso quell' abisso privo di limiti e di fondo. E' un mondo tuttavia, non una serie caotica di particelle isolate e reciprocamente indipendenti. Questo perchè ciascuna particella è legata alle altre da una legge matematica di connessione e integrazione estremamente semplice - la legge di attrazione - per la quale ognuna di esse è riferita e connessa a tutte le altre. Ogni particella partecipa e contribuisce dunque alla costruzione del systema mundi...

Newton stesso, come ben sappiamo, non ammise mai di concepire l' attrazione come una forza 'fisica'. Afermò più volte che si trattava soltanto di una 'forza matematica', che era perfettamente impossibile - non solo per la materia, ma anche per Dio - agire a distanza (vale a dire esercitare un' azione dove l' agente non è presente); che la forza d' attrazione - e questo ci permette di valutare i limiti del cosiddetto empirismo newtoniano - non doveva dunque essere considerata una delle essenziali e fondamentali proprietà dei corpi (o della materia), quali l'estensione, la mobilità, l' impenetrabilità e la massa che non potrebbero né essere diminuite né accresciute. Aggiunse anche che l' attrazione era una proprietà che richiedeva una spiegazione; che egli non era in grado di fornirla e che, non volendo darne una spiegazione fantastica in mancanza di una teoria rigorosa... preferiva non darne alcuna (questo è uno dei significati del suo famoso 'Hypotheses non fingo') e lasciare la questione aperta... La prima generazione dei suoi discepoli (...) accettò la forza d' attrazione come una proprietà reale, fisica e anche primaria della materia e fu la loro dottrina a diffondersi in Europa tra la forte e insistente ostilità dei contemporanei continentali di Newton...

L' opposizione al newtonianismo (inteso come concezione fisica) fu all' inizio diffusa e violenta, ma progressivamente venne sconfitta... Così, cinquant' anni dopo la pubblicazione, avvenuta nel 1687, dei Philosophiae naturalis principia mathematica (...) i principali fisici e matematici europei - Maupertuis, Clairaut, D' Alembert, Euler, Lagrange e Laplace - si dedicarono con entusiasmo all' impresa di portare a perfezione le strutture del mondo newtoniano, di sviluppare gli strumenti e i metodi della ricerca matematica e sperimentale... finchè, alla fine del secolo XVIII, nella Mécanique analytique di Lagrange e nella Mécanique céleste di Laplace, la scienza newtoniana sembrò raggiungere l' ultima e definitiva perfezione, al punto che Laplace potè orgogliosamente affermare che nel suo Système du monde trovavano soluzione tutti i problemi astronomici...

Ancora una volta il libro della natura sembrò rivelare Dio, un Dio ingegnere stavolta, che non solo aveva creato l' orologio dell' universo, ma che in continuazione doveva osservarlo e intervenire a ripararne il meccanismo quando si guastava (questo Dio newtoniano è veramente un pessimo costruttore di orologi, obbiettò Leibniz), manifestando in tal modo la sua attiva presenza e il suo interesse per ciò che aveva creato. Ma, ahimè, proprio lo sviluppo della scienza newtoniana, che progressivamente svelava la consumata abilità del Divino Artefice, finì per lasciare sempre meno spazio all' intervento divino. L' orologio del mondo dimostrò progressivamente di non avere bisogno né di revisione né, tanto meno, di riparazione. Una volta in movimento procedeva all' infinito... Eppure fu solo alla fine del secolo XVIII con la Mécanique céleste di Laplace che il Dio newtoniano raggiunse l' eccelsa posizione di un 'Dieu fainéant', restando così completamente escluso dal mondo ('non ho bisogno di quell' ipotesi', rispose Laplace a Napoleone che gli chiedeva quale posto occupasse Dio nel suo sistema)...

Ho già detto che la scienza moderna abbattè le barriere che separavano cielo e terra unificando l' universo. E questo è vero. Ma essa realizzò tale unificazione sostituendo al nostro mondo delle qualità e delle percezioni sensibili, il mondo che è il teatro della nostra vita, delle nostre passioni e della nostra morte, un altro mondo, il mondo della quantità, della geometria reificata, nel quale, sebbene vi sia posto per ogni cosa, non vi è posto per l'uomo. Così il mondo della scienza - il mondo reale - divenne estraneo e si differenziò profondamente da quello della vita che la scienza non era stata capace di spiegare, neppure definendolo 'soggettivo'... Questa la tragedia della mente moderna che ' risolse l' enigma dell' universo ' soltanto per sostituirlo con uno nuovo: l' enigma di se stessa.



Alexandre Koyré, Studi newtoniani, Einaudi, Torino 1972, cap. I.